La rinascita di una leggenda: Anzhi Makhachkala
La storia della squadra di calcio dell’Anzhi di Makhachkalaha ha inizio nel 1991 quando, mentre l’Unione Sovietica sta cessando di esistere, l’ex calciatore Markarov titolare nel frattempo di una scuola calcio, chiede aiuto finanziario al consorzio petrolifero Dagnefteprodukt guidato da Sultan Magomedov fresco di nomina a direttore generale.
Il nome della nuova squadra di calcio, che da lì a qualche anno supererà i fasti della Dinamo l’altra compagine cittadina, deriva dalla lingua kumyk, l’etnia di origine del presidente Magomedov.
Anzhi (Анжи) letteralmente “perla” è l’antico nome dato dai cumucchi alla zona della fortezza che sorgeva sulle rive del mar Caspio e che, in tempi successivi, diventa appunto Makhachkala.
L’Anzhi sin da subito scala i campionati di calcio russo e da fenomeno regionale diventa di carattere nazionale arrivando a partecipare anche ad una edizione dell’allora Coppa Uefa.
Gli anni migliori sono però quelli che vanno dal 2011 al 2017, quando nasce la “leggenda dell’Anzhi”, nonostante la situazione geopolitica abbastanza compromessa del Daghestan e dell’intero Caucaso del Nord.
Violente tensioni interetniche locali, conseguenza anche e soprattutto dagli strascichi delle guerre in Cecenia, obbligano infatti la squadra ad allenarsi a Mosca e recarsi a Makhachkala solo nei fine settimana per giocare le partite in casa.
Migliaia di chilometri in aereo che però non scoraggiano settore tecnico, giocatori e tifosi per i quali in quegli anni la squadra di calcio segna di fatto la storia del Daghestan.
Fino al 2001 il georgiano di origine greca Omari Tetradze, già calciatore di Roma ed Alania Vladikavkaz, è il nome più altisonante per gli appassionati di calcio ad aver militato tra le fila della squadra daghestana. Tetradze chiude la carriera nell’Anzhi ed in seguito ne diventa anche allenatore.
Dal 2011 la storia del team subisce un netto cambio.
Sulejman Kerimov, magnate con interessi nella Gazprom e nella Sberbank, acquista la società e diverse stelle o presunte tali del calcio mondiale si riversano a Makhachkala.
Per prima cosa viene praticamente ricostruito il vecchio impianto sportivo di Kaspiysk, centro abitato dell’hinterland di Makhachkala, facendolo diventare l’Anzhi Arena, uno stadio funzionale e di concezione moderna circondato da un grande parco con uffici, negozio di merchandising, hotel con vista sul rettangolo verde.
Si pensa ovviamente anche a rafforzare la squadra.
Roberto Carlos ed Et’ò in campo, Guus Hiddink e lo storico Gadzi Gadziev in panchina sono i nomi più iconici tra i vari giocatori europei, sudamericani, africani che negli anni diventano gli eroi di una squadra che arriva a disputare per più di una edizione l’Europa League. In mezzo al campo si fa notare anche Kokorin prima di approdare in anni successivi alla Fiorentina.
Finalmente il Daghestan inizia ad esser conosciuto a livello internazionale anche per qualcosa di diverso e positivo.

Gli ultras seguono la squadra ovunque in Russia ma anche in Europa. A volte anche in autostop, viaggiando per giorni. In trasferta almeno uno solo di loro con gli stendardi giallo-verdi deve esserci.
I gruppi organizzati del nord del Russia non osano recarsi assistere alla partita a Makhachkala.
La gente del Caucaso è considerata tosta. Solo da Mosca e San Pietroburgo qualcuno si avventura ogni tanto nel profondo sud dove l’accoglienza è sempre calda.
A Makhachkala come d’altronde a Grozny, a Vladikavkaz o a Nalchik, città delle vicine Repubbliche del Caucaso del Nord tra le quali tifoserie sorge una sorta di lega degli ultras del sud della Russia.
Daghestani di diverse etnie: cazari, dargin, àvari, lezginki per l’Anzhi insieme a ceceni per il Terek (oggi Akhmat), kabardini e balkari per lo Spartak, osseti per l’Alania si uiniscono sotto l’acronimo A.T.A.C. (dalle lettere iniziali in cirillico dei rispettivi team).
Proprio gli osseti, per qualche osservatore esterno, risultano la particolarità di questa alleanza. L’Ossezia è infatti una “isola cristiana” in mezzo al “mare musulmano”. Guerre ed azioni terroristiche nell’area si sono sviluppate anche in ragione, vera o presunta, di questa diversità anche storica.
Ma la passione calcistica spesso unisce.

Gli anni d’oro del grande Anzhi durano fino al 2019, quando la squadra subisce una retrocessione nella corrispettiva russa della serie B italiana e non si iscrive al campionato per gli enormi debiti accumulati.
La squadra finisce quindi nei campionati minori tirando avanti fino al 2022 quando fallisce definitivamente.
Il proprietario Kerimov, uno tra i più ricchi al mondo con residenza a Nizza e a cui piace girare in Ferrari con avvenenti modelle, nel frattempo viene accusato di frode fiscale ed arrestato.
Le sanzioni che gli Stati Uniti emettono nei suoi confronti per motivi politici non lo aiutano.
L’Anzhi sparisce dalla geografia del calcio.
Ma il calcio stesso rischia di sparire a Makhachkala.
La vecchia squadra della Dinamo è infatti relegata ai margini del movimento calcistico.
Shamil Lakhiyalov, ex giocatore del Terek Grozny e dello stesso Anzhi, già nel 2015 ha fondato la squadra del Legion vincendo numerosi tornei amatoriali, tra cui la Coppa Daghestan e la Coppa di Città. Riuscendo ad iscrivere la squadra ai campionati minori ufficiali della federazione calcistica russa, dopo la fine dell’Anzhi tenta un nuovo progetto cercando di fondere Legion e Dinamo.
Le cose non vanno per il verso giusto e la vecchia Dinamo torna a vivere autonomamente tramite l’acquisto del titolo sportivo di una nuova ulteriore società appena sorta in città: l’FC Makhachkala fondata proprio dall’ex allenatore storico dell’Anzhi, Gadziev. L’FC nel 2022 diviene ufficialmente Dinamo e torna a calcare i palcoscenici della Premier Liga, la serie A russa.
Il Legion, invece, cessa di esistere nell’autunno del 2025 quando Lakhiyalov vende il titolo sportivo ad una società calcistica di Nizhny Novgorod.

Gli ultras dell’Anzhi non resistono però al duro colpo inferto dalla dipartita della propria squadra.
E’ troppo forte la loro passione per il calcio, nonostante questo non sia lo sport più diffuso in Daghestan, e per di più non sopportano il fatto che la propria squadra sia stata spazzata via da un tribunale a causa delle malefatte del presidente. La squadra è loro e di tutti gli altri tifosi.
Il gruppo dei Wild Division (Dukaia Divisia) col supporto comunque dei “vecchi” Ultras Brigade tramite lo slogan “L’Anzhi vivrà!” inizia ad organizzare una serie di eventi e spettacoli che galvanizzano gli appassionati riportando così l’attenzione sulla loro squadra che non esiste più.
Sull’onda dell’entusiasmo e basandosi anche sul modello delle squadre popolari di altre nazioni, società create e gestite dai tifosi stessi, riescono così ridare vita all’Anzhi, seppur con il nome provvisorio di South United.
Rispetto all’idea del calcio popolare, presente anche in Italia dove l’esperienza è particolarmente diffusa seppur nelle serie dilettantistiche, gli ultras dell’Anzhi fanno un passo ulteriore creando non solo una squadra ma addirittura un campionato: la Dagestan LFL.
Un campionato di calciotto (squadre composte da 8 giocatori in campo) che nel 2023 diventa paradossalmente il più seguito campionato di calcio in Russia, essendo stata la Federazione Calcistica Nazionale sospesa dalle competizioni europee a causa delle sanzioni per la guerra in Ucraina.
Il primo allenatore del club è un uomo proveniente dagli spalti, Abakar Gamidov, che trascorre due stagioni d’oro con la squadra formata praticamente da zero.
Euforia ed interesse popolare si ravvivano ed iniziano a nascere collaborazioni insolite.
Persone provenienti da diversi ambiti diventano desiderose di sostenere il nuovo Anzhi.
L’attore Yusup Omarov, “Artista Onorario della Repubblica del Daghestan” diventa uno dei primi tifosi. La televisione nazionale daghestana lancia servizi sulla squadra. Celebri blogger locali come Khamza Khamzatov e Said Omarov supportano attivamente il club sui social media. Il direttore della fotografia Magomed Bashirov viene coinvolto nella creazione di contenuti professionali.
Il club di motociclisti Black Eagles, con cui la tifoseria ha sviluppato una forte amicizia suggellata dal comune spirito di unità e libertà, segue anche esso la squadra alla stregua di un ulteriore gruppo ultras.
A fine 2024 i tifosi riescono a riappropriarsi ufficialmente del nome Anzhi e ad inizio 2025 il sogno quasi si completa con il ritorno nel calcio ad undici tornando a giocare nella moderna Arena di Kaspiysk. Questo in seguito all’iscrizione della squadra al campionato di Terza Divisione, girone Distretto federale meridionale/Distretto federale del Caucaso settentrionale (sorta di girone meridionale della nostra Serie D). Il girone già annovera altri team di Makhachkhala: la Dinamo-Daghestan, società meteora che ha cessato di esistere a fine 2025; la Dinamo Makhachkala 2009, team affiliato alla Dinamo vera e propria; la squadra dei giovani dell’Istituto Statale di Bilancio della Scuola Russa di Sport Giovanile (ГБУ-РДЮСШ).
La scorsa stagione, la prima, l’Anzhi diventa subito campione del Caucaso Settentrionale.
Da ora per il club l’asticella quindi si alza. L’obiettivo è infatti quello di vincere i campionati e tornare nel calcio di primo livello nazionale. La strada è certamente lunga ed i tifosi continuano fiduciosi nella ricerca di sponsor che possano aiutare la squadra a tornare tra i professionisti.
Nel frattempo si stanno preparando a celebrare in grande stile il 35° anniversario del club
Il 12 maggio prossimo, infatti, nell’intera Repubblica del Daghestan sarà festeggiato il compleanno dell’Anzhi di Makhachkala.
“Rinascere per scrivere una nuova storia”, è la parola d’ordine di tutti i tifosi dell’Anzhi di Makhachkala.
Luca Pingitore


