Intervista agli Ultras dell’Anzhi Makhachkala
Per la prima volta da esterni ai gruppi e soprattutto come primi stranieri, abbiamo avuto il piacere di recarci in alcune delle curve più temute della Russia ed entrare in contatto con esponenti del locale movimento ultras. Se diciamo Cecenia e Daghestan vengono subito in mente guerre e terrorismo, situazioni dalle quali però pian piano le popolazioni locali sono uscite andando sempre più verso una stabilità. La regione geografica del Caucaso, alla quale sia Cecenia che Daghestan appartengono, vanta due squadre nella Premier Liga (la Serie A russa), Akhmat Grozny (ex Terek Grozny) e Anzhi [Angi] Makhachkala per le quali, ai primi degli anni duemila, hanno allenato o giocato anche allenatori e calciatori di fama internazionale. Ricordiamo Gullit come allenatore dell’Akhmat ed Hiddink ed Eto’o per l’Anzhi. Frequentiamo queste zone da tempo oramai ma solo alcuni mesi fa siamo riusciti a coronare il nostro desiderio di assistere a delle partite, assistervi direttamente dalle rispettive curve in mezzo gli ultras e conoscere i ragazzi dei gruppi da vicino. La fama che accompagna gli ultras di queste parti non è delle migliori, la gente del Caucaso è sempre considerata dagli estranei come pericolosa, inospitale e violenta. Ma noi siamo di casa a Grozny come a Makhachkala e nei vari villaggi della regione e l’accoglienza non poteva che essere delle migliori anche nelle curve, in mezzo ai “famigerati ultras del Caucaso”.
Proprio nell’imminenza del “derby del Caucaso” tra Anzhi Makhachkala ed Akhamat Grozny, di scena questa domenica all’Anzhi Arena, abbiamo intervistato alcuni esponenti della tifoseria dell’Anzhi.
Quando e come nasce il movimento ultras a Makhachkala? Ed il vostro gruppo Ultras Brigada?
Il movimento ultras a Makhachkala è nato nel 1999, quando è stato formato il gruppo Wild Division ma non si può dire che sia stato un movimento ultras come si è abituati a conoscerlo in Europa. I ragazzi della Wild Division indossavano sciarpe giallo-verdi (i colori della squadra), sostenevano l’Anji nelle partite casalinghe ma non erano presenti fuori casa e non erano in conflitto con i supporters delle altre squadre russe. Le Ultras Brigada, il nostro gruppo, è invece nato nel 2012 ed è formato da ragazzi che hanno deciso di cambiare lo stile nel tifare e seguire la squadra. Posso dire che siamo diventati il primo gruppo ultras in Daghestan. I nostri ragazzi seguono l’Anji sia in casa che in trasferta. Oggi, comunque, oltre a noi, seguono la squadra anche altri collettivi ultras quali la South Band ed i Caspian Lads.
A quali movimenti ultras stranieri vi ispirate e che e cosa conoscete del movimento in Italia?
Ci piace come affrontano le cose e siamo affascinati dalla sottocultura ultras nei Balcani (Bosnia, Serbia, Croazia, etc.) ma il movimento ultras in Italia è sicuramente eccellente. Uno dei ragazzi che ha fondato il nostro gruppo è rimasto profondamente colpito dagli ultras italiani e questo si riflette anche nel nostro nome, la parola “brigata”, infatti, si trova spesso nel nome dei gruppi ultras italiani.
Del movimento ultras a Cosenza sapete qualcosa?
Abbiamo informazioni sul movimento a Cosenza tramite vari canali ultras che seguiamo su internet ed abbiamo poi visto ulteriori video dietro i vostri suggerimenti. Gli ultras a Cosenza hanno una storia seria, di lunga tradizione e provocano rispetto.
Le distanze in Russia sono grandissime. Voi andate nelle altre città a seguire le partite dell’Anzhi? E quando andate come vi organizzate?
Cerchiamo di seguire attivamente la nostra squadra nella maggior parte delle partite fuori casa. Di norma partiamo regolarmente per le trasferte con autobus, aerei od anche autostop. La distanza più lunga che i nostri ragazzi hanno attraversato in autostop è stata di 2484 chilometri a Perm per una partita con l’Amkar. A volte il club ci organizza un autobus per le città vicine ma questo succede raramente.
Di solito le trasferte nel Caucaso come Makhachkala e Grozny sono considerati pericolose dalle altre tifoserie. Quali sono i gruppi avversari che vengono da voi in trasferta? Avvengono scontri?
Sì, è vero. I supporters degli altri club russi considerano pericolose le partite in trasferta nel Caucaso. Certamente, nonostante il nostro più esiguo numero, stiamo comunque facendo di tutto per mantenere questa “terribile” fama. Tanto che i sostenitori di CSKA Mosca e Spartak Mosca solitamente boicottano le partite delle loro squadre nel Caucaso. Hanno una specie di melassa nelle loro teste… pensano che li inseguiremo con coltelli e armi da fuoco. Questa è una sciocchezza, il massimo che possiamo usare contro di loro sono mazze da baseball…
Siamo nell’imminenza del classico derby del Caucaso: Anzhi – Akhmat? Come sarà l’atmosfera sugli spalti ed il rapporto con i supporters ceceni?
Di norma questo è un derby sul campo ma non sugli spalti. I sostenitori di tutti i club russi odiano le squadre del Caucaso ed i loro supporters. L’Akhmat è una squadra della Cecenia, sono nostri buoni vicini e parenti ed abbiamo un bel rapporto con loro così come con i sostenitori dell’Alania Vladikavkaz e dello Spartak Nalchik.
Un saluto ai supporters del Cosenza che leggeranno questa intervista. I miei migliori auguri, ragazzi!
Continuate a supportare fedelmente la vostra squadra e vi auguro di poter esser ripagati da ottimi successi sia sul campo che sugli spalti. E soprattutto spero che un giorno ci incontreremo di persona in Italia o qui in Russia. Nel profondo Caucaso, nel “temuto” Daghestan.
E da Makhachkala, dove ci troviamo nuovamente, raccogliamo anche noi l’augurio di poterci incontrare prima o poi anche a livello di gruppi e gridiamo insieme agli Ultras Brigada un imponente “FORZA LUPI!” che ci porti diretto alla salvezza.
* Intervista effettuata da Luca Pingitore per la fanzine degli Ultras Cosenza nel 2021.

