CS: Arma letale
12 settembre 1993, angolo via Degli Stadi – Viale Magna Grecia giusto all’ altezza del settore ospiti dello stadio San Vito di Cosenza, appena terminata la partita di calcio tra la squadra di casa e la Fiorentina, restiamo fuori ad aspettare gli eventi, i viola ed i loro amici giallorossi catanzaresi. All’improvviso il reparto mobile della Polizia di Stato, volgarmente conosciuto come “reparto Celere”, dà inizio alle danze: il lancio di lacrimogeni. Avevo già fatto la conoscenza di queste sostanze gassose e di queste operazioni ma per la prima volta assistetti dal vivo ad una variante di questa attività: il lancio ad altezza d’uomo. Gli spari furono comunque misti, anche ad arco parabolico.
Dalla mia posizione vidi un uccello discendere sempre più e diventare sempre più grande, mi spostai di qualche centimetro. Il volatile si schiantò a terra con un rumore di vetri in frantumi. Non era infatti un colombo ma trattavasi di un famigerato lacrimogeno. Sarebbe bastato non essermi mosso di quei pochi centimetri ed il candelotto con la bomboletta di vetro contenente il pericoloso gas mi avrebbe colpito in testa. Appena mi resi conto dello scampato pericolo mi iniziarono a lacrimare gli occhi.
Il gas lacrimogeno CN o CR sprigionato dai candelotti di vetro, anche se comunque nocivo, creava disturbi momentanei i cui effetti a volte potevano anche contenersi ponendosi un fazzoletto sul viso a copertura delle vie respiratorie in pieno stile cow-boy. Per gli occhi, invece, si poteva fare poco, il gas era più potente di una cipolla fresca, più aspro di un semplice ed innocuo fumogeno che colorava le curve dell’ epoca occupate dagli ultras.
Ricordo il sapore acre dei “cari vecchi lacrimogeni” con una punta di affetto legato anche a momenti che resteranno indelebili come le nebbie acide che, accadeva ma non era la normalità, avvolgevano i dintorni dei settori ospiti le domeniche in giro per l’Italia o le strade adiacenti lo stadio di casa.
Anche se con relativa calma, dal 1991 i gas CN e CR iniziarono pian piano a scomparire ed una nuova tipologia di gas, più potente, più velenosa e quindi più efficace iniziò a diventare protagonista. Fino a prendersi completamente la scena circa dieci anni dopo.
Quel giorno di settembre del 1993, a Cosenza, il gas sparato per disperdere la folla che assediava i catanzaresi mescolatisi ai supporters fiorentini loro gemellati era ancora il caro vecchio gas lacrimogeno.
La notizia di cronaca restò quindi “solo” il lancio ad altezza d’ uomo che, come detto, spesso veniva purtroppo praticato. Sin dalla fine degli anni ’60, infatti, in ambito di storiografia ultras e di manifestazione politiche o pseudo tali decine sono state le situazioni di tale natura degne di nota.
Per pura combinazione, proprio durante un’altra partita di calcio avente protagonista la squadra di Firenze, un Fiorentina-Juventus di Coppa Italia 2005/06, oltre al solito lancio ad altezza d’uomo, feci per la prima volta la conoscenza del famigerato gas CS, il nuovo e letale intruglio contenuto nei candelotti lacrimogeni in dotazione alle forze dell’ ordine che da almeno cinque anni veniva spesso, non ufficialmente, utilizzato alternato ai familiari gas CN e CR.
Rispetti ai suoi predecessori il CS rende l’ aria aspra ed acre anche a distanza di centinaia di metri e per occhi e respiro non c’è quasi via d’ uscita provocando dermatiti e conseguenze anche dopo tempo dall’ entrata in contatto conlo stesso. Non è una sostanza da controllo dell’ordine pubblico ma una vera e propria arma chimica utilizzata anche in situazioni di guerra.
Il suo vero esordio mediatico in Italia fu a Genova nel 2001 quando se ne accorse anche l’ opinione pubblica generale, maggior parte della quale non era mai stata in uno stadio o non aveva mai partecipato ad una manifestazione di protesta. Questo perchè, ad onor del vero, il CS era già stato testato in precedenza contro l’ essere umano anche se non in maniera così difusa.
Mi imbattei nuovamente in maniera significativa, rispetto ad altre volte precedenti, con il gas CS ad Istanbul nel 2013 il giorno della Festa dei Lavoratori del 1 maggio. Data che può esser segnata come prologo della cosiddetta “protesta di Gezi Park” contro il governo locale, protesta condita da drammatici e prolungati scontri, durati mesi, tra manifestanti e polizia.
Per strada quel giorno stava per scatenarsi l’ inferno intorno a piazza Tasksim e nella zona di Besiktas. Il mio albergo era ubicato, scelto per puro caso, nella zona rossa e per questo requisito dalla polizia come base di zona nonostante la presenza di ospiti al suo interno. Riuscii comunque a muovermi e a dirigermi verso il mare. Provai un leggero dispiacere nel non poter assistere da guardone, mio vecchio vizio di gioventù, agli scontri certi e già annunciati dall’atmosfera frizzante ma… la visita della città di Istanbul mi chiamava.
Dopo una lunga camminata per l’area di Galata, il porto, il mare, alcune moschee, il palazzo di Topkapi, in una stradina iniziai a respirare male ed avere gli occhi rossi senza apparente motivo. Ne riconobbi i sintomi dal primo istante. Eh si ! Era il gas CS ! Il gas letale ed illegale.
A conferma di ciò iniziai ad udire scoppi ed urla, finchè percorsi nemmeno duecento metri, mi trovai in piena zona di Besiktas dove polizia e manifestanti si stavano scontrando. Quale ottima occasione per buttarsi nella mischia a scattare foto.
Vetri, pietre, cellulari della polizia turca, cessi chimici rivoltati. La polizia inseguiva i manifestanti mentre io mantenni la posizione sul campo nonostante il mal di gola e gli occhi sempre più arrossati. All’improvviso notai un bell’esemplare di bossolo di gas CS per terra. Eccole le prove del suo utilizzo, da sempre e dovunque provato ad esser tenuto nascosto.
Con uno stratagemma abbastanza casalingo ideato al momento riuscii a camuffare il bossolo e come un classico turista con un panino tra le mani mi rincamminai per la mia strada. Gli scontri, d’altronde, sembrava si fossero placati. Tanto che in pochi minuti comparvero gli spazzini con i loro mezzi che ripulirono la strada. Via tutte le prove del gas e degli scontri.
Incidenti e cariche che però ripresero poco più lontano e dopo un consistente lasso di tempo. Come un focolaiodi un incendio che si spegne e si riattizza ad ondate ed in punti diversi.
Ma ne avevo abbastanza della situazione e soprattutto degli oramai forti e prolungati effetti del CS, così decisi di proseguire il mio tour da turista da un altra parte col mio fagotto sotto braccio. Fattasi inoltre l’ora di rientrare in hotel.
Risalendo verso Taksim tutte le strade erano chiuse, nessuno poteva entrare o uscire dalla cosiddetta red zone. Dopo vari tentativi andati a vuoto, nonostante alloggiassi all’interno di essa, trovai un pertugio e mi infilai al suo interno. C’erano solo forze dell’ordine di ogni tipo, gabbie, mezzi blindati, camionette militari, bus pieni di poliziotti in attesa. Per il resto negozi chiusi e solo un paio di caffetterie aperte per rinfrancare i governativi. Ero solo insieme a migliaia di loro e a qualche sporadico turista imprigionato come me nella zona rossa.
Ma all’improvviso da un vicolo laterale riesplose la violenza. I manifestanti volevano sfondare reti e cordone paramilitare e di conseguenza mi trovai nuovamente in prima fila, gomito a gomito con i celerini che provavano a resistere all’attacco, ad inebriarmi di CS.
A respirare le loro armi chimiche.
Quelle inculcateci dalla propaganda ma mai esistite di Saddam in Iraq?
No, quelle sprigionate dagli apparati dello Stato.
Ad Istanbul come a Cosenza.
Luca Pingitore
Articolo rivisitato nel 2026 da precedenti brani di testo del 2009 e del novembre 2014

