Anniversario di Hafez, il sommo Poeta persiano dei “versi come fili di perle”
Il Saggio
Ero perso con lo sguardo nell’orizzonte,
tutto e tutto appariva come uguale;
poi ho scoperto una rosa in un angolo di mondo,
ho scoperto i suoi colori e la sua disperazione
di essere imprigionata fra le spine
non l’ho colta ma l’ho protetta con le mie mani,
non l’ho colta ma con lei ho condiviso e il profumo e le spine tutte quante.
Ah, stenderei il mio cuore come un tappeto sotto i tuoi passi,
ma temo per i tuoi piedi le spine di cui lo trafiggi.
“L’idioma dell’Amore non si può veicolare con la lingua:
versa il vino, coppiere, e smetti quest’insulso parlare”
Nella splendida capitale del Fars, Shiraz, c’è un luogo in cui migliaia di persone si recano a visitare la tomba di Hafez, immersa nel verde dei Giardini di Musalla (1).
I visitatori si portano un libro, il Canzoniere (Divān) di Hafez, che contiene circa 500 componimenti (ghazal). In silenzio il visitatore si fa una domanda, poi apre il libro a caso e trae la risposta alla sua domanda dai due versi che appaiono: si tratta di una predizione di quello che avverrà, simile ad un oracolo. Il rito si ripete da secoli anche nelle case degli iraniani più semplici, durante le ricorrenze di Yalda (solstizio d’inverno) e Nowruz (festa di inizio anno ed equinozio di primavera).
Nelle poesie di Hafez considerato monumento letterario universale, il popolo della Persia trova identità, memoria, umanità, bellezza e perfezione, ma anche una enigmatica “lingua dell’arcano” o “del mistero”, una lingua di emozioni vissute in un mondo terreno, ma tutto pervaso di trascendenza. E soprattutto trova un poeta che “anziché essere un uomo perfetto, è perfettamente umano” (2).
Ed è facile comprendere che, proprio per questo motivo, la gente comune lo ama.
La metafora dei “versi come fili di perle” chiude il primo e più famoso ghazal del Divān in cui l’atto di comporre poesie viene paragonato all’infilare perle preziose. Questi “fili di perle” riflettono la struttura del ghazal classico, in cui ogni singolo verso (bayt) ha una propria indipendenza tematica e compiutezza espressiva, ma tutti insieme risultano armonizzati e legati da un sottile “filo” musicale e concettuale, adatto all’esercizio dell’interpretazione.
Della vita di Shams al-Din Mohammad Shirazi, noto come Hafez, cioè “colui che conosce a memoria il Corano”, sappiamo che nacque tra il 1315 e il 1321 a Shiraz, e vi morì nel 1389 o 1390. Fu un poeta di corte famoso anche fuori dalla Persia. Il suo Canzoniere conta circa 500 ghazal, antica forma metrica breve simile al sonetto di carattere profano e amoroso che poi fu assunta come codice espressivo del sufismo, in una fusione tra elementi secolari e aspirazioni mistiche. L’amore di cui parla Hafez è insieme terreno e divino, e la bellezza terrena è riflesso della bellezza divina.
Anche quest’anno il 17 Ottobre 2026 l’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran in Italia celebra la “Giornata nazionale di Commemorazione di Hafez Shirazi” rendendo omaggio alla memoria di questo illustre poeta, “Lingua dell’Invisibile” (Lisan al-Ghayb) della letteratura persiana. Hafez è un pensatore la cui parola immortale trascendendo i confini geografici e temporali è fonte di ispirazione per gli amanti della cultura della spiritualità e dell’umanità in tutto il mondo.
(1) La tomba di Hafez a Shiraz è stata eretta nel 1935 ad opera dell’architetto francese André Godard.
(2) Espressione di Bahauddin Khorramshahi, eminente traduttore, filosofo, ricercatore, poeta e insegnante universitario iraniano, noto per i suoi contributi agli studi coranici e per l’interpretazione della poesia di Hafez.
Maria Morigi
Autrice di pubblicazioni, ricercatrice e studiosa dell’area medio-orientale e centro-asiatica

