Il Preside di Cosenza
Era la seconda metà degli anni ’90.
Quasi ogni domenica, a settimane alternate, alla stazione ferroviaria fiorentina di Campo Marte salivo alle 6:30 antelucane sul treno proveniente dal sud sul quale viaggiavano gli ultras partiti da Cosenza la sera prima.
I treni in questione erano gli intercity suddivisi in scomparti da sei passeggeri.
Avevo l’onore di avere un posto riservato nella oramai storica “Carrozza Presidenziale” dove prendeva posto il Preside e dal quale appellativo, scherzosamente, veniva da noi così definito lo scompartimento.
Il Preside, quasi sempre lui trovandosi a quell’ora gli altri compagni di viaggio nel sonno più o meno profondo, si affacciava dal finestrino per indicare il Vagone Presidenziale sul quale salire.
Ed era subito Festa… fino alla destinazione di arrivo.
Torino, Brescia, Vicenza, Padova, Treviso, Bologna, Cesena, Ravenna, Venezia, Verona, Bergamo…
Stagione 96/97, quella volta ci recavamo a Cremona.
Giunge il treno e stranamente non scorgo nessun tifoso rossoblù. Mi accingo comunque a salire sul treno quando mi sento chiamare dal Preside. Rassicurato mi dirigo quindi verso la Presidenziale, salgo sulla vettura e ci soffermiamo a salutarci sulla piattaforma del vagone. In quel mentre si apre la porta del bagno adiacente e spunta fuori un personaggio famoso del tifo cosentino che esce dallo stanzino con l’asciugamano ed il suo beauty-case contenente gli effetti da toilette personali pronunciando la seguente frase: ”ahhh…mi signu fattu na menza doccia…”, tutto soddisfatto.
Fuoriscito dallo spartano bugigattolo Io e il Preside diamo un’occhiata al cesso. Una scena raccapricciante: lavandino intasato di vomito, per terra tutto pisciato ed il w.c. facilmente immaginabile di cosa fosse pieno. Residui da bagno lasciati dai signori passeggeri del vagone durante la lunga notte.
Io ed il Preside ci guardammo stupiti. Il personaggio in questione si era lavato davvero bene… e scoppiammo a ridere. “Mezza doccia” fu il soprannome che tra di noi affibbiamo da quel giorno all’illustre tifoso.
Ma spesso le trasferte erano anche al sud.
Una volta, era la stagione 95/96, partimmo da Cosenza con un pullman alla volta di Avellino.
Senza dilungarmi sulle mille peripezie affrontate in quel viaggio, ricordo una scenetta che per molti di noi che conoscevamo il Preside è rimasta impressa come un fotogramma indelebile. Quella volta il Cosenza vinse per 2-1 e prima di ripartire per la Calabria, il presidente della squadra di calcio, il contestatissimo Pagliuso in persona, venne inaspettatamente a ringraziarci per la nostra presenza. Salito sul bus salutò simbolicamente tutti gli ultras presenti stringendo la mano proprio ed unicamente solo al Preside.
Fu una scena per noi memorabile. Il Preside aveva avuto la sua Consacrazione e da quel momento in poi fu tacciato scherzosamente di avere rapporti amichevoli con il padrone della squadra rossoblù, cosa ritenuta infamante poiché in aperta polemica con gli ultras.
Il Preside in particolar modo lo ricordo anche per quel pomeriggio dell’ottobre 1998 alla stazione Santa Maria Novella di Firenze quando, tra la gente curiosa e guardona, lo scorgo tra di essa mimetizzato.
Come nei più famosi film di spionaggio, in un’epoca in cui i telefoni cellulari erano ancora agli albori dell’uso collettivo, mi porto la mano sinistra vicino l’orecchio sinistro mimando il classico gesto della cornetta del telefono. Un movimento che feci senza farmi scorgere dagli agenti in modo da non compromettere anche lo stesso Preside del quale nessuno ne sospettava la nostra stessa provenienza.
Egli intuì il mio messaggio e mi rispose annuendo impercettibilmente in modo che solo io avessi potuto carpire il movimento del suo volto.
Lo vedo annuire ancora tutt’oggi se mi capita di ripensare a quella serata.
Il Preside aveva capito il mio messaggio in codice circa il bisogno di avvertire qualcuno della situazione in essere per non finire, noi ostaggi, in un eventuale buco nero. Il suo cenno mi rassicurò e mi aggrappai al pensiero di lui fuori ad aiutarci.
Il Preside lo conoscevo dai tempi dell’adolescenza, dai tempi delle spensierate e giovanili giornate estive in villeggiatura sulle montagne della Sila. In seguito, più grandi, fu naturale la sua cooptazione in quel piccolo manipolo di appena maggiorenni spiantati di una città di provincia, che si autodefiniva il “Direttivo” (termine preso in prestito dal mondo del tifo ma con significato differente).
Lui che era già, come tanti altri amici e conoscenti, compagno di stadio.
E dalla metà degli anni novanta poi divenne per tutti il Preside.
Solo nel triste momento della sua ultima trasferta mi sono reso conto che non solo i conoscenti più stretti ma la città intera lo conosceva e lo chiamava affettuosamente con l’appellativo di Preside.
Un nomignolo nato per gioco tra una decina di amici intorno il 1994. Solo loro, forse, ne conoscono l’origine.
Per un motivo scherzoso e legato a tipiche insoddisfazioni di gioventù divenne “il Presidente” di quel “Direttivo” di ragazzi cazzoni. In seguito lo scherzo e la diffusione popolare portarono ad una evoluzione del soprannome e così da un giorno imprecisato Andrea inizia ad essere conosciuto in città come il Preside.
E così sarai continuato ad esser ricordato.
Come il Preside di Cosenza.
Luca Pingitore

