Sarajevo, il ponte “Suada ed Olga” e Gabriele Moreno Locatelli

Categories: Articoli 2009 - 2025, Articoli del Direttore, Bosnia - Herzegovina, Brevi di Viaggio, StoriaPublished On: 1 Gennaio 2026Last Updated: 20 Gennaio 2026Tags:

Durante la guerra in Jugoslavia e nei mesi dell’assedio di Sarajevo, il fiume Miljacka era una sorta di confine tra zone della capitale diversamente controllate dall’esercito serbo di Bosnia e dagli eserciti bosgnacchi e croati. Il ponte Vrbanja era il principale passaggio sul fiume ed uno dei punti strategici più esposti al fuoco incrociato delle milizie in campo come, d’altronde, lo era l’importante arteria cittadina dell’attiguo viale Zmaja od Bosne. Sia il viale che il ponte, durante gli anni della guerra, furono appunto soprannominati entrambi “dei cecchini”.
Fu proprio l’assassinio di due ragazze, la bosgnacca Suada Diliberovic e la croata Olga Sucic il 5 aprile 1992, colpite di alcuni cecchini al loro passaggio sul ponte, ad esser considerata la prima delle operazioni belliche nella città di Sarajevo sfocianti poi nell’acuirsi della guerra e nell’inizio dell’assedio della attuale capitale bosniaca.
Da quel momento il ponte Vrbanja cambiò nome e divenne Ponte Suada per divenire alla fine della guerra ponte Suada ed Olga.
Il ponte in questione fu anche teatro dell’uccisione dei fidanzati, ribattezzati “Romeo e Giulietta di Sarajevo”, Admira Ismic e Boshko Brkic mentre anche essi transitavano sul ponte ed ancora in seguito a proiettili sparati da cecchini appostati.
Era il 1993 e solo pochi mesi dopo anche un italiano trovò la morte sul ponte sulla Miljacka.
Gabriele Moreno Locatelli, era giunto in città con una folta delegazione di pacifisti per partecipare ad una manifestazione organizzata con molte difficoltà nella capitale assediata.
Locatelli insieme ad altri manifestanti tra i quali altri quattro italiani, iniziarono l’attraversamento del ponte con l’intenzione di porre un mazzo di fiori sul punto dove furono colpite Suada ed Olga l’anno prima e regalare del pane ai militari dei vari schieramenti come atto simbolico di pace tra le parti in causa.
Gli stessi italiani, tra gli organizzatori della manifestazione, avevano preannunciato in anticipo ai vari comandanti dei tre eserciti in guerra della passeggiata simbolica che si sarebbe svolta sul ponte. I tre comandi avevano garantito il lasciar fare “da parte propria ma senza rassicurazioni sulle azioni degli altri”.
Non erano stati fatti i conti, però, con i battaglioni autonomi, i gruppi di paramilitari schierati con i vari eserciti e che non rispondevano a nessuno dei comandi ufficiali.
Ufficialmente la morte di Locatelli fu attribuita all’esercito serbo anche se le successive indagini non hanno mai portato a niente ed ancora oggi il suo omicidio risulta senza colpevoli.
Secondo la testimonianza di uno dei compagni italiani presenti al tragico evento però gli spari dei cecchini arrivarono proprio dalla postazione della brigata del Comandante Zazo, uno dei più famigerati eserciti irregolari tra gli attori in guerra ed affiliato all’esercito bosgnacco.
Le vicende di Mushan Topalovic il Comandante Zazo, sono state poi tra l’altro raccontate, sotto forma di romanzo, nel libro “Califfato D’Europa” scritto dal Comandante della Polizia Italiana dell’Unmik (la missione ONU nell’ex Jugoslavia) Antonio Evangelista.
A Gabriele Moreno Locatelli è intitolata una strada a Sarajevo, una via che dal ponte Suada ed Olga sale su verso la collina prospiciente, dove ad un punto di essa sono affisse una targa commemorativa ed una sua foto.
Non tutti gli italiani conoscono questa storia e di conseguenza in pochissimi sono a conoscenza dell’esistenza nella capitale bosniaca di un simbolo alla sua memoria.

LUCA PINGITORE

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