Crimea. Legami con l’Italia
Siamo stati in Crimea più di una volta, sia prima del 2014 che poi in seguito.
Tutte le volte, io insieme ai miei compagni di viaggi del momento, entrati od usciti via mare, in traghetto, in quanto il ponte ancora non esisteva o sarebbe stato inaugurato da li a poco.
La Crimea è una penisola bellissima caratterizzata soprattutto dal mare e dalle montagne, ma è anche ricca di storia con delle pagine legate direttamente all’Italia.
Si parte dagli antichi romani, si prosegue con le Repubbliche Marinare di Genova e Venezia, continua con la partecipazione del Regno di Sardegna alla Guerra di Crimea, si conclude con gli “italiani di Crimea” (a livello storico, a livello relazionale la storia è ancora in corso d’opera).
I resti, più o meno ben conservati, delle fortezze genovesi di Sudak e Feodosija sono ancora visibili ma lo è anche il memoriale solitario sul monte Gasfort, poco sopra la cittadina di Balaklava, che ricorda i caduti piemontesi della guerra che si combattè a metà dell’ 800.
Fin poco dopo la II° Guerra Mondiale esisteva un sacrario che fino ad inizio del ‘900 aveva conservato anche i corpi dei militari, poi questi furono traslati, il sacrario seriamente danneggiato durante le battaglie tra nazisti ed Armata Rossa e poi praticamente sparì. Se non per un monumento, una stele, che resiste alle intemperie ed al forte vento che tira su quell’altura e che ricorda, a distanza di quasi due secoli quella guerra di epoca risorgimentale.
Nel 2015 Berlusconi visitò il sito, credo primo esponente di governo italiano in assoluto, e fu proprio in quell’occasione che fu data ufficialità al progetto che l’amministrazione comunale di Balaklava ed il Museo del Risorgimento Italiano di Torino avevano ideato: quello di costruire un nuovo grande memoriale che sarebbe diventato un polo museale di memoria storica.
Il progetto è ancora fermo lì però. Nel nostro ultimo viaggio in Crimea, nel 2018, a Balaklava, il sindaco della città, ce lo mostrò nei dettagli. Restammo favorevolmente colpiti. Le autorizzazioni ci sono, i soldi no. I crimeani sono sempre interessati alla sua realizzazione, la controparte italiana si è un po defilata, nonostante anche le solenni promesse a livello governativo.
Un altro aspetto del legame che c’è tra Crimea ed Italia è poi la storia inerente i cosiddetti “italiani di Crimea”, storia quasi sconosciuta e riportata alla luce solo dal 2007 in poi grazie alla pubblicazione di un libretto da parte di uno studioso, un professore di Genova, che grazie a ricerche e contatti intrapresi con i discendenti italo-crimeani, riportò alla luce.
Nel 2007 la storia ritornò in auge anche se non ebbe grossa copertura, noi, da appassionati di storia, ne venimmo a conoscenza e durante il viaggio in Crimea del 2008 ovviamente visitammo anche la città di Kerc accompagnati da questa storia.
Nei successivi viaggi gli “italiani di Crimea” poi li abbiamo anche conosciuti e di alcuni ne siamo diventati amici.
Ma quale è la storia di questi italiani?
Nel corso dell’800 numerose famiglie o italiani singoli si trasferirono in Crimea, soprattutto dalla Puglia e dalla Liguria. C’è chi partiva per l’America e chi prendeva la direzione della Crimea. Negli anni le tradizioni italiane si sono mantenute, in un piccolo parallelismo con le comunità italiane d’America appunto ma senza la caratteristica criminale di molti di essi, con la presenza di scuole, commerci, giornali in lingua italiana. Con molte difficoltà la minoranza italiana, attestatasi poi sempre più nella zona di Kerc dove oggi parte il ponte che collega la Crimea alla Russia, si mantenne anche con l’avvento dei bolscevichi fino al 1942, anno in cui tutte le minoranze etniche presenti in Crimea (oltre quella italiana, quella tedesca, i tatari, etc.) furono deportati verso le steppe del Kazakhstan. Un unico drammatico viaggio deportati in treno e nave durante l’attraversamento del mar Nero e del mar Caspio e durante il quali molti già morirono per stenti e per l’affondamento di una delle navi cariche. Negli anni ‘50 poi pian piano iniziarono a tornare in Crimea, russificando il loro nome, ma molto delle origini era perduto. Ai tempi dell’ Urss e dell’ Ucraina poi arrivarono a risultare finanche apolidi.
Finchè, durante il solito viaggio di Berlusconi nel 2015, Putin riconobbe la comunità dei discendenti italiani. I quali continuano ancora a ricordare le origini, oramai bicentenarie, racchiusi in una associazione.
LUCA PINGITORE

