Il ministro della cultura e del turismo irananiano invia una lettera a Papa Leone XIV
Il 10 ottobre 2026, con data di protocollo 11 ottobre, il Ministro del patrimonio culturale, del turismo e dell’artigianato dell’Iran, Seyed Reza Salehi Amiri, ha scritto una accorata lettera indirizzata a Papa Leone XIV, al secolo Robert Francis Prevost.
Nella missiva, accompagnata da documenti fotografici, si testimoniano la distruzione dei siti archeologici, storici e religiosi durante i bombardamenti avvenuti in Iran.
Secondo le valutazioni del Ministero iraniano, 149 monumenti e siti storici in 18 province hanno subito danni di varia entità. Tra i luoghi colpiti figurano la chiesa ortodossa di San Nicola a Teheran, una chiesa storica a Isfahan e la sinagoga Rafinia di Teheran, completamente distrutta, che custodiva antiche copie della Torah.
La lettera sottolinea come l’Iran sia storicamente caratterizzato dalla convivenza tra diverse religioni: islam, cristianesimo, ebraismo e zoroastrismo.
Per questo motivo, la distruzione dei luoghi di culto non rappresenta soltanto una perdita per le singole comunità religiose, ma anche una ferita alla memoria collettiva dell’umanità e ai valori della tolleranza e del dialogo interreligioso.
Viene inoltre ricordato che il diritto internazionale umanitario e la Convenzione dell’Aia del 1954 che stabilisce la necessità di proteggere il patrimonio culturale durante i conflitti armati.
L’appello è una richiesta al Santo Padre di intervenire per:
Promuovere il rispetto e la protezione dei civili, dei luoghi di culto e dei beni culturali durante le ostilità.
Sostenere una documentazione internazionale e indipendente dei danni subiti dal patrimonio iraniano.
Favorire la collaborazione tra le istituzioni della Santa Sede e gli esperti iraniani per mettere in sicurezza, recuperare e restaurare i monumenti danneggiati.
La lettera si conclude con un appello alla pace, alla cooperazione tra le religioni e alla salvaguardia del patrimonio culturale, ribadendo che proteggere i luoghi sacri significa difendere l’umanità, la memoria storica e il dialogo contro la violenza della guerra.
Di seguito il testo integrale della lettera, tradotta in lingua italiana:
A Sua Santità Papa Leone XIV,
Sommo Pontefice della Chiesa Cattolica,
Santità,
In un’epoca in cui il mondo ha più che mai bisogno di pace, dialogo e della guida morale di coloro cui sono affidate grandi responsabilità, desidero richiamare l’attenzione di Vostra Santità su una ferita inferta dalla guerra, non solo alle vite umane, tra cui quelle dei civili iraniani, mma anche a una parte della memoria storica e del patrimonio spirituale dell’umanità.
Nel corso dei recenti attacchi militari condotti dagli Stati Uniti d’America e dal regime israeliano contro l’Iran, oltre alla perdita di vite umane e ai danni arrecati ad abitazioni e infrastrutture civili, un numero considerevole di edifici storici, complessi urbanistici e architettonici, nonché siti archeologici, ha subito dei danni. Le valutazioni tecniche effettuate dal Ministero del Patrimonio Culturale, del Turismo e dell’Artigianato della Repubblica Islamica dell’Iran indicano che 149 monumenti e siti storici, distribuiti in 18 province del Paese, hanno riportato danni di varia entità.
Alcuni di questi beni sono iscritti nell’elenco del patrimonio nazionale iraniano, mentre altri sono riconosciuti per il loro valore storico, culturale e religioso.
Tra queste perdite, i danni inflitti ai luoghi di culto appartenenti alle religioni rivelate sono fonte di particolare dolore. La Chiesa ortodossa di San Nicola a Teheran ha subito danni in due diverse occasioni a causa di esplosioni avvenute nelle vicinanze. Per la comunità cristiana ortodossa in Iran, questa chiesa rappresenta molto più di un semplice edificio: è un luogo di preghiera, di memoria e di legami spirituali che si tramandano di generazione in generazione. Allo stesso modo, una chiesa storica a Isfahan non è stata risparmiata dalle conseguenze degli attacchi militari.
Anche la sinagoga Rafinia di Teheran, uno dei centri religiosi attivi della comunità ebraica iraniana, è stata completamente distrutta. Tale sinagoga costituiva una parte preziosa del patrimonio religioso e della memoria collettiva degli ebrei iraniani e custodiva antiche copie della Torah. Lo stato di conservazione di diversi siti del patrimonio religioso richiede ancora ulteriori valutazioni, interventi di messa in sicurezza d’emergenza e una documentazione meticolosa.
In allegato alla presente, ho l’onore di sottoporre alla Vostra attenzione, affinché ne possano disporre anche le istituzioni competenti, una documentazione relativa alla distruzione e ai danni subiti dagli edifici e dai monumenti storici e religiosi in Iran. Tale materiale attesta l’entità dei danni arrecati al patrimonio culturale e spirituale del Paese e può costituire una base per valutazioni tecniche, attività di documentazione e registrazione a livello internazionale, nonché per l’adozione di misure adeguate alla salvaguardia di questo inestimabile retaggio.
Santità,
l’Iran è una terra con una lunga tradizione di convivenza tra le religioni. Nelle nostre città storiche, moschee, chiese, sinagoghe e templi del fuoco non sono elementi isolati in un paesaggio geografico; sono capitoli distinti di un unico libro chiamato Iran. Nel corso dei secoli, cristiani, ebrei, zoroastriani e musulmani di questa terra hanno contribuito alla formazione della cultura, dell’arte, dell’architettura e dell’identità storica dell’Iran. Di conseguenza, un attacco contro un qualsiasi luogo di culto non costituisce soltanto un’offesa ai fedeli di una determinata religione, ma rappresenta una ferita al patrimonio condiviso dell’umanità e alla storica tradizione di tolleranza e convivenza.
Anche nel mezzo di un conflitto, il patrimonio culturale non deve mai diventare un obiettivo o una vittima delle ostilità militari. I principi consolidati del diritto internazionale umanitario e la Convenzione dell’Aia del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato riconoscono la tutela del patrimonio culturale come una responsabilità che trascende i confini politici. La distruzione di un monumento storico non si limita a impoverire il patrimonio di una nazione; essa priva le generazioni future, in ogni parte del mondo, di una componente insostituibile della memoria collettiva dell’umanità.
Alla luce dell’eminente statura spirituale di Vostra Santità e del Suo costante impegno a favore della pace, della dignità umana e del dialogo interreligioso, mi rivolgo rispettosamente a Vostra Santità affinché:
In primo luogo, esorti la comunità internazionale e le parti responsabili delle ostilità a rispettare e proteggere le vite dei civili, i luoghi di culto e il patrimonio culturale, ribadendo che chiese, sinagoghe, moschee e altri siti sacri devono essere preservati da attacchi militari.
In secondo luogo, sostenga un’attività di documentazione internazionale e indipendente sui danni arrecati al patrimonio culturale e religioso dell’Iran, affinché l’entità di tali perdite possa essere registrata in modo obiettivo, al di fuori di ogni considerazione politica, e preservata per la memoria storica dell’umanità.
In terzo luogo, favorisca la cooperazione tra le istituzioni culturali e specialistiche della Santa Sede e gli esperti iraniani, nell’ambito della protezione d’emergenza, del recupero e del restauro dei monumenti religiosi e storici danneggiati.
Il Ministero dei Beni Culturali, del Turismo e dell’Artigianato della Repubblica Islamica dell’Iran è pronto a mettere a disposizione delle istituzioni culturali e specialistiche della Santa Sede relazioni tecniche, fotografie, documentazione probatoria e un inventario dettagliato dei siti colpiti. Il Ministero accoglie con favore ogni forma di collaborazione scientifica, tecnica e professionale in tal senso. Alla presente lettera è allegata anche una documentazione scritta relativa alla distruzione e ai danni subiti da edifici storici e religiosi, al fine di agevolare un esame più approfondito della questione e una migliore comprensione dell’entità di tali perdite.
Oggi, difendere una chiesa, una sinagoga, una moschea o qualsiasi altro luogo sacro non significa difendere una religione contro un’altra. Significa difendere l’umanità contro la violenza, la memoria contro l’oblio e la possibilità di dialogo contro la logica distruttiva della guerra.
Prego per la salute di Vostra Santità e per il costante successo della Sua missione, ed esprimo l’auspicio di un mondo in cui il suono delle campane delle chiese, le preghiere nelle sinagoghe e il richiamo alla preghiera dalle moschee possano risuonare non tra macerie ed esplosioni, bensì gli uni accanto agli altri, in un clima di pace.
Voglia gradire, Vostra Santità, i sensi della mia massima considerazione e del mio profondo rispetto.
Seyed Reza Salehi Amiri
Ministro del Patrimonio Culturale, del Turismo e dell’Artigianato della Repubblica Islamica dell’Iran

IN ALLEGATO ALCUNE DELLE FOTO INVIATE A CORREDO DELLA LETTERA:

Redazione

