In Serbia si commemora il progrom di marzo

Categories: Articoli redazione OTRA, Fatti & NotiziePublished On: 18 Marzo 2026Last Updated: 18 Marzo 2026Tags: , ,

Ventidue anni fa, tra il 17 ed il 18 marzo 2004, si svolse uno degli episodi di violenza etnica più gravi accaduti nella regione della cosiddetta ex Jugoslavia dopo la fine ufficiale del conflitto avvenuta nel 1999.
Nel Kosovo in quei due tragici giorni si diffusero rivolte di matrice anti-serba che portarono ad attacchi contro persone, chiese e monasteri ortodossi, proprietà private.
Le violenze si verificarono in diverse città del Kosovo, Kosovska Mitrovica in primis ma anche Pristina, Uroševac, Prizren e varie altre località non rimasero immuni dalla violenza.
Finanche gli antichi monasteri di Decani e Gracanica non furono risparmiati dalla furia aggressiva avversa alla comunità serba, religiosa e civile. Da allora questi siti religiosi sono rimasti sotto protezione militare delle forze internazionali ancora collocate nell’area.
Forze di interposizione della KFOR e della missione UNMIK dell’ONU il cui operato è stato oggetto di critiche da parte di vari osservatori indipendenti i quali hanno sollevato diversi interrogativi sulla loro reale capacità di prevenire tali eventi.
C’è da dire però, da parte italiana, che i paracadutisti della Folgore si distinsero nella salvaguardia dell’incolumità dei religiosi e dell’integrità dei luoghi di culto della religione serbo-ortodossa.
In Serbia ma soprattutto nella comunità serba del Kosovo, ogni anno si commemorano quei drammatici eventi.
Marko Djuric, Ministro degli Affari Esteri della Repubblica di Serbia, ha ricordato pubblicamente la ricorrenza con un messaggio che riportiamo tradotto in italiano:

Case bruciate, chiese e monasteri distrutti, cimiteri profanati e villaggi deserti: queste immagini strazianti sono rimaste impresse nella nostra memoria collettiva per oltre due decenni, a testimonianza di uno dei capitoli più dolorosi della nostra storia recente.
Il 17 e 18 marzo 2004, in Kosovo e Metohija, il patrimonio culturale spirituale e cristiano del popolo serbo, costruito e preservato nel corso dei secoli, è stato oggetto di una violenza diffusa e coordinata, ricordata in Serbia come il Pogrom di marzo.
Durante quei tragici giorni, decine di serbi persero la vita, centinaia rimasero feriti e oltre 4.000 furono costretti ad abbandonare le proprie case.
Circa trenta chiese e monasteri cristiani furono distrutti o gravemente danneggiati, insieme a case, scuole e istituzioni pubbliche, mentre un inestimabile patrimonio culturale e religioso fu profanato.
Molti di questi crimini sono rimasti impuniti.
Non bisogna dimenticare la sofferenza delle vittime e l’entità della distruzione.
Questa commemorazione non riguarda solo il passato.
È un solenne impegno, rivolto a un futuro diverso, a preservare la verità, a onorare le vittime e, come popolo guidato da valori cristiani e universali, a rimanere saldi nella protezione del nostro popolo, della nostra identità e del nostro patrimonio spirituale e culturale.

Redazione 

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