Intervista agli Ultras Sheriff Tiraspol
Lo Sheriff è la squadra di calcio della città di Tiraspol, capitale della Repubblica Moldava di Pridnestrovie, repubblica de facto e con ordinamento autonomo rispetto alla Moldova [qui alcuni nostri articoli per approfondire la questione].
Per chi non è molto avvezzo al calcio internazionale, lo Sheriff, partecipante comunque al campionato moldavo e quindi suo eventuale rappresentante nelle coppe europee, ha avuto il suo apice storico nella stagione 2021/22 quando, cavalcati i primi tre turni preliminari, approdò per la prima volta nella sua storia alla fase a gironi della Champions League. La seconda giornata del girone segnò poi l’apoteosi per la squadra.
La vittoria per 2-1 allo stadio Bernabeu, uno dei templi del calcio internazionale, contro il glorioso Real Madrid esaltò all’inverosimile Tiraspol, la Pridnestrovie e tutta la Moldova.
Una lunga frequentazione della zona ha dato luogo alla nostra conoscenza dell’area come del resto anche di situazioni e persone.
Ci trovavamo proprio a Tiraspol ( e come accennato non per la prima volta) nei giorni seguenti quell’impresa sportiva, giorni tra l’altro precedenti la seconda sfida in trasferta per lo Sheriff andata poi in scena a Milano contro l’Inter. Toccammo con mano l’atmosfera elettrica che si respirava e l’improvvisa attenzione internazionale ricaduta sulla “Transnistria”, i soliti stereotipi e pregiudizi avversi furono infatti per un breve periodo sopraffatti dalla curiosità generale.
Proprio in quella occasione, Francesco Zema con noi di Otra Press in quei giorni, svolse il lavoro di ricerca finale che lo portò a pubblicare nei mesi successivi il volume “LO SHERIFF TIRASPOL E LA TRANSNISTRIA. Vita e calcio nella terra che non c’è eppure esiste”.
Il testo è il primo ed unico in lingua italiana dedicato non solo alla compagine di Tiraspol ma all’intero sistema calcio della Pridnestrovie con l’autore che, in parallelo, affronta anche la storia e gli aspetti sociali della piccola repubblica de facto.
Lo zoccolo duro degli appassionati locali dello Sheriff è naturalmente composto, come praticamente ovunque nel mondo, dai sui ultras i quali seguono ovunque la squadra.
In casa, nel più grande stadio Sheriff o nella più piccola Arena a seconda dell’importanza del match (impianti entrambi del modernissimo complesso sportivo fiore all’occhiello della società), in trasferta sia in Moldova che in Europa.
Un gruppo che seppur non numericamente ampio si distingue sempre per sostegno e coreografie. Tra queste spiccano le cosiddette fumogenate, vietate oramai in Italia ed in gran parte d’Europa e per questo dal sapore nostalgico per chi non più giovane ha avuto esperienza di frequentazione delle curve degli stadi fino almeno fino agli anni duemila.
Prima di lasciare spazio all’intervista riportiamo alcuni aneddoti loro inerrenti.
Iniziando dal segnalare che anche gli Ultras Sheriff hanno aderito nell’ottobre 2024 alla campagna lanciata dagli ultras del Cosenza e seguita da più di cinquanta tifoserie italiane e straniere.
“Verità per Denis” è stato lo striscione esposto in diversi stadi italiani ed europei in concomitanza con la sentenza di 1° grado che dopo trentacinque anni ha individuato l’ex ragazza come colpevole di omicidio del calciatore del Cosenza Donato Bergamini assassinato nel 1989.

Per un determinato periodo a cavallo tra il 2022 ed il 2024 la Uefa, la Federazione calcistica europea, ha obbligato lo Sheriff a non poter a giocare nel proprio stadio le partite internazionali. Una sorta di sanzione indiretta alla Federazione Russa considerata longa manus dell’autonomia con tendenze al separatismo della Pridnestrovie.
L’impianto che ha ospitato in quel periodo le partite di eurocoppe è stato quello della capitale della Moldova Chisinau. Proprio lo stadio di casa della squadra dello Zimbru, grande rivale calcistico ma soprattutto nemico a livello ultras dello Sheriff. Una decisione che ha penalizzato squadra e tifoseria.
Come quella adottata in occasione degli ottavi di finale di Conference League nella stagione 2022/23. La partita in programma contro il Partizan Belgrado all’ultimo momento fu fatta giocare a
porte chiuse per nuove ulteriori strane motivazioni geopolitiche. Secondo i vertici europei calcistici e politici, infatti, i supporters serbi al seguito del Partizan erano da considerarsi alla stregua di agenti d’influenza russa e per questo sgraditi in Moldova.
Presenti noi in Pridnestrovie anche in quella occasione, seguimmo il match dallo schermo di un pub di Tiraspol.

Per il girone di qualificazione di Europa League 2023/24 allo stadio di Olimpico di Roma andò in scena la sfida tra i giallorossi capitolini e lo Sheriff. In quella occasione un piccolo drappo con i colori della Pridnestrovie divenne oggetto di sequestro da parte degli addetti alla tutela dell’ordine pubblico all’interno dell’impianto romano. La regola imposta dalla Uefa esprime da sempre il divieto di esposizione dei colori rossoverdi della bandiera nazionale ma la vera causa del sequestro preventivo avvenuto quella sera fu espresso a voce: “in tempi di guerra come questi determinate bandiere non possono essere esposte”.
La falce e martello simboli ufficiali della Repubblica di Pridnestrovie ed elementi stessi riprodotti sulla bandiera, non furono poi di certo d’aiuto, stando alle battute di stampo nostalgico del ventennio proferite dagli stessi operatori in servizio. Ma d’altronde la “Transnistria”, come viene popolarmente chiamata dal di fuori, ha la fama di essere “l’ultimo Paese comunista d’ Europa”.

Ma approfondiamo la conoscenza degli Ultras Sheriff direttamente dalle parole dei loro rappresentanti tramite questa intervista esclusiva rilasciata ad Otra Press:
Quando e come è nato il movimento ultras a Tiraspol? Ed il vostro gruppo?
Il movimento dei tifosi dello Sheriff FC è nato il 23 febbraio 1998. Quest’anno festeggiamo il nostro 28° anniversario. Siamo solo di un anno “più giovani” rispetto alla fondazione del club.
In Pridnestrovie l’essere ultras è diverso rispetto agli altri paesi. Per esempio in Italia, almeno fino ad alcuni anni fa, si era ultras allo stadio e nella vita.
Voi vi ritrovate anche al di fuori dalla partita? E come siete visti dalla gente e dall’opinione pubblica?
Innanzitutto vorrei sottolineare che non tutti coloro che frequentano la nostra fan-zone si considerano ultras o fanno parte di questa sottocultura. Attualmente siamo un gruppo di persone non molto numeroso. Non ha senso paragonarci quindi all’Italia o ad altri paesi con un movimento più “anziano” e di più esperienza in questo ambito.
Per il resto ovviamente l’opinione pubblica non ci accetta affatto, non tutti capiscono perché sia necessario essere ultras o quali siano i principi fondamentali e la relativa mentalità.
All’estero a molti potrebbe sembrare un pò strano: lo Sheriff è la squadra della Pridnestrovie ma gioca nel campionato moldavo e rappresenta la Moldova nelle competizioni internazionali. Quando andate a giocare in Europa, come vivete questa vostra doppia “identità”?
Oppure, come è giusto che sia, per voi esiste solo lo Sheriff?
A vederla secondo le leggi internazionali la Pridnestrovie è una regione autonoma della Moldova e quindi non c’è nulla di sorprendente circa la partecipazione alla Super League moldava. Partecipazione che di conseguenza consente di competere poi nei tornei UEFA.
La Pridnestrovie è molto piccola, con una popolazione di circa 300.000 abitanti e solo poche piccole cittadine. In queste circostanze quindi non è semplice parlare di sviluppo del calcio locale. In realtà questo non è del tutto vero ma l’argomento, pieno di sottigliezze di non immediata comprensione per tutti, va poi oltre il nostro essere solo seguaci dello Sheriff.
Quali sono i vostri rapporti di amicizia e rivalità con le altre tifoserie moldave?
E con quelle straniere?
A livello locale manteniamo rapporti amichevoli con gli ultras del Milsami (città di Orhei). Purtroppo il loro movimento è tutt’altro che in piena forma e il club probabilmente cesserà presto di esistere per motivi finanziari.
In passato eravamo anche amici degli ultras del Saxan (cittadina di Ciadîr-Lunga). Anche quel club ha cessato di esistere per motivi finanziari e il movimento dei tifosi si è disintegrato.
Questo è un problema enorme. Viviamo nel paese più povero d’Europa. I giovani sono ansiosi di andarsene rendendo difficile fare progetti e i club si stanno ritirando dal campionato per mancanza di fondi.
Non abbiamo legami di amicizia ufficiali con nessun altro ma abbiamo contatti personali con gli ultras di alcuni club europei.
I nostri principali nemici, invece, sono ovviamente gli ultras dello Zimbru (Chisinau). Questa faida, si potrebbe dire, durerà per sempre…
Avete qualche aneddoto particolare da raccontare accaduto in casa o in trasferta?
Non sceglierei nulla in particolare. Ogni viaggio è un’avventura che rafforza la volontà e il carattere e regala anche nuove emozioni e impressioni. Cerchiamo di partecipare al maggior numero possibile di trasferte delle Coppe Europee, come intuibile con grandi sacrifici.
Per il resto le trasferte in giro per la Moldova sono per noi imperdibili.
Vi ispirate a qualche movimento straniero e che cosa conoscete del movimento in Italia?
Sebbene il nostro movimento stia attraversando un periodo difficile, finché ci saranno anche solo poche persone a condividere l’ “ideologia ultras” possiamo parlare di preservare le nostre tradizioni.
Speriamo tutti in un miglioramento della situazione politica ed economica nella regione e in tutta Europa affinchè si possa assistere anche ad un cambiamento sociale che migliori movimento calcistico e ultras allo stesso tempo.
Riguardo i tifosi delle grandi squadre straniere, raramente vengono da noi e abbiamo per questo pochissimi modelli di riferimento o punti di contatto con altre realtà più navigate rispetto alla nostra.
Ma siamo sempre lieti di accogliere ospiti, stabilire nuovi contatti e siamo aperti al dialogo.
Avanti Sheriff ! Fino alla vittoria!
Redazione (l.p.)

