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  • Il primo viaggio organizzato italiano nel Caucaso del Nord

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    E’ partito lo scorso 16 settembre dalla cittadina di Mineralnye Vody nel sud della Russia, il Primo viaggio-organizzato nel Caucaso del Nord rivolto a turisti italiani.
    Una meta davvero insolita per i viaggiatori italiani che hanno visitato e vissuto la zona d’ Europa meno conosciuta e non toccata dal turismo in generale se non da qualcuno che sporadicamente si “avventura” da quelle parti ma proveniente soprattutto dal Nord Europa o da continenti extraeuropei.
    Mai un itinerario del genere era stato effettuato dall’ Italia con un gruppo, seppur piccolo, di turisti.
    Si è trattato, quindi, di una esclusiva unica per l’ Italia con la particolarità di aver offerto un itinerario ancora più completo rispetto ad i rarissimi tour organizzati dall’ estero.
    Si è partiti in pratica dalla vetta d’ Europa, il monte Elbrus, giungendo dopo 16 giorni sulle rive del mar Caspio. Circa 2000 i chilometri percorsi attraversando le regioni e le repubbliche di Stavropolskij Kraj – Kabardino-Balkaria – Ossezia del Nord – Inguscetia – Cecenia – Dagestan.
    Diverse le escursioni organizzate in ognuna delle zone citate caratterizzate dalla catena montuosa del Caucaso con le sue gole, i suoi canyon, i suoi fiumi, i suoi panorami mozzafiato.
    Si è saliti fino a 4000 metri, ci si è inoltrati per i canyon a bordo di uno zatterone, si è goduto il tramonto dalle antiche “Porte di Alessandro”, si è visitata la funerea “città dei morti”, ci si è inoltrato in abbandonati villaggi montani accessibili per la prima volta grazie agli organizzatori del viaggio, si è passeggiato tra le misteriose dune di sabbia, si è stati catapultati indietro nell’ Urss in località dall’ atmosfera rimasta ancora quasi intatta dai tempi dei Soviet, si è affrontata da vicino la storia recente fatta di guerre ed attentati, si è ascoltato, in esclusiva assoluta per il tour, la tragedia di Beslan dalla viva voce di chi quei giorni era presente ed ha visto morire familiare stretti, ci si è rilassati in bollenti acque ai piedi dei monti. E poi ci si è sollazzati con il cibo locale, ci si è persi nella eccezionale ospitalità dei popoli originari di quell’ area geografica, si è goduta l’ aria iodata del mar Caspio, il bacino chiuso come un lago ma grande come un mare.
    I partecipanti si sono resi conto con i propri occhi che i forti pregiudizi e le paure che gettano discredito su questi luoghi e le sue genti non sono altro che frutto di disinformazione ed ignoranza rispetto quello che esiste otre le “colonne di Ercole”. Anzi, oltre le “Porte di Alessandro”.

    Il viaggio è stato organizzato interamente dal progetto “Italia – Caucaso” tramite uno dei suoi responsabili ed assiduo frequentatore dell’ area geografica in questione, Luca Pingitore, per un tour operator italiano leader in mete “fuori dal comune” che ha creduto nel progetto ed ha contribuito fattivamente alla sua realizzazione.

     

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  • Viaggio nel Caucaso del Nord

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    OTRA tramite il suo Progetto Operativo Italia – Caucaso organizza

    Il primo viaggio nel Caucaso del Nord organizzato dall’Italia

     

    Un viaggio veramente insolito volto a scoprire il cuore del Caucaso del Nord, la zona d’ Europa ancora meno conosciuta e non toccata dal turismo di massa, ma in realtà  piena di storie, miti, tradizioni e paesaggi unici . Un territorio abitato da popolazioni diverse per origini e religioni, segnato anche per questo da numerose guerre ed attacchi terroristici – ancora oggi non del tutto sopiti – che lo rendono oggetto di errati pregiudizi da parte di chi non ci ha mai messo piede e non ha provato l’emozione di innamorarsene. Il Caucaso, una intrigante ed impervia regione ricca di bellezze naturalistiche, storia, cultura, tradizioni che imperniano le altissime montagne dalle quali la zona prende il nome, lambendo le coste del mar Nero e del Mar Caspio, toccando i confini con il Medio Oriente. Vivremo un’ esperienza unica viaggiando attraverso Kabardino-Balkaria, Ossezia del Nord, Inguscezia, Cecenia, Daghestan accompagnati da una guida dall’ Italia e da contatti locali.

    NATURA:

    – Saliremo sulla vetta d’ Europa, il monte Elbrus con i suoi 5642 m. d’ altezza.

    – Ci inerpicheremo nella impervia catena montuosa del Caucaso con le sue gole, i suoi canyon, i suoi fiumi, i suoi panorami mozzafiato.

    – Vivremo l’ emozione delle dune di sabbia dove non ci aspetteremo di trovarle

    – Lambiremo le coste del mar Caspio, mare o enorme lago?

    STORIA ANTICA:

    • – Sosteremo alle “Porte di Alessandro Magno”, antichissimo punto d’ accesso all’ Europa da oriente
    • – Costeggeremo l’ antica frontiera degli zar
    • – Curioseremo in villaggi abbandonati come la “città dei morti” e tra le antiche torri disseminate per il territorio ed i resti di storiche fortezze.
    • – Vedremo i monumenti che celebrano la vittoria dell’ Urss nella II° Guerra Mondiale e le ultime statue di Stalin ancora rimaste in piedi
    • – Transiteremo sotto l’ enorme statua di San Giorgio che saluta i viandanti

    STORIA RECENTE:

    • Andremo a Beslan, luogo tristemente famoso per l’ attacco terroristico alla scuola n. 1 dove morirono più di 300 persone, molte delle quali bambini, visitando la Scuola stessa, il Memoriale ad eterno ricordo ed incontreremo le madri ed alcuni degli ex ostaggi che hanno vissuto in prima persona quella drammatica esperienza.
    • Vivremo la nuova Grozny e la Cecenia che stanno uscendo dagli anni delle guerre che l’ hanno portate alla distruzione completa.
    • Ascolteremo in prima persona le storie di quei sanguinosi anni calcando i luoghi che hanno fatto da triste scenario

    E inoltre CIBO, TRADIZIONI, CULTURA, RELIGIONE

    Una esclusiva unica per l’ Italia, l’ unico itinerario ancora più completo rispetto ad i pochi tour organizzati dall’ estero.

    PARTENZA PREVISTA FINE SETTEMBRE 2017

     Info, programma completo e dettagli:

    otra@viaggiatorindipendenti.it

  • Cecenia 2017

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    Per completezza si consiglia prima di leggere anche il paragrafo sulla Cecenia di questo articolo:
    Dalla Cecenia all’ Ossezia del Sud passando per Beslan. Caucaso 2015

     

    Il tempo di un selfie che il giovane autista invia in diretta a tutti i sui amici, esaltato per aver incontrato la prima volta in vita sua due italiani raccattati all’ ingresso in città e via per le strade della periferia della capitale della Repubblica. Costeggiamo il mare cittadino, una sorta di lago concepito per scopi differenti da quelli attuali ma utilizzato, poi, come posto di svago per famiglie e sportivi durante le giornate estive. Per certi aspetti riporta alla mente il lago Jarun alla periferia di Zagabria ma questo, con al centro le sue fontane musicali, è il Grozneskoie more, la prima delle numerose “stravaganze” che si possono notare nella rinnovata Grozny, la capitale della Cecenia.
    Ero già stato in città un paio di anni fa per una visita fugace ma comunque intensa, riuscendo così a percepire delle sensazioni e scaturire delle analisi, questa volta però, insieme al mio compagno di viaggio, siamo intenzionati ad indagare più a fondo la realtà cittadina e quella della Repubblica che l’ attornia.
    Proveniamo in auto da Vladikavkaz, dall’ Ossetia del Nord attraversando il territorio dell’ Inguscezia, un’ altra delle Repubbliche considerate dai più ad alto rischio di turbolenza.
    Ci lasciamo alle spalle la zona industriale della capitale osseta, sede di alcune industrie metallurgiche e ci inoltriamo per la campagna con le altitudini della catena montuosa del Caucaso, ancora innevata anche ad altezze più basse rispetto ai sempre-bianchi ghiacciai, che si stagliano alla nostra destra.
    L’ autista è molto intenzionato a colloquiare con noi e ci indica i campi ai lati della strada come la risorsa nascente per il futuro della Russia e dell’ Ossetia del Nord in particolare. In seguito alle sanzioni ed al conseguente scarso arrivo di prodotti dall’ estero, afferma, la gente ha iniziato a lavorare le campagne e le semine porteranno entro un anno fasti risultati: pomodori, frutta, verdura, patate locali inonderanno i mercati della zona se non di tutta la Federazione, contando anche lo sviluppo dell’ agricoltura in altri territori dell’ immenso stato russo. Ci indica terreni coltivati e gente al lavoro, arrivando a farsi una risata delle sanzioni imposte alla Russia. Sarà forse una esagerazione la sua ma si nota un piccolo fermento intorno ai campi anche per via di alcune aziende sorte dove fino a pochi mesi fa, tempo del ultimo mio passaggio in zona, si estendevano terreni abbandonati. Negli ultimi periodi, sanzioni o non sanzioni, in base anche ad altri dati avuti rispetto alle parole dell’ autista, nella zona caucasica, da Nalchik in giù, l’ agricoltura pian piano sta cominciando comunque a mettersi in moto.
    Durante il tragitto riascoltiamo il vecchio nastro, udito più volte da queste parti e dettato dagli storici attriti sfociati in una cruenta guerra agli inizi degli anni ‘90, delle considerazioni campanilistiche tra il popolo osseto e quello inguscio. Anche i campi incolti in territorio inguscio possono tramutarsi in oggetto di scherno.
    Rispetto alla precedente, questa volta, ai rallentamenti in prossimità dei check point situati sul confine tra le due Repubbliche di Ossezia ed Inguscezia, le nostre facce soddisfano la milizia e passiamo senza esser fermati per controlli. Lo stesso accade all’ ingresso nel territorio ceceno, dove la strada si fa più moderna e l’ effigie del suo giovane Presidente saluta i viandanti che si muovono da queste parti.
    Il nostro autista, come da tradizione e già da noi preventivato in base alle precedenti esperienze, ci abbandona ai lati della rotonda stradale che segna l’ inizio della città di Grozny. Un po come nel Kosovo tra serbi ed albanesi (anche se li la situazione presenta per molti aspetti delle differenze), qui nel Caucaso del Nord osseti, ingusci e ceceni non si sentono a loro agio a transitare o sostare nelle repubbliche altrui e nonostante le rassicurazioni alla partenza, capita di sovente invece di esser “venduti” a tassisti locali, o presunti tali, una volta superato il cartello d’ ingresso della città di destinazione. Ed è cosi anche questa volta. A caricarci ed a portarci alla nostra meta è un giovane ceceno barbuto, il quale oltre al selfie, inanella una serie di domande incuriosito dalla nostra presenza in città. Avvertire la sorpresa, lo stupore, il piacere e l’ orgoglio di incontrare due stranieri a Grozny come anche poi ci accadrà nelle montagne, sarà l’ emozione che soddisferà la nostra permanenza nella Repubblica caucasica.
    Grozny è una città ricostruita ma sostanzialmente viva. Anche di sera seppur non si tirino le ore piccole. Giovani e meno giovani, ragazzi o famiglie, compagnie tutte maschili o amiche tutte donne, uomini con la barba lunga ma curata o ragazze con un foulard alla moda sulla testa ma come anche persone meno tradizionaliste e senza quindi questi tratti distintivi, si muovono per la via principale, intitolata al Presidente russo Putin. In tutta la sua lunghezza, dalla statua dei “tre fratelli” o dei “tre idioti”, a seconda dell’ utilizzo della vecchia toponomastica ufficiale sovietica o di quella moderna in slang giovanile antigovernativa, fino ai grattacieli che si stagliano dietro la grande moschea e che simboleggiano un po la nuova era della città e segnano un contrasto tra il sacro ed il profano. Un viale principale dai continui richiami all’ Italia: dalle boutique di stimati stilisti italiani conosciuti presumibilmente solo qui a negozi e ristoranti con nomi italiani. L’ Italia è sempre una delle nazioni più amate in giro per il mondo. Sulla falsariga di Astana, capitale del Kazakhstan, a Grozny un’ architettura in stile sovietico si mescola a costruzioni esuberanti, alcune anche al limite del kitsch, ma con l’ aggiunta di residenze private dal chiaro influsso mediorientale con alti muri che nascondono la vista di case e giardini e cancelli d’ accesso alle proprietà lavorati e decorati e dalla simbologia che tradisce provenienza, agiatezza o classe sociale dei proprietari. Una visuale completa della capitale si ha dalla terrazza aperta al pubblico su uno dei cinque grattacieli che la sovrastano ma dalla quale non possono scattarsi fotografie in direzione del Palazzo Presidenziale e di tutto il suo enorme complesso di giardini e costruzioni che ne completano il sito. Un orizzonte chiuso dalle alte montagne che si stagliano a sud. E dove ci rechiamo in escursione. Siamo curiosi di visitarle sia dal punto di vista naturalistico, sia da quello più strettamente sociale. Le cronache dei sempre bene informati raccontano di montagne selvagge abitate da estremisti dalle lunghe barbe che, alla stregua delle leggende sui briganti nel Regno delle Due Sicilie nell’800, rendono temibile il passaggio in quelle zone e covano la recrudescenza della tragica guerra che ha sconvolto la Cecenia fino a pochi anni fa.
    Ci saranno magari molti elementi che confermerebbero queste tesi, come quella registrata durante il viaggio precedente, secondo la quale la violenza cova ancora sotto le ceneri e potrebbe riaccendersi in maniera efferata da un momento all’ altro ma, relativamente alla nostra esperienza, nessun elemento degno di nota in questo senso si fa notare. Anche se proprio il 23 marzo, anniversario della Costituzione cecena e giorno d’ inizio del nostro nuovo viaggio, si registra in una località della Repubblica un assalto ad una caserma della polizia con gli attentatori che poi verranno uccisi. Ci vengono mostrate le immagini dell’ azione ma non veniamo edotti sulle motivazioni dell’ assalto. Delinquenza o fondamentalismo?
    Di certo è che sia Grozny, sia i villaggi, sia le clamorose bellezze naturali ìnsite nelle alture del massiccio montuoso di pertinenza della Cecenia, su per il quale ci inoltriamo tra neve e fango, corsi d’ acqua e cascate, antiche torri e piccoli villaggi agricoli, qualche moschea e valli incontaminate, presentano un capillare controllo del territorio da parte delle forze speciali dell’ esercito. Una presenza che durante il precedente viaggio si era notata poco, forse perché più discreta o forse a causa del breve tempo a disposizione avuto. Enormi militari addestrati per ogni situazione ed equipaggiati di tutto punto, come se stessero al fronte e per di più conducendo una operazione speciale, possono vedersi in vari angoli della città e ad isolati check point nelle montagne. La famosa cenere che copre la violenza?
    Può darsi, ma di sicuro l’ unica sensazione che non si avverte è la paura. Il rapporto con la gente è cordiale e di grande premura ed ospitalità ma anche i militari stessi, nelle sperdute montagne, sembrano non esser attratti dal nostro esser stranieri come, invece, è accaduto decine di altre volte da Vyborg in giù e da Brest verso est.
    In diversi posti si è avuto a che fare con l’ esercito: in Kosovo, in Palestina, nel Caucaso stesso ma, soffermandoci a pensare neanche più di tanto, qui in città a Grozny siamo alla stregua di una qualsiasi nostra grande città italiana dove l’ operazione “strade sicure” imperversa.
    Ed anche l’ elemento che da lontano, ai più, può sembrare dominante in Cecenia, la religione, non è poi presente in maniera così decisa. Anche nei villaggi composti da una manciata di case ed un piccolo cimitero dislocati nelle sterrate ed impervie “famigerate ribelli” montagne, si notano piccole moschee, alcune più moderne, che ti ricordano si di trovarti in una Repubblica musulmana ma non ti danno mai l’ impressione di esser poi così diverse dalla chiese e dalle cappelle che ogni cittadina annovera nei paesi di tradizione cristiana. In Uzbekistan per utilizzare un termine di paragone grosso modo appropriato, la morale religiosa musulmana è molto più asfissiante.
    Non mancano, comunque, neanche qui i collegamenti con altri ben più famosi stati musulmani, anche solo ricordando gli studi di Kadyrov padre, il primo presidente della “nuova Cecenia, svolti nelle madrasse dell’ Uzbekistan stesso ed i vari viaggi da lui effettuati in Arabia Saudita, Regno che campeggia anche in alcuni cartelloni pubblicitari che sponsorizzano viaggi verso la penisola arabica. Non manca neanche qualche rubinetto finanziario aperto con questi paesi, come quello per la costruzione di un imponente nuovo hotel di alto sfarzo che sta sorgendo nei pressi della strada intitolata ad una grande icona musulmana dello sport, Muhammad Alì, contiguo allo stadio principale, l’ Ahmat Arena, con bigliettoni che provengono direttamente dal Golfo Persico.
    E non mancano, infine, viaggiatori e collaborazioni con stati religiosamente fratelli come la lontana Indonesia, per citarne uno.
    La presenza principale che si avverte sin dal momento in cui si oltrepassa la frontiera , entrando in Cecenia, è quella del “Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, per restare nella terminologia in slang giovanile antigovernativa. Le effigi soprattutto di Kadyrov padre e di Kadyrov figlio ma anche quella del Presidente Putin sono evidenti quasi ovunque come già registrato nel corso del primo viaggio in zona. Questa volta crediamo di avere anche la fortuna involontaria di testare gli apparati di sicurezza locali nel corso di una chilometrica camminata notturna attorno il perimetro della tenuta presidenziale. Un elegante quartiere di singole villette con giardini privati e strade chiuse al traffico a motore, check point ad ogni incrocio ed illuminazione soffusa. Nella penombra il gracchiare delle ricetrasmittenti del poliziotto che sovrintende ogni posto di blocco composto da cavalli di frisia e transenne, nascosto al buio della sua guardiola, sembra avvertire del nostro passaggio. Ed il Mercedes scuro che ci sgasa di fianco un paio di volte ci illude di essersi messo in moto per seguire da vicino la nostra marcia. Ma tutto ciò forse è solo un’ illusione collettiva e la nostra passeggiata, in realtà, non ha raccolto l’ interesse di nessuno. Non lo sapremo mai.
    Il nostro peregrinare per la città di Grozny ci regala un’ altra lunga passeggiata nel “mikroraion arancione” un quartiere periferico dove tutti i vecchi condomini, restaurati dopo la guerra, sono stati risistemati esteriormente con un vivo colore arancione. Il motivo non cì è chiaro, forse, considerando il fatto che poi il vialone raggiunge lo stadio, un omaggio al glorioso ex calciatore oriundo olandese Gullit che allenò la squadra di calcio del Terek, durante gli anni ruggenti di rilancio della città tramite il calcio.
    Notiamo, in un’ altra zona periferica della capitale, l’ enorme caserma dell’ FSB, che fa da base in questa parte di Caucaso da poco uscita da una guerra distruttiva. I suoi uomini sono utilizzati oltre che per le attività di intelligence vere e proprie anche in reparti speciali che controllano frontiere e territorio.
    Visitiamo la stazione ferroviaria, utilizzata oramai per pochissimi collegamenti considerato che la vecchia linea è interrotta in Inguscezia e teatro durante la presunta fine della prima guerra cecena di un feroce bombardamento avverso alle milizie dell’ esercito russo che stavano per imbarcarsi sui treni di ritorno in direzione Mosca. Da quel momento impararono la lezione ed i battaglioni furono divisi in piccoli squadroni meno inquadrabili e quindi meno soggetti ad attacchi come quello subito.
    Ci inoltriamo ancora più in là per le strade sterrate e ci soffermiamo su, probabilmente, gli unici segni visibili della guerra rimasti in città: due costruzioni dirimpettaie, due vecchie fabbriche, una del tempo sovietico, l’ altra di epoca precedente che mostrano i segni delle granate, dei bombardamenti e del crivellare dell’ artiglieria.
    Anche a Belgrado, lasciarono due edifici ad imperitura memoria del bombardamento subito durante la loro guerra*. Li lasciarono appositamente ed in pieno centro città. Qui a Grozny, invece, questi due edifici si trovano nell’ estrema periferia e non per memoria storica.
    La guerra è stata completamente cancellata dalla topografia della città.
    Resta solo nella vita vissuta del popolo, gran parte del quale è andato all’ estero da immigrato o da profugo, e che, a detta di qualcuno, innamorandosi così dell’ “occidente” sogna una Cecenia simile.
    Una Cecenia, però, a parer nostro, che perderebbe in questo modo la sua identità. Di uno degli ultimi luoghi, ai confini dell’ Europa geografica, che regalano emozioni una volta in loco e nostalgia ogni qual volta si ritorna a casa.

    * = Anche questi palazzi, però ora, sono in via di abbattimento per esser sostituiti da nuove costruzioni. Visibile segno del cambiamento dei tempi.

    LUCA PINGITORE

  • Dalla Crimea al Caucaso. Una serata contro i pregiudizi

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    Si è svolto a Firenze, lo scorso 4 marzo, il primo evento tematico organizzato nell’ ambito di “ Italia – Caucaso “, uno dei Progetti Operativi dell’ Associazione Viaggiatori Indipendenti ( OTRA ).
    “ Dalla Crimea al Caucaso. Un itinerario tra turismo, relazioni, sviluppo, progetti sociali “ il titolo della serata che è partita dalla Crimea con le sue spiagge, le sue fortezze, le sue antiche rovine incastonate nel mar Nero che la rendono una terra tra le più affascinanti in Europa per fascino, clima e posizione ed è arrivata nel Caucaso, l’ intrigante ed impervia regione ricca di bellezze naturalistiche, di storia, cultura, tradizioni che imperniano le altissime montagne dalle quali la zona prende il nome, lambendo le coste del mar Nero e del Mar Caspio e toccando i confini con il Medio Oriente.
    Proprio in apertura della conferenza, il delegato di Otra per Italia – Caucaso, Paolo Poma, ha esposto quello che il Progetto si è prefissato come obiettivo della sua stessa esistenza: incrementare l’ amicizia e le connessioni tra le due aree geografiche, Italia e Caucaso appunto, e nel concreto promuovendo ed organizzando eventi volti ad incoraggiare, favorire, approfondire la cultura dei paesi in questione, divulgandone e rafforzandone la conoscenza delle tematiche culturali, sociali, politiche ed ambientali, provando altresì a stimolare un processo costruttivo che vada contro ogni pregiudizio avverso la regione e tra i paesi dell’ area stessa.
    Marcello Cella, conduttore sulla webradio RadioRoarr di un programma da lui stesso ideato, “ Balkania “, sostanzialmente un approfondimento e riflessione su tutto ciò che vive, si muove e si sviluppa a livello culturale, sociale e politico nell’ est Europa ma anche in quella parte di est europeo che già vive tra di noi in “occidente” , ha condotto la serata facendo attraversare al pubblico accorso, l’ itinerario proposto dal titolo della conferenza tramite gli interventi dei vari relatori.
    Non prima di un excursus storico effettuato dal professor Francesco Muratore, preparato consulente storico di Otra, sulla presenza degli italiani sulle coste del mar Nero dall’ antichità ad oggi passando per la marcata influenza genovese e la diaspora degli “ Italiani di Crimea “. Italiani di Crimea oggi uniti dentro l’ Associazione  Cerkio  che continua la tradizione delle proprie origini italiane seppur in una terra straniera dove sono comunque nati, dove vivono e dove sono parte attiva dello sviluppo economico e sociale essendo perfettamente integrati nella realtà locale oramai da decenni. Igor Fedorov Ferri, membro dell’ Associazione degli Italiani di Crimea e coordinatore della collaborazione tra Crimea ed Italia ( Crimea – Investment ) ha portato i saluti tramite Francesco Lo Iudice, uno degli ospiti di rilievo dell’ incontro, presidente della Camera di Commercio Maghrebina – Russa, che ha esposto la situazione dal punto di vista delle prospettive di sviluppo per la penisola crimeana stessa e di progetti di investimento, alcuni già in essere, per eventuali imprenditori italiani interessati alla zona. La Camera di Commercio Maghrebina – Russa, grazie anche all’ esperienza del suo presidente, aiuta a sviluppare progetti d’ investimento per le aziende verso i mercati russi in generale, in Crimea e nel Tatarstan in particolare, e quelli del Nord Africa, in Tunisia peculiarmente.
    L’ “itinerario” della serata è stato incanalato dai foto-racconti dei vari viaggi effettuati nelle zone geografiche in questione: Crimea, repubbliche del Caucaso russo, Ossetia del Sud, Abkhazia, Azerbaijan, Georgia, Armenia , da Luca Pingitore, presidente dell’ Associazione Viaggiatori Indipendenti e frequentatore da anni dell’ area, conditi da aneddoti ed esperienze dirette che hanno stimolato i presenti verso la scoperta di nuove mete, come l’ Elbrus la montagna più alta d’ Europa ad esempio, anche tramite la proiezione, ad inizio serata, di video-pillole sulle bellezze naturalistiche elaborate dalle guide escursionistiche Abdullah Bokov per la Cecenia e Georgi Tibilov per l’ Ossetia del Sud, due delle repubbliche meno conosciute ed anche più bistrattate dall’ opinione pubblica.
    La discussione, poi, si è soffermata sul tragico evento conosciuto come la “strage della scuola di Beslan”, avvenuta nel 2004, con l’ intervento dell’ autorevole ospite Ennio Bordato,presidente di Aiutateci a Salvare i Bambini Onlus  ( AASIB ), associazione con lo scopo di sostenere e rendere possibili le cure di bambini particolarmente bisognosi della Federazione Russa e allo stesso tempo interessare l’opinione pubblica italiana sui problemi dell’infanzia russa.         L’ esposizione ha raccontato la sequenza dei drammatici giorni dell’ evento che ha avuto come conseguenza la morte di più di 300 persone (la maggior parte bambini) ed illustrato il lavoro che AASIB ha svolto e continua a svolgere a Beslan e per Beslan.
    A seguire Flavio De Marchi, il primo italiano ad investire in Abkhazia tramite un progetto che prevede l’ apertura di un ristorante italiano, unico nel piccolo stato a poter esser considerato davvero tale per via degli ingredienti originali utilizzati, dei piatti proposti e della gestione diretta, incastonato nel Centro di Cultura Italiano da egli stesso diretto e che diventerà il punto di riferimento per tutti i numerosi abkhazi amanti dell’ Italia e per gli italiani in transito da quelle parti. Il Centro di Cultura Italiano ed il ristorante “ Cristallo Raffaello “ saranno la Casa Italia in Abkhazia.
    La serata si è conclusa con un video-messaggio da Mosca da parte di Saverio Polizzi, presidente del Centro Studi Sviluppo e Societa’ ed ideatore e conduttore di ItaliaRussiaEuropa24, una veloce disamina della situazione attuale circa progetti di sviluppo con riferimento a ciò che di buono si sta facendo malgrado i tanti ostacoli ed un augurio a fare ancora di più sia sul piano economico ma anche e soprattutto in ambito culturale.
    Uno degli obiettivi principali di “ Italia – Caucaso “ è quello di squarciare i pregiudizi verso le zone oggetto del Progetto e la serata organizzata a Firenze è stata un’ ottima opportunità , per i presenti accorsi, di iniziare a conoscerle da un punto di vista differente.
    Quello di chi le frequenta per passione, lavoro, scelta di vita.

    ITALIA – CAUCASO

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  • Dalla Crimea al Caucaso 4/3/17 – Firenze

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    ITALIA – CAUCASO

    organizza

    Dalla Crimea al Caucaso

    Un itinerario tra
    turismo, relazioni, sviluppo, progetti sociali

    Le numerose esperienze di viaggio, culturali, sociali, relazionali di chi frequenta quest’ area geografica ragguaglieranno i presenti su queste zone d’ Europa ancora poco conosciute.

    Un territorio abitato da popolazioni diverse per origini e religioni, segnato anche per questo da numerose guerre ed attacchi terroristici – ancora oggi non del tutto sopiti – che lo rendono oggetto di errati pregiudizi da parte di chi non ci ha mai messo piede e non ha provato l’emozione di innamorarsene.

    Il Caucaso, una intrigante ed impervia regione ricca di bellezze naturalistiche, storia, cultura, tradizioni che imperniano le altissime montagne dalle quali la zona prende il nome, lambendo le coste del mar Nero e del Mar Caspio, toccando i confini con il Medio Oriente.

    La Crimea: spiagge, altopiani, vigneti, fortezze, castelli, rovine antiche che rendono la penisola incastonata nel mar Nero una terra tra le più affascinanti in Europa, per bellezza, clima e posizione.

    Con gli ospiti della serata:

    ENNIO BORDATO   presidente di Aiutateci a Salvare i Bambini Onlus

    FLAVIO DE MARCHI  il primo imprenditore italiano ad investire in Abkhazia

    FRANCESCO LO IUDICE  presidente Camera di Commercio Maghrebina – Russa

    LUCA PINGITORE  Direttore Organizzativo dell’ Associazione Viaggiatori Indipendenti ( Otra )

    moderati da

    MARCELLO CELLA  ideatore e conduttore di Balkania su RadioRoarr

    – Viaggeremo attraverso l’ intera area con esperienze dirette e supporti visivi;
    – Discuteremo delle relazioni che intercorrono tra i diversi stati e le differenti repubbliche appartenenti alla regione, tra di loro e con paesi terzi;
    – Analizzeremo alcune prospettive di sviluppo già in essere e le imminenti possibilità;
    – Presenteremo progetti di solidarietà per i bambini vittime della tragedia di Beslan e non solo;
    – Ascolteremo interventi e proposte;

    Durante la serata interventi di:

    Abdullah Bokov  ( video exhibition )  guida escursionista in Cecenia

    Giancarlo Carloni   viaggiatore ( Associazione Viaggiatori Indipendenti )

    Igor Fedorov Ferri  (in collegamento video) dell’ Associazione Italiani di Crimea ( Cerkio) e coordinatore della collaborazione Crimea – Italia ( Crimea – Investment )

    Saverio Polizzi  (in collegamento video)  presidente Centro Studi Sviluppo e Societa’ ed ideatore e conduttore di ItaliaRussiaEuropa24

    Paolo Poma  delegato Italia – Caucaso

    Francesco Muratore  storico ( Associazione Viaggiatori Indipendenti )

    Gheorghi Tibilov  ( video exhibition ) guida escursionista in Ossezia del Sud

    SABATO 4 MARZO 2017
    ORE 17:30
    VIA FAENZA, 48
    FIRENZE

    Italia – Caucaso è un Progetto Operativo dell’ Associazione Viaggiatori Indipendenti che ha l’ obiettivo di creare amicizia ed interconnessioni tra le due aree geografiche.
    Italia – Caucaso promuove ed organizza eventi volti a incoraggiare, favorire, approfondire la cultura dei paesi appartenenti all’ intera area geografica del Caucaso divulgando e  rafforzando la conoscenza delle tematiche culturali, sociali, politiche ed ambientali dei paesi interessati provando a stimolare un processo costruttivo che vada contro ogni pregiudizio avverso la regione e tra i paesi dell’ area stessa.

    https://www.otrapress.com/oldsite/italia-caucaso/

  • Dalla Cecenia all’ Ossezia del Sud passando per Beslan. Caucaso 2015

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    Ai primi bagliori solari di un nuovo giorno il pullman sul quale viaggiamo viene fermato facendoci ridestare all’ improvviso. Siamo su questo bus da più di 10 ore ma sostanzialmente siamo comodi. O comunque in condizioni migliori rispetto al pullman con i sedili sfondati o staccati ed appoggiati sulla loro sede che utilizzammo esattamente 6 anni fa sempre sulla stessa tratta. Quella volta però non ci spingemmo fin qui. Quella volta ci fermammo giusto 90 chilometri prima, a Nalchik, la capitale della Repubblica della Kabardino – Balkaria, dalla quale poi movemmo su fino a al villaggio di Terskol e quindi sul monte Elbrus.
    Provenivamo dalla Crimea, ai tempi ancora inquadrata nell’ Ukraijna, “passando” per Sochi e recandoci a Volgograd. Il monte Elbrus era “solo” una deviazione di qualche centinaio di chilometri a sud rispetto al nostro tragitto.
    Questa volta invece la nostra meta è il Caucaso vero e proprio, quello più profondo. Una terra di montagne, di tradizioni antiche, di succulente pietanze di carne e ricca di storia. Una storia anche recente, che si sta ancora scrivendo e che continuiamo a vivere in questi anni.
    Una storia fatta di sangue, di guerre, di sferragliare di mezzi militari, di attentati, di pianti, di luoghi adibiti da secoli a campi di battaglia.
    Dalla città di Armavir fino all’ Elbrus e poi di nuovo risalendo a Rostov na Don e poi verso Volgograd mi ricordavo decine di controlli di polizia in missione anti terrorismo. Era il 2009 e la situazione era ancora calda. Solo 1 anno prima c’ era stata anche l’ indipendenza dell’ Ossetia del Sud che aveva comportato una guerra lampo tra Georgia e Russia alla quale assistemmo, durante un altro nostro viaggio, quasi in diretta dalla città di Gori, ad una manciata di chilometri dalla nuova linea del confine georgiano che si andava delineando . I controlli nel 2009 erano numerosi ed alla lunga risultarono anche noiosi per noi stranieri in viaggio in quelle terre.
    Questa volta invece, a distanza di 6 anni, la situazione si presenta, almeno in superficie, meno oppressiva.
    Il nostro pullman si è però arrestato ora proprio per un controllo. Siamo fermi sul fiume Uruk, alla frontiera tra Kabardino – Balkaria ed Ossetia del Nord, due repubbliche comunque appartenenti alla Federazione Russa a tutti gli effetti. Soprattutto qui nel Caucaso però, le frontiere tra le varie repubbliche sono presidiate e controllate a campione. Il rischio e la paura di terroristi in libera uscita è forte.
    Siamo ovviamente gli unici 2 stranieri a bordo ed inevitabilmente i nostri passaporti vengono presi in consegna ed io invitato a seguire il militare. A volte in Russia militari ed impiegati pubblici si immedesimano nel loro ruolo istituzionale ragionando anche in maniera molto rigida e fortemente burocratica. Retaggi di una trentina e passa di anni fa che persiste ancora negli impiegati più attempati. Siano bidelli, poliziotti, bigliettari, capo- vagoni dei treni, impiegati di un qualsiasi ufficio, vestono i loro panni in maniera ufficiale ed a volte meccanica lasciando poco spazio alla logica ed al ragionamento. Quando hai una certa confidenza con questa mentalità, però, lo sai ed assecondi il gioco di dargli importanza con l’ unico cruccio, magari, di restare lì a perdere del tempo.
    Anche in questo caso i doganieri per un presunto stupido cavillo burocratico, inesistente tra l’ altro, fanno perdere 30 minuti circa a noi ed a tutto il bus. Gli spiego varie volte la situazione e solo dopo numerosi tentativi ad un poliziotto viene in mente un’ illuminazione: la stessa spiegazione che gli sto fornendo da svariati minuti.
    Bravo ! Che intuizione !
    Mi sembra di vivere una scena di “Fracchia la belva umana” dove l’ attendente De Simone proponeva la soluzione più immediata senza esser preso in considerazione, salvo pochi minuti dopo la stessa idea venir tirata fuori dal Commissario Auricchio e tutti a giubilarlo.
    “Liberato” dall’ ufficio risalgo sul bus tra l’ ovazione generale dei passeggeri e dell’ autista innervositi per la perdita di tempo ed il sospiro di sollievo del mio compagno di viaggio ansioso per le mie ( e sue) sorti.
    Da fine osservatore d’ esperienza, anche nei momenti più complicati e difficili, i dettagli mi risaltano agli occhi quasi preoccupandomi più di registrare questi che di risolvere la situazione nella quale eventualmente mi trovo.
    Un elemento che noto e’ la quasi totale presenza, in questo punto di frontiera, di militari russi ovviamente ma di etnia tagika, kirghiza, mongola, buriata, in pratica come se militari originari dal profondo oriente russo fossero stati trasferiti in questo angolo impervio d’ Europa. Sarà un caso o un fattore voluto strategicamente per gestire con più freddezza, rispetto alla popolazione locale, questi luoghi?
    Di certo, però, non mancano i superman di etnia più propriamente russa armati ed equipaggiati di tutto punto.

    BESLAN
    Era il 1 settembre 2004 quando un folto gruppo di terroristi assaltò la scuola n. 1 di Beslan facendo prigionieri centinaia di bambini, insegnanti e genitori che si accingevano ad iniziare l’ anno scolastico durante la celebrazione del primo giorno di scuola. La gente fu ammassata nella palestra tenuta sotto perenne controllo armato da parte dei rapitori che vessavano di continuo i prigionieri costringendoli a restare senza cibo ed acqua tanto che molti di loro furono costretti a dissetarsi con i propri escrementi. Molti di loro furono passati per le armi durante i 3 giorni di prigionia da parte dei terroristi e di assedio da parte delle forze speciali russe. Finchè qualcosa non accadde. Delle esplosioni, propiziate non si sa con certezza da chi, diedero inizio ad un drammatico eccidio. Più di 300 persone delle quali 186 bambini persero la vita.
    Una tragedia che colpì duramente l’ opinione pubblica ed ancora oggi è sempre viva nei ricordi di molti.
    E’proprio per rimembrare questa tristissima pagina di storia e vedere con i nostri occhi tutta la drammaticità di questa tragedia che facciamo coincidere la nostra visita a Beslan il giorno dell ‘ undicesimo anniversario.
    Assoldiamo, fuori dal nostro hotel dove alloggiamo a Vladikavkaz, Ruslan un tassista il quale ci scorazzerà in altre escursioni nei giorni seguenti e con il quale si instaurerà comunque un rapporto di stima e confidenza che esulerà dal mero rapporto lavorativo. Percorriamo i circa 30km che separano la capitale dell’ Ossezia del Nord alla cittadina resa famosa dall’ eccidio. La cosa che ci colpisce del posto è il Silenzio. La poca gente per strada, i bambini, i poliziotti che chiudono il traffico sulle arterie principali, le automobili, i negozi aperti, noi stessi restiamo in quasi totale silenzio.
    Sin dai primi passi che muoviamo a piedi in direzione della scuola avvertiamo un senso di disagio, un quasi avvertire di essere fuori luogo. Non perché qualcuno ci lancia sguardi o ci addita ma solo perché ci sentiamo dei “turisti del dramma”, estranei che, se anche certo con buone intenzioni di vedere con i propri occhi e sentire la tristezza con le proprie emozioni, quasi disturbano questa comunità chiusa da 11 anni nel proprio dolore. Anche il nostro accompagnatore si commuove davanti la scuola, anche lui ha avuto dei conoscenti colpiti dalla tragedia. Ci muoviamo taciturni nella palestra della scuola, rimasta ancora come i giorni dell’ eccidio, e mesti pensieri ci assalgono. I muri anneriti dal fuoco, le travi del soffitto bruciacchiate, una spalliera svedese per la ginnastica, un canestro arrugginito sono tutti testimoni oculari e protagonisti inconsapevoli di un dramma di proporzioni immense. Gli ex voto – ricordo delle tante persone, singoli o gruppi, privati o associazioni e istituzioni che sono giunti negli anni in commemorazione su questo luogo, fanno da cornice alle centinaia di candele poste al centrocampo della palestra sotto una grande croce ortodossa. Mazzi di fiori e corone funebri completano il quadro doloroso di mamme, nonne, sorelle, parenti e conoscenti delle vittime della strage. Vecchie signore, molte in realtà giovani ma invecchiate dal dolore che si portano dietro, piangono in silenzio negli angoli della palestra, davanti una foto del proprio bambino ucciso, in raccolta davanti una effigie di un santo. La sensazione è stringente. Usciamo fuori ma mi sento ancora scosso e ho voglia di rientrare. Per avvertire un ulteriore momento di raccoglimento interiore.
    Siamo sopraffatti dall’ emozione. Ma siamo qui anche per essere occhi ed amplificatori per il nostro piccolo spaccato di mondo in cui viviamo in Italia. Leggere, vedere dei video o delle foto non ti da la giusta dimensione della tragedia; essere qui, calcando questi stessi luoghi ed avvertendo determinate sensazioni, ti fa percepire la strage in una maniera molto più diretta.
    Incamminandoci verso la scuola siamo passati davanti la stazione della polizia locale ed abbiamo verificato con i nostri occhi quello che avevamo letto e quello che ci ripete Ruslan più volte: “come è potuto accadere con una stazione della polizia ubicata giusto dietro l’ angolo dell’ istituto scolastico?
    Ce lo chiediamo anche noi ma potrebbero esserci differenti spiegazioni. Dalla più stupida di schettiniana memoria a quella più dietrologa del “lasciar fare”.
    Lasciamo la palestra dove decine di giovani sostano nei pressi indossando una maglietta nera con stampata la scritta “antiterror”, dove il pope dispensa parole di conforto e dove tanta gente sosta in una sorta di meditazione e ci rechiamo verso il “Memoriale degli Angeli Eroi”, il vasto cimitero costruito appositamente per le vittime della scuola in un campo adiacente l’ aeroporto e dove un paio di statue – memoriali sono erette ad imperituro ricordo.
    Girovaghiamo tra le lapidi accompagnate quasi tutte da un tavolino e due panchine in granito che servono ai familiari per sostare giornate intere sulle tombe dei lori bambini e proporre loro delle offerte in viveri. Diamo sguardo a molte incisioni dei nomi e dei volti delle vittime. Ci soffermiamo su un particolare: l’ anno di nascita di moltissime maestre. Il nostro… E non una o due ma tante…
    Rientriamo a Vladikavkaz e con il nostro autista e discutiamo di Beslan e della situazione generale del turbolento Caucaso. Ruslan ci dice che a Beslan a pianificare l’ attacco terroristico non sono state menti cecene, come ne è convinta la maggior parte dell’ opinione pubblica “occidentale”, ma bensì teste provenienti dall’ attigua Repubblica di Inguscezia.

    GROZNY
    L’ ultima discussione su temi geopolitici col nostro autista era terminata con la sua forte affermazione rivelatrice di assoluta certezza che la mano sanguinaria su Beslan non fu cecena ma inguscia.
    E siamo proprio diretti in Cecenia attraverso l’ Inguscezia quando riprendiamo la nostra conversazione.
    Le cosiddette frontiere, come quella dove venimmo fermati tra Kabardino – Balcaria ed Ossezia del Nord uno dei primi giorni del nostro viaggio, sono frequenti in questa zona geografica. Ruslan ci conduce attraverso strade secondarie per evitare il check point con la Repubblica d’ Inguscezia controllato dai militari russi. Meglio affrontare la frontiera dalla strada controllata dagli osseti, a suo dire. E cosi giungiamo ad un grande incrocio dove finalmente ci rendiamo conto delle parole del tassista. Se provieni da destra ti controllano i russi, se arrivi dalla nostra direzione ti controllano gli osseti, se giungi da sinistra sei in mano agli ingusci. Un po complicato se si pensa che siamo a tutti gli effetti in… Russia.
    Come previsto dal nostro amico alla guida, subiamo solo un rallentamento e tiriamo diritto in direzione Nazran la città capitale dell’ Inguscezia fino a pochi anni fa quando abdicò a favore dell’ attigua Magas.
    Lo scenario cambia. Piombiamo all’ istante in Medio Oriente e ce ne accorgiamo subito dalle donne ai margini della strada che sono coperte dal velo. Non ci sono estremismi visti in Giordania ma la differenza visiva con l’ ambiente prefrontaliero si nota. Attraversiamo l’ Inguscezia dove la strada principale che percorriamo e’ tutta costellata di pali elettrici su ognuno dei quali, e sono centinaia, sono alternativamente dipinti i colori bianco-verdi della Repubblica musulmana e quelli panslavi della Federazione Russa. Così per chilometri. Fino al punto d’ ingresso della famigerata Repubblica Cecena.
    La conversazione con il nostro guidatore di fiducia si fa sempre più stretta, oramai Ruslan è con noi da un paio di giorni e la confidenza inizia ad essere sempre più aperta.
    All’ inizio del tragitto, subito fuori Vladikavkaz, durante una delle nostre escursioni nella zona, ci mostra l’ area dove sorgeva una sorta di aeroporto militare off limits sul quale atterravano aerei dai quali venivano scaricati decine di mezzi militari, armamenti e soldati durante la guerra in Cecenia oltre che per il più recente conflitto in Ossezia del Sud e soprattutto durante la guerra tra Ossezia del nord ed Inguscezia.
    Più drammatica di quella cecena, sostiene lui. Forse, pensiamo noi, perché quella cecena seppur da molto vicino l’ ha solo ascoltata, quella osseto – inguscia l’ ha vissuta a casa sua. Dell’ aeroporto militare ora non resta niente altro che uno sterminato campo incolto mentre restano le montagne poco fuori Beslan da dove gl ingusci sparavano e detenevano in mano la situazione nei confronti dell’ Ossezia. Terre di guerra queste, scenari strategici anche durante la II° Guerra Mondiale quando proprio dalle valli a qualche decina di chilometri più a nord i nazisti furono ributtati indietro fino al monte Elbrus e poi fino a Volgograd dalla quale città iniziò poi l’ inesorabile ritirata fino a Berlino. Non ascoltiamo mai parole di ira o di rassegnazione dalla voce di Ruslan ma anzi riesce a farci un quadro della situazione quasi distaccato nonostante fosse stato attore di questi tragici accadimenti. Come quando ci racconta dello scoppio di una bomba ad una fermata del bus di fronte al mercato di Vladikavkaz. Era presente fisicamente in quei momenti disperati che ci racconta quasi come un cronista esterno. Gli ingusci, ancora loro. Come ingusci, incalza, sono gli attentatori che hanno attaccato Mosca più volte. Forse è di parte quando afferma queste cose essendo lui osseto o forse dice la verità come affiora anche da alcune versioni ufficiali.
    Ma stiamo per fare il nostro ingresso nella “temutissima” Cecenia. Un ritratto gigante di Kadirov figlio, l’ attuale Presidente della Repubblica ci da il benvenuto. E lo scenario cambia di nuovo. Da “mediorientale” con traffico, confusione nei villaggi, donne velate si passa ad un paesaggio più “kazako” con vasti campi inabitati attraversati dalla strada che percorriamo. La guerra era anche e soprattutto qui, in questi spazi enormi e quel poco che c’ era ovviamente non c’ è più. C è però una strada lineare, larga, ben asfaltata e veloce. Un altro segnale che ci indica che siamo in Cecenia, la Repubblica dove sono stati investiti milioni di rubli dopo la fine dell’ ultima guerra. Soprattutto per la ricostruzione della sua capitale Grozny. Città in cui, dopo più di 6 anni di attesa, riesco ad approdare. Ed a restare deluso per certi aspetti.
    Grozny, ma ne eravamo già al corrente, è una città completamente ricostruita dopo esser stata rasa al suolo. I fotogrammi, i video che abbiamo in mente circa quegli anni di terrore di guerra e distruzione sembrano svanire ed appartenere ora a film d’ azione. Non esiste più nessuna traccia della Grozny sotto le bombe di cui c’è l’ abitudine pensare. O meglio, della terribile Grozny capitale della pericolosissima Cecenia discarica dei pregiudizi più disparati. La sensazione che avverto sulla città è strana: mi sembra di provare l’ atmosfera di un governo che controlla tutto come a Tashkent ma incorniciato dall’ architettura a volte pacchiana come ad Astana. E come ad Astana convivono 2 anime cittadine, quella ultramoderna e quella più di tradizione russa.
    La pomposa università; i grattacieli sedi di centri finanziari, uffici vari ed hotel di lusso; il centro congressi che ricorda la Casa Bianca; la gigantesca Moschea frequentata a tutte le ore; la Residenza Presidenziale, forse disabitata a quanto ci dicono, immersa in un vasto parco che ricorda per molti aspetti la residenza del Presidente del Kazakhstan ad Astana appunto; l’ intero quartiere elegante preso in possesso da un ministro ed i suoi ciambellani; la sede della televisione dove solo qualche mese fa è scoppiata una bomba ed i danni subito fatti sparire; l’ enorme spiazzo del Memoriale dedicato a Kadirov padre, il genitore dell’ attuale Presidente, considerato dal governo russo il “nuovo Padre della Patria” cecena, assolato all’ inverosimile e che richiama il centro di Tashkent. Anche nella capitale uzbeka il caldo era asfissiante e per le strade non esistevano alberi o zone ombrose. Per evitare adunate sediziose ci sussurrarono. Forse a Grozny hanno utilizzato la stessa tecnica…
    Non si vedono militari per le strade, solo l’ accesso all’ aeroporto è controllato da mezzi militari corazzati, ma si avverte la propaganda politica. Le effigi dei Kadirov padre e figlio, spesso in compagnia di Putin, sono frequenti. Come le intitolazioni pubbliche a partire dallo stadio dedicato a Kadirov padre passando per la via principale della città dedicata a Putin stesso.
    A Grozny anche i vecchi enormi condomini vespai di architettura socialista degli anni di Krusciov, quelli che pur danneggiati gravemente erano rimasti in piedi, sono stati restaurati e rinnovati esteriormente, ricoperti di pannelli colorati che donano una nuova e più fresca espressione.
    Minutka, l’ accesso alla città, punto cruciale della guerra e dove si sono consumate le pagine più drammatiche per i cittadini di Grozny, è ora una moderna rotonda affannata dal traffico automobilistico di ogni giorno. Grozny ci appare, quindi, come una moderna città. Dalle 2 facce però dicevamo. Ed infatti dietro lo sfarzo c’è una popolazione che comunque non gode di tutti questi investimenti. Proviamo ad informarci tramite nostri contatti locali sull’ attuale situazione politica. A loro dire il governo russo non è amato ed il fuoco dell’ opposizione se non quello del separatismo è ancora sotto le ceneri che cova e può riaccendersi in maniera violenta da un momento all’ altro. Chiediamo conferma alla nostra supposizione circa l’ enorme flusso di danaro versato sulla città che noi intendiamo come una sorta di concessione, di patto non scritto: “vi diamo modernità e benessere” (non per tutti comunque, come detto) “e voi non create più conflitti e tensioni separatiste”, ci viene risposto che in realtà lo scintillio imposto alla città è un segnale di forza: “come vi abbiamo raso al suolo, così vi ricostruiamo”. Punto di vista di parte anche questo ovviamente, o forse una mezza verità completata dal nostro teorema.
    Tra i sentimenti di alcuni nostri interpellati ci imbattiamo in una 3° posizione in campo tra quella del governo russo ed i separatisti islamici: una indipendenza della Cecenia in chiave europeista ed “occidentale”. Una posizione di cui non si è mai letto o sentito parlare sui grossi media. E’ vero che la guerra è stata intrapresa in chiave islamica dai combattenti ma non mancano, quindi, gli interessi occidentali che si incuneano tra le crepe. A conferma di ciò anche il sentore di locali scuole “internazionali”. Sullo stile di quella in cui ci imbattemmo in Uzbekistan e dalla quale ricevemmo dei gentili messaggi di avvertimento. Certo, in Russia è vietata la presenza di agenzie, centri studi, organizzazioni di dubbia origine o mantenute con finanziamenti esteri non molto chiari ma niente vieta di aprire dei centri locali d’ ispirazione “occidentale” ufficialmente privati.

    OSSEZIA DEL SUD
    Il nostro viaggio prosegue a zonzo per la spettacolare catena montuosa del Caucaso che separa Russia e Georgia. Ed Ossezia del Sud. Un’ altra delle nostre tappe.
    Gli scorazzamenti in montagna ci regalano emozioni uniche e clamorose che ci portano alla scoperta di corsi d’ acqua, panorami mozzafiato, villaggi rurali, monasteri ortodossi, fonti d’ acqua termali e benefiche, uno dei rarissimi, se non oramai l’ unico, monumento dedicato a Stalin, antiche costruzioni dei primi abitanti della zona.
    E proprio curiosando in alcune di queste strane case in pietra, per molti aspetti simili ai nuraghi della Sardegna e con qualche richiamo ai trulli di Alberobello, che ci imbattiamo in una strana e macabra sorpresa. Diversi scheletri umani, ben conservati e perfettamente visibili, sono adagiati nelle costruzioni più piccole. Essendo terra di guerra e sangue ci balzano in mente sinistre proiezioni mentali. Ma ci sembra strano trovare resti umani in varie di queste casette e, soprattutto, l’ esser scheletro presuppone un data di morte molto più antecedente alle recenti guerre. Proviamo quindi ad informarci e intuiamo di trovarci davanti a niente altro che delle sorte di tombe di campagna. Invece di un cimitero e di una degna sepoltura, alcuni corpi venivano abbandonati all’ interno di queste piccole opere murarie. E lasciate alla mercè del tempo e di qualche animale.
    Ci rechiamo, come accennato, anche verso l’ Ossezia del Sud, lo stato nato nel 2008 dopo essersi reso indipendente dalla Georgia, stato alla quale era stato associato dopo il disciogliersi dell’ Unione Sovietica.
    Eravamo a Gori nel 2008 quando i movimenti militari arrivarono a lambire la periferia della città natale di Stalin. La curiosità di visitare l’ Ossezia del Sud quindi l’ avevamo dentro da allora. Finalmente, come per Beslan e Grozny, è arrivato anche il suo momento. San Giorgio in sella al suo cavallo nell’ atto di uccidere il drago con la sua lancia ci dà la sua benedizione, sospeso tra cielo e terra nella forma di una enorme ed imperiosa statua, che si staglia a picco da una parete di roccia.
    Dopo chilometri di paesaggio da farci girare la testa nelle varie direzioni, giungiamo alla frontiera russa. Ci apprestiamo ad uscire dalla Federazione e comunque da un’ uscita insolita per degli stranieri. Tanto più che poi dall’ Ossezia del Sud si può riuscire esclusivamente ripassando da questo varco doganale con la Russia stessa.
    Come altre volte alla frontiera con Kaliningrad, come quella volta, un po di anni fa, alla frontiera polacco – ucràina che fui scambiato, in seguito in uscita dal paese, per clandestino, come quell’ altra volta tra le isolate montagne dell’ Altaj kazako, come varie altre volte anche fuori dall’ area ex Urss, quando uno straniero si presenta a valichi frontalieri per niente comuni e fuori dalle tipiche tratte del turismo cosiddetto, anche questa il controllo dei passaporti risulta lungo e complesso.
    Oramai abbiamo una certa abitudine e lasciamo scorrere il tempo.
    Questa volta, però, ci scappa in più un vero e proprio interrogatorio. Lasciamogli il dubbio del sospetto. Che dissipiamo senza problema alcuno.
    Ci inoltriamo per la strada ed i tornanti dell’ Ossezia del Sud. Lo scenario si fa ancora più bello e siamo accompagnati da una luce solare che rende ancora più raggiante il verde dei prati di montagna che fanno da cornice al nostro procedere. Fino al check- point controllato dall’ esercito osseto del sud.
    Per alcuni metri la strada diventa sterrata ed una sorta di passaggio a livello interrompe il nostro cammino.
    I giovanissimi militari controllano i nostri documenti di viaggio. Siamo portatori di una vincolante irregolarità amministrativa che sapevamo mancasse ma che non ci ha impedito di provare comunque la sorte.
    Niente da fare. Siamo oramai a pochi chilometri da Tskhinval, la capitale del giovane stato, ma il nostro sogno di visitare il paese si infrange qui. Con estrema gentilezza i militari ci impongono il dietro-front, purtroppo non possono derogare ad i loro obblighi. Anche un’ altra signora, ci indicano, con il nostro stesso problema è stata respinta ed attende con pazienza un familiare che la riporterà indietro.
    Il tempo di dare un ulteriore sguardo e fissare per sempre questi momenti nella scatola nera della memoria. La foto inesistente più bella di tutto l’ intero viaggio. Immersi in mezzo ad una enorme vallata verde tra le altissime montagne del Caucaso, fermi in mezzo ad uno sterrato check point di una frontiera poco conosciuta e con garbati militari armati di tutto punto che ne controllano il passaggio. Vorrei restare qui ancora a lungo a gustarmi questa scena. Come quella volta che ci fermammo per più di un’ ora, come dei divertiti bambini, a guardare una piccola zattera in legno trasportare avanti e dietro, da una sponda all’ altra, uomini e mezzi nei pressi di Butrint, ultimo lembo di Albania prima della Grecia.
    Salutiamo l’ Ossezia del sud e ritorniamo indietro. Il nostro viaggio proseguirà ancora per giorni, toccando altre interessanti mete e prevedendo un emozionante ritorno, per me, sul monte Elbrus.
    Schernendo da parte nostra i commenti, frutti di ignoranza e pregiudizi, che hanno preceduto ed accompagnato il nostro viaggio ed i motivi dello stesso. Molta gente non arriva a comprendere che siamo spinti dalla sola passione di viaggiare, scoprire posti nuovi e combattere i pregiudizi stessi sentenziati nei confronti delle mete da noi battute.

    * L’ itinerario completo del viaggio:
    Krasnodar
    Vladikavkaz
    Beslan
    Fiagdon
    Grozny
    Ossetia del Sud
    monte Elbrus
    Pyatigorsk

    LUCA PINGITORE

     

  • Rientrati dal Caucaso russo. Aperitivo e racconti di viaggio. 02/10/15

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    Venerdì 2 ottobre 2015
    ore 20:00
    TATO BAR
    largo Bargellini n. 2/4
    Firenze

    Il “Salotto del Viaggiatore” è il luogo per tutti gli appassionati del viaggio che intendono ricercare informazioni, condividere esperienze, conoscere altri viaggiatori, pianificare nuovi viaggi, trascorrere una serata in allegra compagnia.

    ***
    Il Caucaso russo: una intrigante ed impervia area geografica ricca di bellezze naturalistiche, storia, cultura, tradizioni che imperniano le altissime montagne dalle quali la zona prende il nome.
    Una regione abitata da popolazioni diverse per origini e religioni, segnata anche per questo da numerose guerre ed attacchi terroristici – ancora oggi non del tutto sopiti – che la rendono oggetto di errati pregiudizi da parte di chi non ci ha mai messo piede e non ha provato l’emozione di innamorarsene.

    Da Krasnodar fino a Vladikavkaz la terra degli Alani e poi ancora fino a
    Grozny, la celeberrima capitale della Cecenia martoriata da anni di sanguinose guerre e bombardamenti.
    Passando dalla tristezza di Beslan, dove 11 anni fa, un commando di terroristi fu causa dello sterminio di più di 300 persone, per la maggior parte bambini, ammassati nella palestra della scuola cittadina n. 1.
    Provando a penetrare nell’ Ossetia del Sud, stato formalmente indipendente ma riconosciuto solamente da pochi altri paesi a livello internazionale, nato in seguito ad ‘ altra guerra- lampo.
    Esplorando le montagne spettacolari che delimitano il confine con la Georgia.
    Salendo sul monte Elbrus, la montagna più alta d’ Europa con i suoi 5642 metri.
    Transitando per la zona termale, rinomata area di vacanze fin dai tempi dell’ Unione Sovietica a causa dei suoi fanghi e delle sue acque purificatrici prodigiose.
    Si porteranno frammenti dei precedenti viaggi effettuati nella zona dai nostri viaggiatori, dalla Crimea, ieri Ucraina ma oggi divenuta Russia, fino in Georgia, Armenia ed Azerbaijan.

    Parleranno del loro recente viaggio nel Caucaso russo, con il supporto di fotografie, Luca Pingitore e Giancarlo Carloni, viaggiatori e soci fondatori di OTRA.

    APERITIVO E RACCONTI DI VIAGGIO
    VENERDI 2 OTTOBRE 2015
    TATO BAR
    ORE 20:00

    * incontro organizzato col patrocinio di Russia – Italia.com