{"id":883,"date":"2017-11-06T01:01:42","date_gmt":"2017-11-06T00:01:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.viaggiatorindipendenti.it\/?p=883"},"modified":"2017-11-06T01:01:42","modified_gmt":"2017-11-06T00:01:42","slug":"883","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.otrapress.com\/oldsite\/2017\/11\/06\/883\/","title":{"rendered":"Tra Abkhazia e Georgia"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.otrapress.com\/oldsite\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/IMG_1746.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-medium wp-image-884 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.otrapress.com\/oldsite\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/IMG_1746-300x225.jpg\" alt=\"IMG_1746\" width=\"300\" height=\"225\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un branco di delfini sguazza spensierato nel <strong>mar Nero<\/strong> a pochi metri dalla riva costituita esclusivamente da blocchi di cemento frangiflutti nelle adiacenze del porto di <strong>Poti<\/strong>. Neanche dieci anni fa <strong>Poti<\/strong> ed il suo porto furono teatro di cruente operazioni belliche durante la guerra che vide contrapposta la piccola repubblica dell\u2019 <strong>Abkhazia<\/strong>, coadiuvata in suo soccorso dalla <strong>Russia<\/strong>, contro la <strong>Georgia<\/strong> che non ne accettava, ancora dopo 18 anni, l \u2018indipendenza. Dopo quei giorni di guerra, il confine tra i due stati si riattest\u00f2 sull\u2019 ubicazione originale poche decine di chilometri pi\u00f9 a nord e sulla posizione naturale costituita dal fiume<strong> Ingur<\/strong>, anzi per la precisione, sulla zona costiera la foce del fiume ricade interamente nella repubblica georgiana. E proprio in quelle poche centinaia di metri che partono dalla riva nord dell\u2019 <strong>Ingur<\/strong> ed arrivano al confine abkhazo, nella localit\u00e0 di <strong>Anaklia<\/strong>, hanno pensato di organizzare ogni estate uno dei pi\u00f9 conosciuti festival di musica elettronica. Un\u2019 area verde ricavata dal nulla, bella, pulita, ordinata su un lungomare moderno al quale si accede tramite un futuristico ponte in legno e plexiglass che sovrasta la foce del fiume. Il <strong>GEM Festival<\/strong> nasce sulle ceneri del pi\u00f9 famoso <strong>Kazantip<\/strong>, festival che ogni estate si teneva nella zona di <strong>Evpatoria<\/strong> in <strong>Crimea<\/strong>. Quando la <strong>Crimea<\/strong> pass\u00f2 alla <strong>Russia<\/strong>, il festival, organizzato da ucr\u00e0ini, fu annullato e spostato nella \u201csorella\u201d <strong>Georgia<\/strong> ma non ebbe lo stesso successo. L\u2019 idea per\u00f2 piacque ad alcuni georgiani che si inventarono il <strong>GEM<\/strong>. In pochi metri quadrati migliaia di ragazzi ballano e fanno festa con alcuni dei migliori dj di caratura internazionale che vengono a proporre i loro esaltanti dj set in questo angolo sperduto del <strong>Caucaso<\/strong>. Si balla per un mese esattamente sotto la barriera di alluminio che si estende per chilometri verso l\u2019 interno della <strong>Georgia<\/strong> e segna il confine con l\u2019 <strong>Abkhazia<\/strong>. Si fa festa sotto lo sguardo attento dei militari abkhazi che controllano l\u2019 aerea sottostante dalle torrette di avvistamento. Si accendono fal\u00f2 sulla spiaggia pietrosa dove il filo spinato delimita il territorio dei due stati. Un festival organizzato appositamente sul confine. Per sbattere in faccia il divertimento sfrenato, la \u201cmodernit\u00e0\u201d, il sogno tipico di \u201coltre confine\u201d, che gi\u00e0 andava tanto in voga nella <strong>Berlino<\/strong> divisa in due, ai giovani della popolazione abkhaza. Oppure in segno di pace, secondo la versione degli organizzatori, che estendono il loro invito con tanto di biglietti gratis ai ragazzi abkhazi ma che puntualmente essi non lo prendono neanche in considerazione. Sono ancora non emarginate le ferite della guerra e degli anni di vessazioni ed embargo che hanno dovuto subire. E che ancora oggi persistono.<br \/>\nA circa 40 chilometri di distanza da <strong>Anaklia<\/strong>, nel villaggio di <strong>Rukhi<\/strong>, \u00e8 ubicato l\u2019 unico punto di passaggio aperto tra <strong>Georgia<\/strong> ed<strong> Abkhazia<\/strong>. Il ponte sul fiume<strong> Ingur<\/strong>. Costruito nel 1948 dalle squadre del <strong>Ministero degli Interni dell\u2019 Unione Sovietica<\/strong>, come recitano le targhe originali dell\u2019 epoca in lingua russa e georgiana, collega la citt\u00e0 di <strong>Zugdidi<\/strong>, qualche chilometro pi\u00f9 a sud e capoluogo della regione della <strong>Mingrelia<\/strong>, con l\u2019 <strong>Abkhazia<\/strong>. Passi il controllo di frontiera georgiano, cammini a zig zag davanti un ulteriore check-point militare a pochi metri dal ponte, lo percorri, superi il controllo di ammissione sul lato abkhazo se hai la documentazione necessaria e vieni poi ammesso alla frontiera vera e propria. Scenario completamente differente rispetto all\u2019 ingresso in <strong>Abkhazia<\/strong> da <strong>Adler<\/strong>, sul confine russo a nord del paese. Qui sul confine georgiano l\u2019 atmosfera \u00e8 molto pi\u00f9 rurale con i carretti stile \u201cwestern\u201d trainati da cavalli che a richiesta ti aiutano a percorrere la distanza tra i due punti di controllo ed il via vai dei <strong><em>mingreli<\/em><\/strong>, la popolazione locale, che al discioglimento dell\u2019 <strong>Urss<\/strong> ed alla indipendenza dell\u2019 <strong>Abkhazia<\/strong> sono rimasti divisi tra i due stati. Sono gli unici georgiani e gli unici abkhazi che passano regolarmente la frontiera. E sono apostrofati come \u201ctraditori\u201d da entrambi, poich\u00e8 sono gli unici che sono rimasti a met\u00e0 tra <strong>Abkhazia<\/strong> e <strong>Georgia<\/strong>, col piede dell\u2019 opportunismo in due staffe.<br \/>\nSostiamo per diverse ore, in giorni differenti, nei circa due chilometri e poco pi\u00f9 che separano ufficialmente la<strong> Georgia<\/strong> e l\u2019 <strong>Abkhazia<\/strong>. Da viaggiatori, nostro malgrado per una serie di imprevisti, diventiamo osservatori della frontiera. La cosiddetta \u201cterra di nessuno\u201d tra le due repubbliche, che terra di nessuno non \u00e8 in quanto proprio una base militare georgiana \u00e8 presente seminascosta sottostante l\u2019 imbocco del ponte, proprio nelle adiacenze del check point armato e presenziato da svogliati giovanissimi militari che magari vorrebbero trovarsi altrove, diventa il nostro punto di osservazione. Diventiamo cos\u00ec \u201cesperti\u201d dell&#8217; area in questione e finiamo per aiutare a livello di informazioni sulla frontiera e consigli sull\u2019 <strong>Abkhazia<\/strong>, dove siamo gi\u00e0 stati in un viaggio precedente , gruppetti di turisti ungheresi e tedeschi (alcuni dei quali anche un p\u00f2 timorosi di quello che avrebbero trovato al di l\u00e0 della frontiera alludendo ad articoli di disinformazioni letti in patria. Scritti dall\u2019 ufficio e non per esperienza diretta aggiungiamo noi) i quali dubitano sui reali motivi della nostra presenza in un luogo cos\u00ec particolare. Ma noi dobbiamo solo consegnare un pacco. Chi ci crede?<br \/>\nForse neanche i poliziotti georgiani che ci interrogano sulla storia della <strong>Juventus<\/strong> con tanto di quiz su risultati e giocatori degli anni passati o i colleghi sul lato abkhazo che assistiamo nello smistamento della fila di persone che si accingono a superare il loro controllo. Oramai conosciamo le procedure su entrambi i lati. Ed anche i georgiani ci assoldano gratis come interpreti inglese &#8211; russo considerato che alcuni di loro non leggono neanche i caratteri latini dei passaporti o comunque non comprendono la nazionalit\u00e0 degli avventori stranieri che si presentano alla frontiera.<br \/>\nAssistiamo al passaggio di strani personaggi turchi ed a quello di presunti diplomatici giordani, come al controllo di routine di un team dell\u2019<strong> IOM<\/strong>, l&#8217; <strong>Organizzazione Internazionale per le Migrazioni<\/strong>, di cui comprendiamo il funzionamento e su cosa si basano i loro report. In pratica mon\u00ectorano solo il lato georgiano, ogni tanto fanno visite di routine al check point e se ne rientrano nello loro base dorata.<br \/>\nCi imbattiamo, anche qui in frontiera come in altre zone della <strong>Georgia<\/strong>, alla banca mobile. In alcune zone rurali non sei tu che vai in banca ma \u00e8 la banca che viene da te con un furgone-ufficio.<br \/>\nLa gente si accalca ai finestrini- desk, un paio di impiegati ricevono le operazioni dall\u2019 interno su dei tavolini-postazioni con computer e stampante mentre l\u2019 autista dorme seduto sul lato guida e l\u2019 agente di scorta, attrezzato di tutto punto, fa presenza all\u2019 esterno.<br \/>\nNon ci facciamo mancare niente e durante la spola tra i due lati, su quello abkhazo, ci imbattiamo anche in un assembramento funebre che attende tra gli strazi la salma in arrivo dall\u2019 altra parte.<br \/>\nLa nostra esperienza in frontiera \u00e8 terminata ma non il nostro giro che dopo le montagne dello <strong>Svaneti<\/strong>, dove apprendiamo di un progetto futuro di apertura di un percorso di trekking che attraverserebbe la catena montuosa del <strong>Caucaso<\/strong> dal <strong>mar Nero<\/strong> al <strong>mar Caspio<\/strong>, ci porta nella terza delle repubbliche indipendenti o in questo caso autonoma della <strong>Georgia<\/strong>: l\u2019 <strong>Ajaria<\/strong> con capitale <strong>Batumi<\/strong>.<br \/>\nCitt\u00e0 dove i finanziamenti esteri ed europei, nel senso di <strong>Unione Europea<\/strong>, hanno trasformato il lungomare chilometrico in un polo di attrazione e divertimento estivo di tutto rispetto. Batumi, gi\u00e0 rinomato posto di villeggiatura balneare ai tempi dell\u2019 <strong>Urss<\/strong>, negli ultimi anni ha visto trasformare la sua fascia costiera, quella invasa da turisti stranieri, mentre il resto della citt\u00e0 \u00e8 rimasto sostanzialmente sotto la vecchia tradizione georgiana-sovietica. Solo le vecchie babushki che passano e ripassano vendendo pannocchie di mais calde ed altre leccornie della tradizione sovietica richiamano ad un passato non troppo lontano. Come in piccolo ad <strong>Anaklia<\/strong> qui a <strong>Batumi<\/strong> ordine, pulizia e verde la fanno da padrone con l\u2019 aggiunta di decine di ristoranti turistici, qualche attrazione per bambini e pi\u00f9 fontane danzanti in differenti punti dell\u2019 immenso lungomare. E non possono mancare grattacieli sedi di hotel prestigiosi e residence ultramoderni. <strong>Batumi<\/strong> \u00e8 una citt\u00e0 divisa in due, quella centrale un p\u00f2 trasandata e con la tipica confusione caucasica e quella costiera ad uso e consumo dei turisti, tantissimi finanche quelli iraniani, e finanziata dagli europei dell\u2019 <strong>UE<\/strong>.<br \/>\nCome il resto della <strong>Georgia<\/strong>, tanto diversa dal mio primo viaggio un p\u00f2 di anni orsono. Come segnale sintomatico della globalizzazione non ci sfuggono le numerose sale del <strong>Regno dei Testimoni di Geova<\/strong>, finanche nelle campagne sperdute, facsimili esatti di quelle che si trovano in <strong>Italia<\/strong> od altrove.<br \/>\nL\u2019 inglese invece imperversa ovunque nelle scritte, persino polizia \u00e8 scritto \u201c<em>police<\/em>\u201d. E sembra quasi di trovarsi non nel centro del <strong>Caucaso<\/strong> quando noti varie sedi dell\u2019 agenzia statunitense <strong>USAID<\/strong> e dove ovunque sventolano le bandiere dell\u2019 <strong>Unione Europea<\/strong> come se la<strong> Georgia<\/strong> ne facesse parte. Neanche in <strong>Italia<\/strong> o in altri paesi del\u2019 <strong>Unione<\/strong> trovi tanti richiami al\u2019 <strong>UE<\/strong>, quasi come se fosse un messaggio subliminale da inculcare alla popolazione. Ed alle volte si incappa anche in degli errori clamorosi, come il poster-mappa che saluta coloro che transitano nell\u2019 aeroporto di <strong>Kutaisi<\/strong> e che sancisce la fratellanza tra <strong>Unione Europea<\/strong> e <strong>Georgia<\/strong>, salvo segnalare dentro l\u2019 <strong>Unione<\/strong> appunto la repubblica del <strong>Caucaso<\/strong> e tenere invece fuori la <strong>Croazia<\/strong> che ne \u00e8 membro ufficiale gi\u00e0 da anni.<\/p>\n<p><strong>LUCA PINGITORE<\/strong>\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Un branco di delfini sguazza spensierato nel mar Nero a pochi metri dalla riva costituita esclusivamente da blocchi di cemento frangiflutti nelle adiacenze del porto di Poti. 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