Tag: ossezia del sud

  • A Piacenza per parlare di Caucaso

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    Piacenza “terra di passo“, scriveva Leonardo Da Vinci nel Codice Atlantico ed è proprio nel, capoluogo dell’omonima provincia dell’Emilia-Romagna, che si è svolto primo raduno generale annuale del 2020 dell’Associazione Viaggiatori Indipendenti OTRA, per parlare di Caucaso. “Viaggiare nel Caucaso” è stato, infatti, il tema dell’incontro pubblico svoltosi sabato 11 gennaio proprio a Piacenza, nel corso del quale alcuni viaggiatori hanno descritto e raccontato la regione caucasica e le loro varie esperienze nell’’area. Il pubblico partecipante, interagendo con i relatori e con gli altri viaggiatori presenti in sala, è stato trasportato con descrizioni alla vecchia maniera su mappe cartaceesupporti video fotografici, esposizioni orali su località meno conosciute di Georgia, Azerbaijan ed Armenia ma anche su vaste zone delle quali poco si parla come l’intera area Caucaso del Nord. Ossezia del NordInguscezia, Cecenia, Dagestan tutte repubbliche facenti parte della Federazione Russa ma anche stati de facto e mete ambite da viaggiatori interessati all’area quali Abkhazia, Ossezia del Sud, Artsakh / Nagorno Karabakh,sono stati portati alla conoscenza dei presenti. L’Associazione OTRA, tramite il suo progetto operativo Italia-Caucaso, ha esperienza e conoscenza diretta della regione caucasica oramai da anni ed alcuni dei suoi viaggiatori sono stati tra i primi a frequentare in maniera anche assidua l’ancor semisconosciuto Caucaso del Nord e a diffonderne in Italia la sua atmosfera unica. Atmosfera che d’altronde impernia tutta la regione racchiusa tra il Mar Nero ed il mar Caspio. L’incontro, aperto al pubblico, non è stato quindi solo una esposizione di racconti di viaggio ma soprattutto l’ occasione per descrivere, spiegare e raccontare anche dettagli esclusivi dell’ area geografica in questione. A condurre il viaggio virtuale nel Caucaso sono stati Claudio Oberti, Valentina Galleano, Claudio Serafini e Luca Pingitore, Soci Esperti i primi tre e Presidente di OTRA il quarto, supportati da altri loro “colleghi” viaggiatori comunque presenti in sala. Come detto l’ evento, durato l’intero week end, era incluso nel raduno nazionale dei Viaggiatori Indipendenti che ha portato a Piacenza più di cinquanta persone, italiane e straniere, da varie parti d’Italia. I raduni nazionali di OTRAassociazione attiva di fatto da circa 15 anni, vengono organizzati in vari periodi dell’ anno ed in differenti zone d’ Italia con lo spirito di ritrovarsi ed aggregare nuovi appassionati viaggiatori. Il raduno svoltosi a Piacenza ha visto lanciare i nuovi progetti dell’associazione, anche tramite i suoi Progetti Operativi, come l’organizzazione di incontri pubblici sul Caucaso e su altre zone geografiche in varie località d’ Italia in una sorta di tour, come d’ altronde, già avviene per i propri raduni generali.

    * = Articolo pubblica da Eurasianews il 14/01/2020

  • Itinerari di viaggio Italia-Caucaso

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    Italia – Caucaso parte di frequente per vari itinerari nel Caucaso.
    Gli itinerari elencati  in questa pagina non sono comunque vincolanti ma, di volta in volta,  adattati alle esigenze di tempo e di interessi dei partecipanti e dei progetti che Italia – Caucaso persegue nell’intera area.
    Ogni itinerario è di conseguenza modificabile ed adeguabile nei limiti del possibile e tenendo sempre conto dell’ esperienza degli organizzatori.
    E’ possibile, su richiesta, organizzare altri itinerari nell’ area caucasica al momento non presenti nella lista essendo questa giusto una selezione delle decine di variabile possibili nell’ intero puzzle del Caucaso.
    I viaggi sono aperti a tutti gli associati OTRA.
    Italia-Caucaso annovera collaborazioni esclusive con rappresentanti locali a vario livello.
    Italia-Caucaso fornisce anche consulenza, assistenza ed accompagnamento in loco ad operatori che abbiano la necessità di interessarsi all’ area.

    Questi gli itinerari di Italia – Caucaso:

    ITINERARI:

    • MONTE ELBRUS – OSSEZIA DEL NORD / ALANIA – CECENIA – INGUSCEZIA – DAGESTAN
    • OSSEZIA DEL NORD / ALANIA – REPUBBLICA DELL’ OSSEZIA DEL SUD / ALANIA
    • KRASNODARSKIJ KRAIJ – ABKHAZIA
    • CRIMEA
    • NAXCIVAN
    • AZERBAIJAN
    • AZERBAIJAN – DAGESTAN
    • STAVROPOLSKIJ KRAJ – KABARDINO / BALKARIA – MONTE ELBRUS – MONTE DOMBAI – KARACHEVO / CERKASSIJA
    • CALMICCHIA – OBLAST DI ASTRAKHAN
    • KRASNODARSKIJ KRAIJ – ADIGEZIA

     

    Per itinerari dettagliati e tutte le ulteriori informazioni:
    otra@viaggiatorindipendenti.it

  • Dalla Crimea al Caucaso. Una serata contro i pregiudizi

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    Si è svolto a Firenze, lo scorso 4 marzo, il primo evento tematico organizzato nell’ ambito di “ Italia – Caucaso “, uno dei Progetti Operativi dell’ Associazione Viaggiatori Indipendenti ( OTRA ).
    “ Dalla Crimea al Caucaso. Un itinerario tra turismo, relazioni, sviluppo, progetti sociali “ il titolo della serata che è partita dalla Crimea con le sue spiagge, le sue fortezze, le sue antiche rovine incastonate nel mar Nero che la rendono una terra tra le più affascinanti in Europa per fascino, clima e posizione ed è arrivata nel Caucaso, l’ intrigante ed impervia regione ricca di bellezze naturalistiche, di storia, cultura, tradizioni che imperniano le altissime montagne dalle quali la zona prende il nome, lambendo le coste del mar Nero e del Mar Caspio e toccando i confini con il Medio Oriente.
    Proprio in apertura della conferenza, il delegato di Otra per Italia – Caucaso, Paolo Poma, ha esposto quello che il Progetto si è prefissato come obiettivo della sua stessa esistenza: incrementare l’ amicizia e le connessioni tra le due aree geografiche, Italia e Caucaso appunto, e nel concreto promuovendo ed organizzando eventi volti ad incoraggiare, favorire, approfondire la cultura dei paesi in questione, divulgandone e rafforzandone la conoscenza delle tematiche culturali, sociali, politiche ed ambientali, provando altresì a stimolare un processo costruttivo che vada contro ogni pregiudizio avverso la regione e tra i paesi dell’ area stessa.
    Marcello Cella, conduttore sulla webradio RadioRoarr di un programma da lui stesso ideato, “ Balkania “, sostanzialmente un approfondimento e riflessione su tutto ciò che vive, si muove e si sviluppa a livello culturale, sociale e politico nell’ est Europa ma anche in quella parte di est europeo che già vive tra di noi in “occidente” , ha condotto la serata facendo attraversare al pubblico accorso, l’ itinerario proposto dal titolo della conferenza tramite gli interventi dei vari relatori.
    Non prima di un excursus storico effettuato dal professor Francesco Muratore, preparato consulente storico di Otra, sulla presenza degli italiani sulle coste del mar Nero dall’ antichità ad oggi passando per la marcata influenza genovese e la diaspora degli “ Italiani di Crimea “. Italiani di Crimea oggi uniti dentro l’ Associazione  Cerkio  che continua la tradizione delle proprie origini italiane seppur in una terra straniera dove sono comunque nati, dove vivono e dove sono parte attiva dello sviluppo economico e sociale essendo perfettamente integrati nella realtà locale oramai da decenni. Igor Fedorov Ferri, membro dell’ Associazione degli Italiani di Crimea e coordinatore della collaborazione tra Crimea ed Italia ( Crimea – Investment ) ha portato i saluti tramite Francesco Lo Iudice, uno degli ospiti di rilievo dell’ incontro, presidente della Camera di Commercio Maghrebina – Russa, che ha esposto la situazione dal punto di vista delle prospettive di sviluppo per la penisola crimeana stessa e di progetti di investimento, alcuni già in essere, per eventuali imprenditori italiani interessati alla zona. La Camera di Commercio Maghrebina – Russa, grazie anche all’ esperienza del suo presidente, aiuta a sviluppare progetti d’ investimento per le aziende verso i mercati russi in generale, in Crimea e nel Tatarstan in particolare, e quelli del Nord Africa, in Tunisia peculiarmente.
    L’ “itinerario” della serata è stato incanalato dai foto-racconti dei vari viaggi effettuati nelle zone geografiche in questione: Crimea, repubbliche del Caucaso russo, Ossetia del Sud, Abkhazia, Azerbaijan, Georgia, Armenia , da Luca Pingitore, presidente dell’ Associazione Viaggiatori Indipendenti e frequentatore da anni dell’ area, conditi da aneddoti ed esperienze dirette che hanno stimolato i presenti verso la scoperta di nuove mete, come l’ Elbrus la montagna più alta d’ Europa ad esempio, anche tramite la proiezione, ad inizio serata, di video-pillole sulle bellezze naturalistiche elaborate dalle guide escursionistiche Abdullah Bokov per la Cecenia e Georgi Tibilov per l’ Ossetia del Sud, due delle repubbliche meno conosciute ed anche più bistrattate dall’ opinione pubblica.
    La discussione, poi, si è soffermata sul tragico evento conosciuto come la “strage della scuola di Beslan”, avvenuta nel 2004, con l’ intervento dell’ autorevole ospite Ennio Bordato,presidente di Aiutateci a Salvare i Bambini Onlus  ( AASIB ), associazione con lo scopo di sostenere e rendere possibili le cure di bambini particolarmente bisognosi della Federazione Russa e allo stesso tempo interessare l’opinione pubblica italiana sui problemi dell’infanzia russa.         L’ esposizione ha raccontato la sequenza dei drammatici giorni dell’ evento che ha avuto come conseguenza la morte di più di 300 persone (la maggior parte bambini) ed illustrato il lavoro che AASIB ha svolto e continua a svolgere a Beslan e per Beslan.
    A seguire Flavio De Marchi, il primo italiano ad investire in Abkhazia tramite un progetto che prevede l’ apertura di un ristorante italiano, unico nel piccolo stato a poter esser considerato davvero tale per via degli ingredienti originali utilizzati, dei piatti proposti e della gestione diretta, incastonato nel Centro di Cultura Italiano da egli stesso diretto e che diventerà il punto di riferimento per tutti i numerosi abkhazi amanti dell’ Italia e per gli italiani in transito da quelle parti. Il Centro di Cultura Italiano ed il ristorante “ Cristallo Raffaello “ saranno la Casa Italia in Abkhazia.
    La serata si è conclusa con un video-messaggio da Mosca da parte di Saverio Polizzi, presidente del Centro Studi Sviluppo e Societa’ ed ideatore e conduttore di ItaliaRussiaEuropa24, una veloce disamina della situazione attuale circa progetti di sviluppo con riferimento a ciò che di buono si sta facendo malgrado i tanti ostacoli ed un augurio a fare ancora di più sia sul piano economico ma anche e soprattutto in ambito culturale.
    Uno degli obiettivi principali di “ Italia – Caucaso “ è quello di squarciare i pregiudizi verso le zone oggetto del Progetto e la serata organizzata a Firenze è stata un’ ottima opportunità , per i presenti accorsi, di iniziare a conoscerle da un punto di vista differente.
    Quello di chi le frequenta per passione, lavoro, scelta di vita.

    ITALIA – CAUCASO

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  • Dalla Crimea al Caucaso 4/3/17 – Firenze

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    ITALIA – CAUCASO

    organizza

    Dalla Crimea al Caucaso

    Un itinerario tra
    turismo, relazioni, sviluppo, progetti sociali

    Le numerose esperienze di viaggio, culturali, sociali, relazionali di chi frequenta quest’ area geografica ragguaglieranno i presenti su queste zone d’ Europa ancora poco conosciute.

    Un territorio abitato da popolazioni diverse per origini e religioni, segnato anche per questo da numerose guerre ed attacchi terroristici – ancora oggi non del tutto sopiti – che lo rendono oggetto di errati pregiudizi da parte di chi non ci ha mai messo piede e non ha provato l’emozione di innamorarsene.

    Il Caucaso, una intrigante ed impervia regione ricca di bellezze naturalistiche, storia, cultura, tradizioni che imperniano le altissime montagne dalle quali la zona prende il nome, lambendo le coste del mar Nero e del Mar Caspio, toccando i confini con il Medio Oriente.

    La Crimea: spiagge, altopiani, vigneti, fortezze, castelli, rovine antiche che rendono la penisola incastonata nel mar Nero una terra tra le più affascinanti in Europa, per bellezza, clima e posizione.

    Con gli ospiti della serata:

    ENNIO BORDATO   presidente di Aiutateci a Salvare i Bambini Onlus

    FLAVIO DE MARCHI  il primo imprenditore italiano ad investire in Abkhazia

    FRANCESCO LO IUDICE  presidente Camera di Commercio Maghrebina – Russa

    LUCA PINGITORE  Direttore Organizzativo dell’ Associazione Viaggiatori Indipendenti ( Otra )

    moderati da

    MARCELLO CELLA  ideatore e conduttore di Balkania su RadioRoarr

    – Viaggeremo attraverso l’ intera area con esperienze dirette e supporti visivi;
    – Discuteremo delle relazioni che intercorrono tra i diversi stati e le differenti repubbliche appartenenti alla regione, tra di loro e con paesi terzi;
    – Analizzeremo alcune prospettive di sviluppo già in essere e le imminenti possibilità;
    – Presenteremo progetti di solidarietà per i bambini vittime della tragedia di Beslan e non solo;
    – Ascolteremo interventi e proposte;

    Durante la serata interventi di:

    Abdullah Bokov  ( video exhibition )  guida escursionista in Cecenia

    Giancarlo Carloni   viaggiatore ( Associazione Viaggiatori Indipendenti )

    Igor Fedorov Ferri  (in collegamento video) dell’ Associazione Italiani di Crimea ( Cerkio) e coordinatore della collaborazione Crimea – Italia ( Crimea – Investment )

    Saverio Polizzi  (in collegamento video)  presidente Centro Studi Sviluppo e Societa’ ed ideatore e conduttore di ItaliaRussiaEuropa24

    Paolo Poma  delegato Italia – Caucaso

    Francesco Muratore  storico ( Associazione Viaggiatori Indipendenti )

    Gheorghi Tibilov  ( video exhibition ) guida escursionista in Ossezia del Sud

    SABATO 4 MARZO 2017
    ORE 17:30
    VIA FAENZA, 48
    FIRENZE

    Italia – Caucaso è un Progetto Operativo dell’ Associazione Viaggiatori Indipendenti che ha l’ obiettivo di creare amicizia ed interconnessioni tra le due aree geografiche.
    Italia – Caucaso promuove ed organizza eventi volti a incoraggiare, favorire, approfondire la cultura dei paesi appartenenti all’ intera area geografica del Caucaso divulgando e  rafforzando la conoscenza delle tematiche culturali, sociali, politiche ed ambientali dei paesi interessati provando a stimolare un processo costruttivo che vada contro ogni pregiudizio avverso la regione e tra i paesi dell’ area stessa.

    https://www.otrapress.com/oldsite/italia-caucaso/

  • Ossezia del Sud 2016

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    Si intravede la luce all’ uscita del lungo tunnel, la vista si allarga e si apre la spettacolare vallata che scende verso il centro del piccolo stato caucasico e poi prosegue giù fino alla sua capitale. Una strada a serpentina perfora l’ intensissimo verde che colora le pendici delle montagne e regala in questo angolo di mondo delle sensazioni uniche.
    L’ essenza della Natura Bucolica è qui, nei pochi chilometri che separano il tunnel d’ entrata nel paese con il villaggio di Ruk e lo spartano check point che delimita il punto d’ accesso ufficiale nella Repubblica dell’ Ossezia del Sud.
    Con la mente torno indietro di qualche mese quando mi immersi in questo spettacolo naturalistico con
    l’ intenzione di superare la frontiera. Mancavano dei documenti ed insieme al mio compagno di viaggio fummo gentilmente respinti dai giovani militari di guardia.
    E’ da allora che è rimasta indelebile nella mia testa questa immagine dello scenario che accoglie il villaggio di Ruk e la sua frontiera. Un chiodo fisso da allora, quello di tornare a godere dello splendido paesaggio e poter riuscire a visitare uno degli stati più piccoli d’ Europa con il quale ero già entrato in contatto nel 2008.
    Una sorta di destino o magari solo una coincidenza quella che porta ad interessarmi con sempre maggior interesse alle vicende di questo stato. In quel periodo mi trovavo più a sud, in viaggio dall’ altra parte del confine, per pura causalità proprio nei giorni a ridosso della guerra. Guerra, un termine che è sempre accompagnato da una forte propaganda mediatica la quale spesso àltera e distorce la realtà della situazione in essere a piacimento di chi riesce a far passare la propria versione della verità. Verità che magari il più delle volte non è mai una ma solo quando ti trovi faccia a faccia con i fatti riesci a comprenderli e ripulirli della sporcizia della propaganda.
    Il viaggio in auto da Vladikavkaz è un remake del precedente di alcuni mesi fa.
    Dal bivio di Alagir lo scenario cambia e le imperiose montagne dell’ Ossezia, lato nord, ti si stagliano di fronte. Subito dopo Tamsik, San Giorgio, immortalato in un enorme scultura sospesa nel vuoto su un costone di una montagna ti indica la strada. Pochi metri più avanti è invece Stalin, in una delle sue rarissime statue ancora in piedi e tutte nella zona, che ti guarda proseguire il viaggio verso Mizur, un paesino dall’ architettura sovietica in un angolo sperduto di montagna.
    Un ultimo posto fisso di controllo della milizia stradale, uno dei tanti che si trovano per le strade della Russia, offre il lasciapassare per l’ ultimo avamposto russo verso l’ Ossezia del Sud: la frontiera vera e propria.
    La precedente volta da questi parti, oltre al solito lungo controllo amministrativo tipico in frontiere che vedono molto raramente viaggiatori o stranieri, fui sottoposto ad interrogatorio da parte dei servizi di sicurezza nazionali.
    Straniero in una frontiera isolata ed inusuale e con vari timbri e visti sul passaporto che potevano attirare una certa attenzione. Come quella volta in Kosovo, prima del riconoscimento ufficiale dello stato da una parte della comunità internazionale, quando mi accingevo ad attraversare il ponte che divide in due, parte albanese e parte serba, la cittadina di Kosovska – Mitrovica ed il militare della missione UNMIK che controllava la zona diede il suo assenso al passaggio: “Tourist? Why not…”, cercando di auto-convincersi della nostra totale estraneità a temi diversi da quelli strettamente da viaggiatori.
    Questa volta la sosta alla frontiera lato russo con l’ Ossezia del Sud, seppur molto meticolosa, non mi offre la possibilità di un secondo interrogatorio. Vengo però fatto accomodare in una spartana stanza dove un militare registra il mio passaggio. A futura memoria?
    Ed eccomi al villaggio di Ruk, che presenta tante affinità con il villaggio sperduto nelle montagne dell’ Altaj kazako dove sostammo per qualche ora prima di proseguire il nostro viaggio, fermo alla sbarra d’ ingresso della piccola Repubblica. Godo della vallata, guardo con più attenzione la grande scritta “spasibo Rossija che campeggia su all’ inizio della discesa e rivolta proprio verso il versante russo in segno di eterna gratitudine per aver salvato il popolo sud osseto da un possibile sterminio e non lontano da essa la costruzione oramai in disuso del vecchio motel , tipica cattedrale nel deserto ed oramai assunta ad esempio di archeologia architettonica.
    Questa volta ho i documenti in regola: entro ufficialmente in uno degli stati che concede permessi
    d’ ingresso a stranieri in maniera molto centellinata.
    Anche il mio operatore telefonico mi da il benvenuto con il solito sms quando si arriva in un nuovo paese. Solo che la compagnia telefonica italiana è rimasta un po indietro con i tempi. Mi da infatti il benvenuto in Georgia.
    La strada prosegue verso Tskhinval, la capitale.
    Prima di arrivarci, però, è ovviamente d’ obbligo sostare in uno dei numerosi ristoranti rustici disseminati sulla tratta. Sorta di autogrill locali dotati di salette riservate che invece di offrirti camogli e coca-cola ti preparano sotto i tuoi occhi enormi shashliki di carne alla brace, accompagnati da pirogì, le tipiche focacce ossetine ripiene di dzhingka (formaggio locale), patate o erbette, e poi insalate, salsicce anche esse cotte alla brace, trote, il tutto innaffiato da ottimo vino della casa e le classiche, da queste parti, bevande alla menta o alla mela.
    Una goduria per il palato, magari un po meno per la linea. Ma in Ossezia ci sono ora, meglio mangiare queste delizie che poi rimpiangerle in Italia davanti ad una gustosa pizza.
    Satollo senza il senso della misura ( e sarà così per tutta la mia permanenza in loco) è d’ obbligo abbeverarsi per digerire forse alla più famosa fonte d’ acqua gassata della zona, la fonte di Baigata. L’ acqua sgorga direttamente da una roccia rosso ocra nel terreno e ricorda per sapore l’ acqua di Borjomi, situata qualche centinaio di chilometri più a sud in territorio georgiano e molto famosa ai tempi dell’ Urss. Lo faccio notare con molta timidezza ai miei accompagnatori, cercando di non incorrere in qualche gaffes di diritto internazionale, e mi viene risposto, uscendo dall’ empasse con molta dimestichezza, che Borjomi però viene oramai lavorata con l’ aggiunta di additivi chimici. A detta loro.
    Giungo finalmente a Tskhinval, la vecchia Staliniri, la capitale collocata proprio sulla linea di confine con la Georgia e fonte proprio questo di drammatici problemi non solo in passato.
    Non essendo molto grande, si riesce a prendere subito confidenza con Tskhinval, la “Città degli Eroi”.
    Le vie centrali, la piccola chiesa di Maria, il monumento a Pushkin, le stradine sconnesse della Tskhinval vecchia, la storica bettola della birreria cittadina dall’ arredamento spartano ed antico dove già dalla mattina un paio di vecchi ed oramai nullafacenti si fanno versare della birra artigianale alla stregua delle cantine oramai quasi del tutto sparite del sud Italia, il memoriale a caduti nella guerra del 1991/92, il funzionale stadio adagiato su una sponda del fiume Liakhvi non lontano dal memoriale della Grande Guerra con la fiamma eternamente accesa, il Museo Nazionale, il “ponte vecchio”, il parco pubblico, i moderni edifici del Governo e del Parlamento ricostruiti dopo i bombardamenti del 2008.
    Il 2008, l’ anno più drammatico della storia della piccola Repubblica.
    La città rischiò di essere rasa interamente al suolo essendo stata invasa nottetempo da carri armati ostili che iniziarono a sparare su tutto quello che si trovavano di fronte. Molte delle notizie che in quei giorni arrivavano da noi riguardo questo guerra-lampo erano spesso travisate. Io ed i miei compagni di viaggio ce ne rendemmo conto, come accennato, trovandoci in viaggio al di qua del fronte. Ora mi trovo, invece, sul terreno protagonista di quei drammatici giorni e nonostante fossi al corrente di versioni dei fatti differenti da quelli fatti trapelare verso l’ opinione pubblica “occidentale” mi rendo ancor di più conto che la realtà è stata davvero più tragica.
    I carri armati entrarono in città con violenza dal viale intitolato agli Eroi Caduti nel 1991/92, beffa del destino, ed iniziarono a bombardare i primi blocchi abitati. A cadere subito furono un negozio di generi alimentari ed uno attiguo di mobili, mai più riaperti ed rimasti un po il simbolo di quelle ore. I tanks avanzarono sparando a destra e a manca senza curarsi del fatto che si trattavano tutte di abitazioni civili. Arrivarono comunque fino al Palazzo del Governo ed al Parlamento, distruggendo anche quelli. Ascolto le tristi storie di quella notte, quella tra il 7 e l’ 8 agosto 2008 dai diretti protagonisti, da chi ha avuto le proprie case bombardate e che è riuscito a sopravvivere a quelle bombe per miracolo. Cosa che magari non è riuscita a congiunti stretti nel maggio del 1992 durante lo “stato di guerra” precedente che durò per circa due anni.
    Tskhinval oggi, nonostante sia trascorso del seppur pochissimo tempo presenta ancora i segni di quei momenti.
    Quasi tutti i palazzi, comunque quelli che non sono stati ricostruiti o più che altro restaurati, sono crivellati di colpi d’ artiglieria. Come nella Krajna croata, Sarajevo, Vukovar, Mostar anche Tskhinval mostra questi macabri segni sui palazzi che riportano ad una guerra e ad un passato ancora presente. Non mi aspettavo di ritrovarli anche qui tra le montagne del Caucaso ed immaginandomi lo sferragliare dei carri armati in città mi chiedo quale fossero i progetti di quella invasione: raderla al suolo? Penetrare in una città piccola come la capitale ossetina, una località il cui intero territorio si attraversa in un lasso di tempo esiguo, ed iniziare a sparare su tutto quello che si trova davanti non può avere nei piani niente di diverso dalla mia supposizione.
    Tskhinval mostra anche gli effetti dell’ essere la capitale di uno stato completamente montuoso e già quindi di per se dalle vie di comunicazioni difficili ma anche quelli di trovarsi in un territorio chiuso dall’ esterno che presenta un accesso al suo interno controllato e dosato e con
    un’ unico punto d’ entrata.
    I maggior contatti, ovviamente, sono con la Russia con la quale c’è un rapporto di profonda stima, amicizia e riconoscenza. Ma qui siamo in Ossetia non in Russia. Ed è quello che tutte le persone con cui avrò a che fare durante il mio dorato soggiorno in loco mi faranno intendere. Ad iniziare dall’ uso della lingua, l’ osseto che tutti parlano fluentemente tra di loro e che appare nelle iscrizioni ufficiali e sulle insegne delle strade, scritte in doppio idioma: osseto e russo. In molti ambiti dipendono dalla Russia ma loro sono l’ Ossetia. E questo lo rivendicano da decine di anni e con l’ indipendenza che vogliono far riconoscere da tutta la comunità internazionale. A questo proposito mi informo in giro anche sul presunto e prossimo referendum che si dovrebbe tenere e che potrebbe portare all’ annessione con la confinante Russia. Praticamente tutti quelli che sento, campione comunque non esemplificativo, mi rispondono che sarebbe meglio restare indipendenti: hanno lottato per lungo tempo per poter diventare uno stato autonomo, se si annettessero alla Russia sarebbero solo una regione periferica della vastissima Federazione. E loro comunque, ribadiscono, sono ossetini. E non si trovano caratteri di altre culture in giro se non quelle delle antiche Torri e Fortezze appartenute al popolo degli Alani e disseminate in giro per l’ impervio e meraviglioso territorio. Del periodo sovietico si trovano, invece, alcune forme d’ architettura e dei piccoli memoriali anche essi disseminati nei posti più impensabili o qualche statua di Lenin, come quelle a Kvaisa o a Znaur. Di tradizione prettamente georgiana in Ossetia del Sud se ne trova poca traccia se non in alcuni numeri civici delle vie, in alcune terrazze di legno tipiche di case oramai abbandonate o nell’ unico, forse, cartello stradale nascosto sul ciglio di una strada di campagna e reso quasi illeggibile dall’ incedere del tempo che presenta ancora le scritte nell’ alfabeto usato dal poeta Rustaveli.
    A dispetto di ciò che si possa pensare, l’ Ossetia del Sud, presenta però una mentalità aperta verso la Georgia della quale era una Regione Autonoma. La maggior parte dei georgiani si sono trasferiti, per ovvie ragioni, al di la del confine ma i due popoli dopo numerosi anni di convivenza presentano molte interconnessioni. A partire dai matrimoni misti, i quali ancora oggi, nonostante tutto, restano in essere.
    O come il passaggio, nell’ esiguo numero generale di stranieri che riescono ad avere la fortuna di poter visitare il paese, di turisti georgiani che decidono di concedersi delle escursioni da queste parti.
    Nell’ agosto del 2008, a Tblisi, nel pieno svolgimento della guerra, alcuni nostri contatti ci dissero a riguardo che trattavasi solo di “una guerra politica”. Perché dovevano avercela con russi, osseti ed abkhazi se fino a quel momento avevano convissuto insieme per decine di anni e si erano creati tra di loro forti vincoli anche parentali?
    Una considerazione, questa, che mi viene fatta anche in Ossetia del Sud.
    E che mi sarebbe piaciuta ascoltarla in maniera più diffusa e più forte anche in Ukraijna negli ultimi tempi.
    Incedo per le strade cittadine della capitale che mi regala della sensazioni uniche. Per prima cosa
    l’ inenarrabile ospitalità della sua popolazione dalla quale mi sento trattato come un prezioso ospite di riguardo in ogni momento.
    Sono l’ unico straniero in città, in una città che per certi aspetti, di notte, mi riporta a Pristina, la capitale del Kosovo, dove dopo una certa ora si incontravano raramente delle persone e saltava la corrente elettrica con i più fortunati che potevano ovviare a ciò con i generatori a benzina. Non è così problematica la situazione a Tskhinval ma in fondo è praticamente una grande cittadina dove i pochissimi ristoranti chiudono alle 23, le strade si svuotano anche prima ed in alcuni punti sono presenti dei black out elettrici. Black out elettrici a parte, potrei trovarmi anche a Tiraspol in effetti.
    E proprio a Tiraspol mi imbattei per la prima volta in un ufficio di rappresentanza dell’ Ossetia del Sud e dell’ Abkhazia. Come qui a Tskhinval si trova quello dell’ Abkhazia stessa e l’ ambasciata russa, uniche diplomazie estere presenti in città.
    La capitale è, in alcuni punti, a pochissimi metri dal confine con la Georgia e proprio in uno di questi punti che mostra la sua forza una base militare posta a difesa del territorio.
    L’ Ossetia del Sud non è, però solo Tskhinval che è anzi, forse, la località meno rappresentativa della bellezza clamorosa del suo territorio.
    I ghiacciai innevati sono li, quasi a portata di mano. Sono immerso nella catena montuosa del Caucaso e vengo accompagnato in delle escursioni incredibili su terreni sconnessi e corsi d’ acqua percorsi a bordo di un fuoristrada come se fosse un impermeabile mezzo anfibio. Avevo avuto una esperienza simile sugli Altaj proprio nell’ angolo di territorio dove il Kazakhstan incontra la Russia, la Cina e forse la Mongolia.
    Ma qui è un’ emozione differente, unica.
    Come il raggiungere dopo chilometri di off-road i ruderi di castelli o delle antiche chiese come quella del Tirski Monastir, sospeso nel tempo e nel vuoto ed emanante una forte sensazione di pace e raccoglimento tra le sue pietre ed iscrizioni risalenti a secoli lontani.
    Come il trovarsi spesso davanti mucche, tori, cavalli, maiali liberi e per una volta padroni loro del territorio.
    Come sostare sulle rive del lago Ersto che per un effetto strano mi riportano indietro di parecchi anni a sollazzarmi tra i bacini idrici delle montagne della Sila.
    Come la piccolissima radura sul fiume, una sorta di piccolissima isola, raggiungibile in jeep solo con incredibili guadi e dopo aver utilizzato il letto stesso del fiume come strada maestra.
    Come aver assaggiato delle piante selvatiche ed averle trovate gustose tanto di chiederne una seconda razione.
    Come gli entusiasmanti panorami assaporati sulle verdi vallate sottostanti.
    Questa è l’ Ossetia del Sud.
    Un paese che deve ancora crescere ma che offre già moltissimo rispetto a quello che si potrebbe trovare in vari altri posti.

    LUCA PINGITORE

  • Dalla Cecenia all’ Ossezia del Sud passando per Beslan. Caucaso 2015

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    Ai primi bagliori solari di un nuovo giorno il pullman sul quale viaggiamo viene fermato facendoci ridestare all’ improvviso. Siamo su questo bus da più di 10 ore ma sostanzialmente siamo comodi. O comunque in condizioni migliori rispetto al pullman con i sedili sfondati o staccati ed appoggiati sulla loro sede che utilizzammo esattamente 6 anni fa sempre sulla stessa tratta. Quella volta però non ci spingemmo fin qui. Quella volta ci fermammo giusto 90 chilometri prima, a Nalchik, la capitale della Repubblica della Kabardino – Balkaria, dalla quale poi movemmo su fino a al villaggio di Terskol e quindi sul monte Elbrus.
    Provenivamo dalla Crimea, ai tempi ancora inquadrata nell’ Ukraijna, “passando” per Sochi e recandoci a Volgograd. Il monte Elbrus era “solo” una deviazione di qualche centinaio di chilometri a sud rispetto al nostro tragitto.
    Questa volta invece la nostra meta è il Caucaso vero e proprio, quello più profondo. Una terra di montagne, di tradizioni antiche, di succulente pietanze di carne e ricca di storia. Una storia anche recente, che si sta ancora scrivendo e che continuiamo a vivere in questi anni.
    Una storia fatta di sangue, di guerre, di sferragliare di mezzi militari, di attentati, di pianti, di luoghi adibiti da secoli a campi di battaglia.
    Dalla città di Armavir fino all’ Elbrus e poi di nuovo risalendo a Rostov na Don e poi verso Volgograd mi ricordavo decine di controlli di polizia in missione anti terrorismo. Era il 2009 e la situazione era ancora calda. Solo 1 anno prima c’ era stata anche l’ indipendenza dell’ Ossetia del Sud che aveva comportato una guerra lampo tra Georgia e Russia alla quale assistemmo, durante un altro nostro viaggio, quasi in diretta dalla città di Gori, ad una manciata di chilometri dalla nuova linea del confine georgiano che si andava delineando . I controlli nel 2009 erano numerosi ed alla lunga risultarono anche noiosi per noi stranieri in viaggio in quelle terre.
    Questa volta invece, a distanza di 6 anni, la situazione si presenta, almeno in superficie, meno oppressiva.
    Il nostro pullman si è però arrestato ora proprio per un controllo. Siamo fermi sul fiume Uruk, alla frontiera tra Kabardino – Balkaria ed Ossetia del Nord, due repubbliche comunque appartenenti alla Federazione Russa a tutti gli effetti. Soprattutto qui nel Caucaso però, le frontiere tra le varie repubbliche sono presidiate e controllate a campione. Il rischio e la paura di terroristi in libera uscita è forte.
    Siamo ovviamente gli unici 2 stranieri a bordo ed inevitabilmente i nostri passaporti vengono presi in consegna ed io invitato a seguire il militare. A volte in Russia militari ed impiegati pubblici si immedesimano nel loro ruolo istituzionale ragionando anche in maniera molto rigida e fortemente burocratica. Retaggi di una trentina e passa di anni fa che persiste ancora negli impiegati più attempati. Siano bidelli, poliziotti, bigliettari, capo- vagoni dei treni, impiegati di un qualsiasi ufficio, vestono i loro panni in maniera ufficiale ed a volte meccanica lasciando poco spazio alla logica ed al ragionamento. Quando hai una certa confidenza con questa mentalità, però, lo sai ed assecondi il gioco di dargli importanza con l’ unico cruccio, magari, di restare lì a perdere del tempo.
    Anche in questo caso i doganieri per un presunto stupido cavillo burocratico, inesistente tra l’ altro, fanno perdere 30 minuti circa a noi ed a tutto il bus. Gli spiego varie volte la situazione e solo dopo numerosi tentativi ad un poliziotto viene in mente un’ illuminazione: la stessa spiegazione che gli sto fornendo da svariati minuti.
    Bravo ! Che intuizione !
    Mi sembra di vivere una scena di “Fracchia la belva umana” dove l’ attendente De Simone proponeva la soluzione più immediata senza esser preso in considerazione, salvo pochi minuti dopo la stessa idea venir tirata fuori dal Commissario Auricchio e tutti a giubilarlo.
    “Liberato” dall’ ufficio risalgo sul bus tra l’ ovazione generale dei passeggeri e dell’ autista innervositi per la perdita di tempo ed il sospiro di sollievo del mio compagno di viaggio ansioso per le mie ( e sue) sorti.
    Da fine osservatore d’ esperienza, anche nei momenti più complicati e difficili, i dettagli mi risaltano agli occhi quasi preoccupandomi più di registrare questi che di risolvere la situazione nella quale eventualmente mi trovo.
    Un elemento che noto e’ la quasi totale presenza, in questo punto di frontiera, di militari russi ovviamente ma di etnia tagika, kirghiza, mongola, buriata, in pratica come se militari originari dal profondo oriente russo fossero stati trasferiti in questo angolo impervio d’ Europa. Sarà un caso o un fattore voluto strategicamente per gestire con più freddezza, rispetto alla popolazione locale, questi luoghi?
    Di certo, però, non mancano i superman di etnia più propriamente russa armati ed equipaggiati di tutto punto.

    BESLAN
    Era il 1 settembre 2004 quando un folto gruppo di terroristi assaltò la scuola n. 1 di Beslan facendo prigionieri centinaia di bambini, insegnanti e genitori che si accingevano ad iniziare l’ anno scolastico durante la celebrazione del primo giorno di scuola. La gente fu ammassata nella palestra tenuta sotto perenne controllo armato da parte dei rapitori che vessavano di continuo i prigionieri costringendoli a restare senza cibo ed acqua tanto che molti di loro furono costretti a dissetarsi con i propri escrementi. Molti di loro furono passati per le armi durante i 3 giorni di prigionia da parte dei terroristi e di assedio da parte delle forze speciali russe. Finchè qualcosa non accadde. Delle esplosioni, propiziate non si sa con certezza da chi, diedero inizio ad un drammatico eccidio. Più di 300 persone delle quali 186 bambini persero la vita.
    Una tragedia che colpì duramente l’ opinione pubblica ed ancora oggi è sempre viva nei ricordi di molti.
    E’proprio per rimembrare questa tristissima pagina di storia e vedere con i nostri occhi tutta la drammaticità di questa tragedia che facciamo coincidere la nostra visita a Beslan il giorno dell ‘ undicesimo anniversario.
    Assoldiamo, fuori dal nostro hotel dove alloggiamo a Vladikavkaz, Ruslan un tassista il quale ci scorazzerà in altre escursioni nei giorni seguenti e con il quale si instaurerà comunque un rapporto di stima e confidenza che esulerà dal mero rapporto lavorativo. Percorriamo i circa 30km che separano la capitale dell’ Ossezia del Nord alla cittadina resa famosa dall’ eccidio. La cosa che ci colpisce del posto è il Silenzio. La poca gente per strada, i bambini, i poliziotti che chiudono il traffico sulle arterie principali, le automobili, i negozi aperti, noi stessi restiamo in quasi totale silenzio.
    Sin dai primi passi che muoviamo a piedi in direzione della scuola avvertiamo un senso di disagio, un quasi avvertire di essere fuori luogo. Non perché qualcuno ci lancia sguardi o ci addita ma solo perché ci sentiamo dei “turisti del dramma”, estranei che, se anche certo con buone intenzioni di vedere con i propri occhi e sentire la tristezza con le proprie emozioni, quasi disturbano questa comunità chiusa da 11 anni nel proprio dolore. Anche il nostro accompagnatore si commuove davanti la scuola, anche lui ha avuto dei conoscenti colpiti dalla tragedia. Ci muoviamo taciturni nella palestra della scuola, rimasta ancora come i giorni dell’ eccidio, e mesti pensieri ci assalgono. I muri anneriti dal fuoco, le travi del soffitto bruciacchiate, una spalliera svedese per la ginnastica, un canestro arrugginito sono tutti testimoni oculari e protagonisti inconsapevoli di un dramma di proporzioni immense. Gli ex voto – ricordo delle tante persone, singoli o gruppi, privati o associazioni e istituzioni che sono giunti negli anni in commemorazione su questo luogo, fanno da cornice alle centinaia di candele poste al centrocampo della palestra sotto una grande croce ortodossa. Mazzi di fiori e corone funebri completano il quadro doloroso di mamme, nonne, sorelle, parenti e conoscenti delle vittime della strage. Vecchie signore, molte in realtà giovani ma invecchiate dal dolore che si portano dietro, piangono in silenzio negli angoli della palestra, davanti una foto del proprio bambino ucciso, in raccolta davanti una effigie di un santo. La sensazione è stringente. Usciamo fuori ma mi sento ancora scosso e ho voglia di rientrare. Per avvertire un ulteriore momento di raccoglimento interiore.
    Siamo sopraffatti dall’ emozione. Ma siamo qui anche per essere occhi ed amplificatori per il nostro piccolo spaccato di mondo in cui viviamo in Italia. Leggere, vedere dei video o delle foto non ti da la giusta dimensione della tragedia; essere qui, calcando questi stessi luoghi ed avvertendo determinate sensazioni, ti fa percepire la strage in una maniera molto più diretta.
    Incamminandoci verso la scuola siamo passati davanti la stazione della polizia locale ed abbiamo verificato con i nostri occhi quello che avevamo letto e quello che ci ripete Ruslan più volte: “come è potuto accadere con una stazione della polizia ubicata giusto dietro l’ angolo dell’ istituto scolastico?
    Ce lo chiediamo anche noi ma potrebbero esserci differenti spiegazioni. Dalla più stupida di schettiniana memoria a quella più dietrologa del “lasciar fare”.
    Lasciamo la palestra dove decine di giovani sostano nei pressi indossando una maglietta nera con stampata la scritta “antiterror”, dove il pope dispensa parole di conforto e dove tanta gente sosta in una sorta di meditazione e ci rechiamo verso il “Memoriale degli Angeli Eroi”, il vasto cimitero costruito appositamente per le vittime della scuola in un campo adiacente l’ aeroporto e dove un paio di statue – memoriali sono erette ad imperituro ricordo.
    Girovaghiamo tra le lapidi accompagnate quasi tutte da un tavolino e due panchine in granito che servono ai familiari per sostare giornate intere sulle tombe dei lori bambini e proporre loro delle offerte in viveri. Diamo sguardo a molte incisioni dei nomi e dei volti delle vittime. Ci soffermiamo su un particolare: l’ anno di nascita di moltissime maestre. Il nostro… E non una o due ma tante…
    Rientriamo a Vladikavkaz e con il nostro autista e discutiamo di Beslan e della situazione generale del turbolento Caucaso. Ruslan ci dice che a Beslan a pianificare l’ attacco terroristico non sono state menti cecene, come ne è convinta la maggior parte dell’ opinione pubblica “occidentale”, ma bensì teste provenienti dall’ attigua Repubblica di Inguscezia.

    GROZNY
    L’ ultima discussione su temi geopolitici col nostro autista era terminata con la sua forte affermazione rivelatrice di assoluta certezza che la mano sanguinaria su Beslan non fu cecena ma inguscia.
    E siamo proprio diretti in Cecenia attraverso l’ Inguscezia quando riprendiamo la nostra conversazione.
    Le cosiddette frontiere, come quella dove venimmo fermati tra Kabardino – Balcaria ed Ossezia del Nord uno dei primi giorni del nostro viaggio, sono frequenti in questa zona geografica. Ruslan ci conduce attraverso strade secondarie per evitare il check point con la Repubblica d’ Inguscezia controllato dai militari russi. Meglio affrontare la frontiera dalla strada controllata dagli osseti, a suo dire. E cosi giungiamo ad un grande incrocio dove finalmente ci rendiamo conto delle parole del tassista. Se provieni da destra ti controllano i russi, se arrivi dalla nostra direzione ti controllano gli osseti, se giungi da sinistra sei in mano agli ingusci. Un po complicato se si pensa che siamo a tutti gli effetti in… Russia.
    Come previsto dal nostro amico alla guida, subiamo solo un rallentamento e tiriamo diritto in direzione Nazran la città capitale dell’ Inguscezia fino a pochi anni fa quando abdicò a favore dell’ attigua Magas.
    Lo scenario cambia. Piombiamo all’ istante in Medio Oriente e ce ne accorgiamo subito dalle donne ai margini della strada che sono coperte dal velo. Non ci sono estremismi visti in Giordania ma la differenza visiva con l’ ambiente prefrontaliero si nota. Attraversiamo l’ Inguscezia dove la strada principale che percorriamo e’ tutta costellata di pali elettrici su ognuno dei quali, e sono centinaia, sono alternativamente dipinti i colori bianco-verdi della Repubblica musulmana e quelli panslavi della Federazione Russa. Così per chilometri. Fino al punto d’ ingresso della famigerata Repubblica Cecena.
    La conversazione con il nostro guidatore di fiducia si fa sempre più stretta, oramai Ruslan è con noi da un paio di giorni e la confidenza inizia ad essere sempre più aperta.
    All’ inizio del tragitto, subito fuori Vladikavkaz, durante una delle nostre escursioni nella zona, ci mostra l’ area dove sorgeva una sorta di aeroporto militare off limits sul quale atterravano aerei dai quali venivano scaricati decine di mezzi militari, armamenti e soldati durante la guerra in Cecenia oltre che per il più recente conflitto in Ossezia del Sud e soprattutto durante la guerra tra Ossezia del nord ed Inguscezia.
    Più drammatica di quella cecena, sostiene lui. Forse, pensiamo noi, perché quella cecena seppur da molto vicino l’ ha solo ascoltata, quella osseto – inguscia l’ ha vissuta a casa sua. Dell’ aeroporto militare ora non resta niente altro che uno sterminato campo incolto mentre restano le montagne poco fuori Beslan da dove gl ingusci sparavano e detenevano in mano la situazione nei confronti dell’ Ossezia. Terre di guerra queste, scenari strategici anche durante la II° Guerra Mondiale quando proprio dalle valli a qualche decina di chilometri più a nord i nazisti furono ributtati indietro fino al monte Elbrus e poi fino a Volgograd dalla quale città iniziò poi l’ inesorabile ritirata fino a Berlino. Non ascoltiamo mai parole di ira o di rassegnazione dalla voce di Ruslan ma anzi riesce a farci un quadro della situazione quasi distaccato nonostante fosse stato attore di questi tragici accadimenti. Come quando ci racconta dello scoppio di una bomba ad una fermata del bus di fronte al mercato di Vladikavkaz. Era presente fisicamente in quei momenti disperati che ci racconta quasi come un cronista esterno. Gli ingusci, ancora loro. Come ingusci, incalza, sono gli attentatori che hanno attaccato Mosca più volte. Forse è di parte quando afferma queste cose essendo lui osseto o forse dice la verità come affiora anche da alcune versioni ufficiali.
    Ma stiamo per fare il nostro ingresso nella “temutissima” Cecenia. Un ritratto gigante di Kadirov figlio, l’ attuale Presidente della Repubblica ci da il benvenuto. E lo scenario cambia di nuovo. Da “mediorientale” con traffico, confusione nei villaggi, donne velate si passa ad un paesaggio più “kazako” con vasti campi inabitati attraversati dalla strada che percorriamo. La guerra era anche e soprattutto qui, in questi spazi enormi e quel poco che c’ era ovviamente non c’ è più. C è però una strada lineare, larga, ben asfaltata e veloce. Un altro segnale che ci indica che siamo in Cecenia, la Repubblica dove sono stati investiti milioni di rubli dopo la fine dell’ ultima guerra. Soprattutto per la ricostruzione della sua capitale Grozny. Città in cui, dopo più di 6 anni di attesa, riesco ad approdare. Ed a restare deluso per certi aspetti.
    Grozny, ma ne eravamo già al corrente, è una città completamente ricostruita dopo esser stata rasa al suolo. I fotogrammi, i video che abbiamo in mente circa quegli anni di terrore di guerra e distruzione sembrano svanire ed appartenere ora a film d’ azione. Non esiste più nessuna traccia della Grozny sotto le bombe di cui c’è l’ abitudine pensare. O meglio, della terribile Grozny capitale della pericolosissima Cecenia discarica dei pregiudizi più disparati. La sensazione che avverto sulla città è strana: mi sembra di provare l’ atmosfera di un governo che controlla tutto come a Tashkent ma incorniciato dall’ architettura a volte pacchiana come ad Astana. E come ad Astana convivono 2 anime cittadine, quella ultramoderna e quella più di tradizione russa.
    La pomposa università; i grattacieli sedi di centri finanziari, uffici vari ed hotel di lusso; il centro congressi che ricorda la Casa Bianca; la gigantesca Moschea frequentata a tutte le ore; la Residenza Presidenziale, forse disabitata a quanto ci dicono, immersa in un vasto parco che ricorda per molti aspetti la residenza del Presidente del Kazakhstan ad Astana appunto; l’ intero quartiere elegante preso in possesso da un ministro ed i suoi ciambellani; la sede della televisione dove solo qualche mese fa è scoppiata una bomba ed i danni subito fatti sparire; l’ enorme spiazzo del Memoriale dedicato a Kadirov padre, il genitore dell’ attuale Presidente, considerato dal governo russo il “nuovo Padre della Patria” cecena, assolato all’ inverosimile e che richiama il centro di Tashkent. Anche nella capitale uzbeka il caldo era asfissiante e per le strade non esistevano alberi o zone ombrose. Per evitare adunate sediziose ci sussurrarono. Forse a Grozny hanno utilizzato la stessa tecnica…
    Non si vedono militari per le strade, solo l’ accesso all’ aeroporto è controllato da mezzi militari corazzati, ma si avverte la propaganda politica. Le effigi dei Kadirov padre e figlio, spesso in compagnia di Putin, sono frequenti. Come le intitolazioni pubbliche a partire dallo stadio dedicato a Kadirov padre passando per la via principale della città dedicata a Putin stesso.
    A Grozny anche i vecchi enormi condomini vespai di architettura socialista degli anni di Krusciov, quelli che pur danneggiati gravemente erano rimasti in piedi, sono stati restaurati e rinnovati esteriormente, ricoperti di pannelli colorati che donano una nuova e più fresca espressione.
    Minutka, l’ accesso alla città, punto cruciale della guerra e dove si sono consumate le pagine più drammatiche per i cittadini di Grozny, è ora una moderna rotonda affannata dal traffico automobilistico di ogni giorno. Grozny ci appare, quindi, come una moderna città. Dalle 2 facce però dicevamo. Ed infatti dietro lo sfarzo c’è una popolazione che comunque non gode di tutti questi investimenti. Proviamo ad informarci tramite nostri contatti locali sull’ attuale situazione politica. A loro dire il governo russo non è amato ed il fuoco dell’ opposizione se non quello del separatismo è ancora sotto le ceneri che cova e può riaccendersi in maniera violenta da un momento all’ altro. Chiediamo conferma alla nostra supposizione circa l’ enorme flusso di danaro versato sulla città che noi intendiamo come una sorta di concessione, di patto non scritto: “vi diamo modernità e benessere” (non per tutti comunque, come detto) “e voi non create più conflitti e tensioni separatiste”, ci viene risposto che in realtà lo scintillio imposto alla città è un segnale di forza: “come vi abbiamo raso al suolo, così vi ricostruiamo”. Punto di vista di parte anche questo ovviamente, o forse una mezza verità completata dal nostro teorema.
    Tra i sentimenti di alcuni nostri interpellati ci imbattiamo in una 3° posizione in campo tra quella del governo russo ed i separatisti islamici: una indipendenza della Cecenia in chiave europeista ed “occidentale”. Una posizione di cui non si è mai letto o sentito parlare sui grossi media. E’ vero che la guerra è stata intrapresa in chiave islamica dai combattenti ma non mancano, quindi, gli interessi occidentali che si incuneano tra le crepe. A conferma di ciò anche il sentore di locali scuole “internazionali”. Sullo stile di quella in cui ci imbattemmo in Uzbekistan e dalla quale ricevemmo dei gentili messaggi di avvertimento. Certo, in Russia è vietata la presenza di agenzie, centri studi, organizzazioni di dubbia origine o mantenute con finanziamenti esteri non molto chiari ma niente vieta di aprire dei centri locali d’ ispirazione “occidentale” ufficialmente privati.

    OSSEZIA DEL SUD
    Il nostro viaggio prosegue a zonzo per la spettacolare catena montuosa del Caucaso che separa Russia e Georgia. Ed Ossezia del Sud. Un’ altra delle nostre tappe.
    Gli scorazzamenti in montagna ci regalano emozioni uniche e clamorose che ci portano alla scoperta di corsi d’ acqua, panorami mozzafiato, villaggi rurali, monasteri ortodossi, fonti d’ acqua termali e benefiche, uno dei rarissimi, se non oramai l’ unico, monumento dedicato a Stalin, antiche costruzioni dei primi abitanti della zona.
    E proprio curiosando in alcune di queste strane case in pietra, per molti aspetti simili ai nuraghi della Sardegna e con qualche richiamo ai trulli di Alberobello, che ci imbattiamo in una strana e macabra sorpresa. Diversi scheletri umani, ben conservati e perfettamente visibili, sono adagiati nelle costruzioni più piccole. Essendo terra di guerra e sangue ci balzano in mente sinistre proiezioni mentali. Ma ci sembra strano trovare resti umani in varie di queste casette e, soprattutto, l’ esser scheletro presuppone un data di morte molto più antecedente alle recenti guerre. Proviamo quindi ad informarci e intuiamo di trovarci davanti a niente altro che delle sorte di tombe di campagna. Invece di un cimitero e di una degna sepoltura, alcuni corpi venivano abbandonati all’ interno di queste piccole opere murarie. E lasciate alla mercè del tempo e di qualche animale.
    Ci rechiamo, come accennato, anche verso l’ Ossezia del Sud, lo stato nato nel 2008 dopo essersi reso indipendente dalla Georgia, stato alla quale era stato associato dopo il disciogliersi dell’ Unione Sovietica.
    Eravamo a Gori nel 2008 quando i movimenti militari arrivarono a lambire la periferia della città natale di Stalin. La curiosità di visitare l’ Ossezia del Sud quindi l’ avevamo dentro da allora. Finalmente, come per Beslan e Grozny, è arrivato anche il suo momento. San Giorgio in sella al suo cavallo nell’ atto di uccidere il drago con la sua lancia ci dà la sua benedizione, sospeso tra cielo e terra nella forma di una enorme ed imperiosa statua, che si staglia a picco da una parete di roccia.
    Dopo chilometri di paesaggio da farci girare la testa nelle varie direzioni, giungiamo alla frontiera russa. Ci apprestiamo ad uscire dalla Federazione e comunque da un’ uscita insolita per degli stranieri. Tanto più che poi dall’ Ossezia del Sud si può riuscire esclusivamente ripassando da questo varco doganale con la Russia stessa.
    Come altre volte alla frontiera con Kaliningrad, come quella volta, un po di anni fa, alla frontiera polacco – ucràina che fui scambiato, in seguito in uscita dal paese, per clandestino, come quell’ altra volta tra le isolate montagne dell’ Altaj kazako, come varie altre volte anche fuori dall’ area ex Urss, quando uno straniero si presenta a valichi frontalieri per niente comuni e fuori dalle tipiche tratte del turismo cosiddetto, anche questa il controllo dei passaporti risulta lungo e complesso.
    Oramai abbiamo una certa abitudine e lasciamo scorrere il tempo.
    Questa volta, però, ci scappa in più un vero e proprio interrogatorio. Lasciamogli il dubbio del sospetto. Che dissipiamo senza problema alcuno.
    Ci inoltriamo per la strada ed i tornanti dell’ Ossezia del Sud. Lo scenario si fa ancora più bello e siamo accompagnati da una luce solare che rende ancora più raggiante il verde dei prati di montagna che fanno da cornice al nostro procedere. Fino al check- point controllato dall’ esercito osseto del sud.
    Per alcuni metri la strada diventa sterrata ed una sorta di passaggio a livello interrompe il nostro cammino.
    I giovanissimi militari controllano i nostri documenti di viaggio. Siamo portatori di una vincolante irregolarità amministrativa che sapevamo mancasse ma che non ci ha impedito di provare comunque la sorte.
    Niente da fare. Siamo oramai a pochi chilometri da Tskhinval, la capitale del giovane stato, ma il nostro sogno di visitare il paese si infrange qui. Con estrema gentilezza i militari ci impongono il dietro-front, purtroppo non possono derogare ad i loro obblighi. Anche un’ altra signora, ci indicano, con il nostro stesso problema è stata respinta ed attende con pazienza un familiare che la riporterà indietro.
    Il tempo di dare un ulteriore sguardo e fissare per sempre questi momenti nella scatola nera della memoria. La foto inesistente più bella di tutto l’ intero viaggio. Immersi in mezzo ad una enorme vallata verde tra le altissime montagne del Caucaso, fermi in mezzo ad uno sterrato check point di una frontiera poco conosciuta e con garbati militari armati di tutto punto che ne controllano il passaggio. Vorrei restare qui ancora a lungo a gustarmi questa scena. Come quella volta che ci fermammo per più di un’ ora, come dei divertiti bambini, a guardare una piccola zattera in legno trasportare avanti e dietro, da una sponda all’ altra, uomini e mezzi nei pressi di Butrint, ultimo lembo di Albania prima della Grecia.
    Salutiamo l’ Ossezia del sud e ritorniamo indietro. Il nostro viaggio proseguirà ancora per giorni, toccando altre interessanti mete e prevedendo un emozionante ritorno, per me, sul monte Elbrus.
    Schernendo da parte nostra i commenti, frutti di ignoranza e pregiudizi, che hanno preceduto ed accompagnato il nostro viaggio ed i motivi dello stesso. Molta gente non arriva a comprendere che siamo spinti dalla sola passione di viaggiare, scoprire posti nuovi e combattere i pregiudizi stessi sentenziati nei confronti delle mete da noi battute.

    * L’ itinerario completo del viaggio:
    Krasnodar
    Vladikavkaz
    Beslan
    Fiagdon
    Grozny
    Ossetia del Sud
    monte Elbrus
    Pyatigorsk

    LUCA PINGITORE

     

  • Rientrati dal Caucaso russo. Aperitivo e racconti di viaggio. 02/10/15

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    Venerdì 2 ottobre 2015
    ore 20:00
    TATO BAR
    largo Bargellini n. 2/4
    Firenze

    Il “Salotto del Viaggiatore” è il luogo per tutti gli appassionati del viaggio che intendono ricercare informazioni, condividere esperienze, conoscere altri viaggiatori, pianificare nuovi viaggi, trascorrere una serata in allegra compagnia.

    ***
    Il Caucaso russo: una intrigante ed impervia area geografica ricca di bellezze naturalistiche, storia, cultura, tradizioni che imperniano le altissime montagne dalle quali la zona prende il nome.
    Una regione abitata da popolazioni diverse per origini e religioni, segnata anche per questo da numerose guerre ed attacchi terroristici – ancora oggi non del tutto sopiti – che la rendono oggetto di errati pregiudizi da parte di chi non ci ha mai messo piede e non ha provato l’emozione di innamorarsene.

    Da Krasnodar fino a Vladikavkaz la terra degli Alani e poi ancora fino a
    Grozny, la celeberrima capitale della Cecenia martoriata da anni di sanguinose guerre e bombardamenti.
    Passando dalla tristezza di Beslan, dove 11 anni fa, un commando di terroristi fu causa dello sterminio di più di 300 persone, per la maggior parte bambini, ammassati nella palestra della scuola cittadina n. 1.
    Provando a penetrare nell’ Ossetia del Sud, stato formalmente indipendente ma riconosciuto solamente da pochi altri paesi a livello internazionale, nato in seguito ad ‘ altra guerra- lampo.
    Esplorando le montagne spettacolari che delimitano il confine con la Georgia.
    Salendo sul monte Elbrus, la montagna più alta d’ Europa con i suoi 5642 metri.
    Transitando per la zona termale, rinomata area di vacanze fin dai tempi dell’ Unione Sovietica a causa dei suoi fanghi e delle sue acque purificatrici prodigiose.
    Si porteranno frammenti dei precedenti viaggi effettuati nella zona dai nostri viaggiatori, dalla Crimea, ieri Ucraina ma oggi divenuta Russia, fino in Georgia, Armenia ed Azerbaijan.

    Parleranno del loro recente viaggio nel Caucaso russo, con il supporto di fotografie, Luca Pingitore e Giancarlo Carloni, viaggiatori e soci fondatori di OTRA.

    APERITIVO E RACCONTI DI VIAGGIO
    VENERDI 2 OTTOBRE 2015
    TATO BAR
    ORE 20:00

    * incontro organizzato col patrocinio di Russia – Italia.com