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  • A Piacenza per parlare di Caucaso

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    Piacenza “terra di passo“, scriveva Leonardo Da Vinci nel Codice Atlantico ed è proprio nel, capoluogo dell’omonima provincia dell’Emilia-Romagna, che si è svolto primo raduno generale annuale del 2020 dell’Associazione Viaggiatori Indipendenti OTRA, per parlare di Caucaso. “Viaggiare nel Caucaso” è stato, infatti, il tema dell’incontro pubblico svoltosi sabato 11 gennaio proprio a Piacenza, nel corso del quale alcuni viaggiatori hanno descritto e raccontato la regione caucasica e le loro varie esperienze nell’’area. Il pubblico partecipante, interagendo con i relatori e con gli altri viaggiatori presenti in sala, è stato trasportato con descrizioni alla vecchia maniera su mappe cartaceesupporti video fotografici, esposizioni orali su località meno conosciute di Georgia, Azerbaijan ed Armenia ma anche su vaste zone delle quali poco si parla come l’intera area Caucaso del Nord. Ossezia del NordInguscezia, Cecenia, Dagestan tutte repubbliche facenti parte della Federazione Russa ma anche stati de facto e mete ambite da viaggiatori interessati all’area quali Abkhazia, Ossezia del Sud, Artsakh / Nagorno Karabakh,sono stati portati alla conoscenza dei presenti. L’Associazione OTRA, tramite il suo progetto operativo Italia-Caucaso, ha esperienza e conoscenza diretta della regione caucasica oramai da anni ed alcuni dei suoi viaggiatori sono stati tra i primi a frequentare in maniera anche assidua l’ancor semisconosciuto Caucaso del Nord e a diffonderne in Italia la sua atmosfera unica. Atmosfera che d’altronde impernia tutta la regione racchiusa tra il Mar Nero ed il mar Caspio. L’incontro, aperto al pubblico, non è stato quindi solo una esposizione di racconti di viaggio ma soprattutto l’ occasione per descrivere, spiegare e raccontare anche dettagli esclusivi dell’ area geografica in questione. A condurre il viaggio virtuale nel Caucaso sono stati Claudio Oberti, Valentina Galleano, Claudio Serafini e Luca Pingitore, Soci Esperti i primi tre e Presidente di OTRA il quarto, supportati da altri loro “colleghi” viaggiatori comunque presenti in sala. Come detto l’ evento, durato l’intero week end, era incluso nel raduno nazionale dei Viaggiatori Indipendenti che ha portato a Piacenza più di cinquanta persone, italiane e straniere, da varie parti d’Italia. I raduni nazionali di OTRAassociazione attiva di fatto da circa 15 anni, vengono organizzati in vari periodi dell’ anno ed in differenti zone d’ Italia con lo spirito di ritrovarsi ed aggregare nuovi appassionati viaggiatori. Il raduno svoltosi a Piacenza ha visto lanciare i nuovi progetti dell’associazione, anche tramite i suoi Progetti Operativi, come l’organizzazione di incontri pubblici sul Caucaso e su altre zone geografiche in varie località d’ Italia in una sorta di tour, come d’ altronde, già avviene per i propri raduni generali.

    * = Articolo pubblica da Eurasianews il 14/01/2020

  • Itinerari di viaggio Italia-Caucaso

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    Italia – Caucaso parte di frequente per vari itinerari nel Caucaso.
    Gli itinerari elencati  in questa pagina non sono comunque vincolanti ma, di volta in volta,  adattati alle esigenze di tempo e di interessi dei partecipanti e dei progetti che Italia – Caucaso persegue nell’intera area.
    Ogni itinerario è di conseguenza modificabile ed adeguabile nei limiti del possibile e tenendo sempre conto dell’ esperienza degli organizzatori.
    E’ possibile, su richiesta, organizzare altri itinerari nell’ area caucasica al momento non presenti nella lista essendo questa giusto una selezione delle decine di variabile possibili nell’ intero puzzle del Caucaso.
    I viaggi sono aperti a tutti gli associati OTRA.
    Italia-Caucaso annovera collaborazioni esclusive con rappresentanti locali a vario livello.
    Italia-Caucaso fornisce anche consulenza, assistenza ed accompagnamento in loco ad operatori che abbiano la necessità di interessarsi all’ area.

    Questi gli itinerari di Italia – Caucaso:

    ITINERARI:

    • MONTE ELBRUS – OSSEZIA DEL NORD / ALANIA – CECENIA – INGUSCEZIA – DAGESTAN
    • OSSEZIA DEL NORD / ALANIA – REPUBBLICA DELL’ OSSEZIA DEL SUD / ALANIA
    • KRASNODARSKIJ KRAIJ – ABKHAZIA
    • CRIMEA
    • NAXCIVAN
    • AZERBAIJAN
    • AZERBAIJAN – DAGESTAN
    • STAVROPOLSKIJ KRAJ – KABARDINO / BALKARIA – MONTE ELBRUS – MONTE DOMBAI – KARACHEVO / CERKASSIJA
    • CALMICCHIA – OBLAST DI ASTRAKHAN
    • KRASNODARSKIJ KRAIJ – ADIGEZIA

     

    Per itinerari dettagliati e tutte le ulteriori informazioni:
    otra@viaggiatorindipendenti.it

  • Daghestan 2017

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    Le “ colonne d’ Ercole ” segnavano la fine del mondo conosciuto ad ovest; le “ porte di Alessandro ”, in un certo senso, la fine del mondo “civilizzato” ad est. Una immensa fortificazione che difendeva i territori conquistati da Alessandro Magno si estendeva quasi parallela alla catena montuosa del Caucaso arrivando fino alle rive del mar Caspio. E dopo secoli, i resti della fortezza che sovrasta il villaggio di Khuchni nel distretto dei Tabasarani e famosa per la leggenda dei “sette fratelli ed un sorella”, sono ancora lì a tramandarci tempi passati. Come la cittadella di Naryn-Kala, sopra la città di Derbent, che sovrasta il mar Caspio fino a perdersi all’ orizzonte nel Kazakhstan dall’ altra parte del mare-lago.
    Siamo in Dagestan, una delle repubbliche più interessanti dell’ intera regione del Caucaso.
    Una repubblica che ha vissuto guerre antiche ed eventi moderni di terrorismo . Proprio per questa difficile situazione politica il Dagestan è impropriamente tralasciato dai viaggiatori internazionali con la conseguenza di renderlo ancora più affascinante e piacevole da scoprirlo e viverlo.
    Una repubblica autonoma dove risiedono decine di etnie differenti con numerosi i villaggi incastonati nelle recondite montagne dove si vive ancora tradizionalmente come le rispettive tribù tramandano da decenni.
    E magari capita di recarti in una cittadina ubicata sull’ orlo di un canyon e sentirti catapultato indietro negli anni dell’ Unione Sovietica, dove sulla spaziosa e fredda piazza principale che ospita l’ unica scuola, ti imbatti nei bambini che escono per la ricreazione al seguito della vecchia maestra, l’ unica persona che parla inglese in tutta la città. Ed è anche per lei è una grande emozione incontrare, forse per la prima volta, degli stranieri e riuscire a scambiare qualche parola nella lingua che prova ad insegnare ma che ella stessa ha imparato moltissimi anni fa. Lenin, in una rara statua dove è ritratto in movimento, benedice l’ incontro internazionale che verrà celebrato in un sovietico negozio di generi alimentari. Per la grande occasione le babushki sfoderano la loro ottima tradizione culinaria e trasformano il piccolo negozietto, scarno come ai tempi dell’ Urss, in una sorta di trattoria per gli ospiti italiani. Tutti i piatti della tradizione vengono passati in rassegna dai nostri stomaci. Non si può e non si vuole, data la succulenza delle cibarie cucinate a mano, rifiutare. E’ tempo del caffè. Il caffè “alla turca” o “alla greca”, a seconda di quale zona d’ Europa ti trovi, ci viene preparato artigianalmente su di un focolare approntato nel vicino bosco. A pochi metri dallo strapiombo sul fiume dalle acque color smeraldo che scorre sottostante, incuneandosi nelle ramificazioni del canyon.
    E finalmente ci inoltriamo in queste gole navigando su un battello guidato da un vecchio capitano di lungo corso che riesce a farci godere tutta la bellezza del posto amèno nel quale ci troviamo.
    Numerose sono le gole, le grotte, le cascate che caratterizzano la parte dagestana del Caucaso. Scenari incredibili. Come quello che non ti aspetti in una zona montuosa. Le dune di sabbia. Uno spettacolo insolito che si può ammirare da queste parti percorrendo a piedi i binari dell’ antica ferrovia che muoveva merci e persone durante il periodo dei Soviet.
    Ma anche il mar Caspio stesso è particolare, questo gigantesco lago chiuso tra le terre ma così grande che è stato da sempre considerato alla stregua di un mare. Meno famoso del vacanziero e pietroso mar Nero che delimita il Caucaso ad ovest ma altrettanto accattivante. E te ne accorgi passeggiando sul lungomare di Kaspijnsk o sulla spiaggia di Makhachkala, la capitale del Dagestan. A Baku, poche centinaia di chilometri più a sud, in Azerbaijan, avverti l’ inebriante odore del petrolio, dell’ oro nero che viene estratto da qualche piattaforma invisibile ubicata al largo del mare, qui a Makhachkala avverti invece l’ aria tipicamente salmastra e marina.
    Makhachkala città di contrasti. Capitale di una delle repubbliche più islamiche della Russia ma allo stesso tempo città aperta dove la religione non si avverte in maniera così presente come avviene nella vicina Grozny.
    A Makhachkala siamo musulmani ma si può fare di tutto”, si azzarda a dirci qualcuno. Ed infatti non mancano gli esercizi commerciali dove l’ alcool è venduto regolarmente, la gente che seppur con moderazione si lascia andare, qualche locale con musica per ballare e cantare, molte donne senza hijab (il foulard che copre la testa).
    Russi, dagestani delle varie tribù ed altre etnie dell’ ex Unione Sovietica convivono. Certamente non mancano le madrasse (le scuole coraniche), le moschee, i muezzin, le preghiere, le tradizioni ma il vero fulcro dell’ islam, in Dagestan, si trova fuori città e soprattutto nelle montagne. O nella periferia, che lascia lo schema sovietico per quello mediorientale tipico dell’ hinterland di Istanbul od in maggior modo di quello dei Territori Palestinesi.
    Il flashback tipico del viaggiatore, nel caso di Makhachkala, della sua periferia per la precisione, ci riporta a Ramallah, la capitale amministrativa della Palestina. Enormi vialoni bloccati dal traffico con negozi di qualsiasi genere, caffè volgari, autolavaggi, confusione.
    Tutto questo non ci fa dimenticare, però, la storia recente fatta di guerra e soprattutto di attentati, azioni non ancora sopite. Una situazione difficile che crea numerose problematiche che spesso da qui si estendono poi in altre aree geografiche.
    Il Dagestan risulta per questo più isolato rispetto a tutte le altre repubbliche del Caucaso e la gente locale se ne rammarica. Solo negli ultimi tempi qualche vacanziero proveniente da altre parti della Federazione Russa inizia a recarcisi in maniera più assidua. Non è così, però, per i viaggiatori stranieri. La diffidenza verso questo lembo di Caucaso è ancora forte. I pochi “avventurieri” stranieri che si spingono fin qui vengono accolti dai popoli dagestani in maniera eccezionale, sono al corrente dei pregiudizi che versano nei loro confronti e sanno che una rinascita e la possibile uscita dal tunnel del terrore che ancora continua ad attanagliarli passa dal turismo e dalla loro reclamizzazione nei consessi internazionali.
    In altre parti del mondo poco toccate dal turismo, la gente mostra curiosità verso lo straniero in generale e l’ italiano in particolare. Qui in Dagestan la curiosità negli sguardi dei bambini che vedono per la prima volta degli stranieri, si confonde con gli inviti degli adulti a prendere un tè in casa propria. Sono contenti di farlo, anelano a che si inizi a parlare del Dagestan in maniera positiva. “Siamo brava gente, la guerra non c’è più. Parlate di noi e non ci dimenticate”, ci sentiamo più volte ripetere.

    LUCA PINGITORE

  • Il primo viaggio organizzato italiano nel Caucaso del Nord

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    E’ partito lo scorso 16 settembre dalla cittadina di Mineralnye Vody nel sud della Russia, il Primo viaggio-organizzato nel Caucaso del Nord rivolto a turisti italiani.
    Una meta davvero insolita per i viaggiatori italiani che hanno visitato e vissuto la zona d’ Europa meno conosciuta e non toccata dal turismo in generale se non da qualcuno che sporadicamente si “avventura” da quelle parti ma proveniente soprattutto dal Nord Europa o da continenti extraeuropei.
    Mai un itinerario del genere era stato effettuato dall’ Italia con un gruppo, seppur piccolo, di turisti.
    Si è trattato, quindi, di una esclusiva unica per l’ Italia con la particolarità di aver offerto un itinerario ancora più completo rispetto ad i rarissimi tour organizzati dall’ estero.
    Si è partiti in pratica dalla vetta d’ Europa, il monte Elbrus, giungendo dopo 16 giorni sulle rive del mar Caspio. Circa 2000 i chilometri percorsi attraversando le regioni e le repubbliche di Stavropolskij Kraj – Kabardino-Balkaria – Ossezia del Nord – Inguscetia – Cecenia – Dagestan.
    Diverse le escursioni organizzate in ognuna delle zone citate caratterizzate dalla catena montuosa del Caucaso con le sue gole, i suoi canyon, i suoi fiumi, i suoi panorami mozzafiato.
    Si è saliti fino a 4000 metri, ci si è inoltrati per i canyon a bordo di uno zatterone, si è goduto il tramonto dalle antiche “Porte di Alessandro”, si è visitata la funerea “città dei morti”, ci si è inoltrato in abbandonati villaggi montani accessibili per la prima volta grazie agli organizzatori del viaggio, si è passeggiato tra le misteriose dune di sabbia, si è stati catapultati indietro nell’ Urss in località dall’ atmosfera rimasta ancora quasi intatta dai tempi dei Soviet, si è affrontata da vicino la storia recente fatta di guerre ed attentati, si è ascoltato, in esclusiva assoluta per il tour, la tragedia di Beslan dalla viva voce di chi quei giorni era presente ed ha visto morire familiare stretti, ci si è rilassati in bollenti acque ai piedi dei monti. E poi ci si è sollazzati con il cibo locale, ci si è persi nella eccezionale ospitalità dei popoli originari di quell’ area geografica, si è goduta l’ aria iodata del mar Caspio, il bacino chiuso come un lago ma grande come un mare.
    I partecipanti si sono resi conto con i propri occhi che i forti pregiudizi e le paure che gettano discredito su questi luoghi e le sue genti non sono altro che frutto di disinformazione ed ignoranza rispetto quello che esiste otre le “colonne di Ercole”. Anzi, oltre le “Porte di Alessandro”.

    Il viaggio è stato organizzato interamente dal progetto “Italia – Caucaso” tramite uno dei suoi responsabili ed assiduo frequentatore dell’ area geografica in questione, Luca Pingitore, per un tour operator italiano leader in mete “fuori dal comune” che ha creduto nel progetto ed ha contribuito fattivamente alla sua realizzazione.

     

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