Tag: abkhazia

  • A Piacenza per parlare di Caucaso

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    Piacenza “terra di passo“, scriveva Leonardo Da Vinci nel Codice Atlantico ed è proprio nel, capoluogo dell’omonima provincia dell’Emilia-Romagna, che si è svolto primo raduno generale annuale del 2020 dell’Associazione Viaggiatori Indipendenti OTRA, per parlare di Caucaso. “Viaggiare nel Caucaso” è stato, infatti, il tema dell’incontro pubblico svoltosi sabato 11 gennaio proprio a Piacenza, nel corso del quale alcuni viaggiatori hanno descritto e raccontato la regione caucasica e le loro varie esperienze nell’’area. Il pubblico partecipante, interagendo con i relatori e con gli altri viaggiatori presenti in sala, è stato trasportato con descrizioni alla vecchia maniera su mappe cartaceesupporti video fotografici, esposizioni orali su località meno conosciute di Georgia, Azerbaijan ed Armenia ma anche su vaste zone delle quali poco si parla come l’intera area Caucaso del Nord. Ossezia del NordInguscezia, Cecenia, Dagestan tutte repubbliche facenti parte della Federazione Russa ma anche stati de facto e mete ambite da viaggiatori interessati all’area quali Abkhazia, Ossezia del Sud, Artsakh / Nagorno Karabakh,sono stati portati alla conoscenza dei presenti. L’Associazione OTRA, tramite il suo progetto operativo Italia-Caucaso, ha esperienza e conoscenza diretta della regione caucasica oramai da anni ed alcuni dei suoi viaggiatori sono stati tra i primi a frequentare in maniera anche assidua l’ancor semisconosciuto Caucaso del Nord e a diffonderne in Italia la sua atmosfera unica. Atmosfera che d’altronde impernia tutta la regione racchiusa tra il Mar Nero ed il mar Caspio. L’incontro, aperto al pubblico, non è stato quindi solo una esposizione di racconti di viaggio ma soprattutto l’ occasione per descrivere, spiegare e raccontare anche dettagli esclusivi dell’ area geografica in questione. A condurre il viaggio virtuale nel Caucaso sono stati Claudio Oberti, Valentina Galleano, Claudio Serafini e Luca Pingitore, Soci Esperti i primi tre e Presidente di OTRA il quarto, supportati da altri loro “colleghi” viaggiatori comunque presenti in sala. Come detto l’ evento, durato l’intero week end, era incluso nel raduno nazionale dei Viaggiatori Indipendenti che ha portato a Piacenza più di cinquanta persone, italiane e straniere, da varie parti d’Italia. I raduni nazionali di OTRAassociazione attiva di fatto da circa 15 anni, vengono organizzati in vari periodi dell’ anno ed in differenti zone d’ Italia con lo spirito di ritrovarsi ed aggregare nuovi appassionati viaggiatori. Il raduno svoltosi a Piacenza ha visto lanciare i nuovi progetti dell’associazione, anche tramite i suoi Progetti Operativi, come l’organizzazione di incontri pubblici sul Caucaso e su altre zone geografiche in varie località d’ Italia in una sorta di tour, come d’ altronde, già avviene per i propri raduni generali.

    * = Articolo pubblica da Eurasianews il 14/01/2020

  • Ochamchira. L’ Abkhazia nostalgica


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    Dall’ alto del quindicesimo piano il sole che tramonta all’ orizzonte sul mare ti porta in un’altra dimensione e ti fa avvertire un misto di emozioni: eccitazione, malinconia, gioia, quiete, distensione ed i pensieri ti si affollano nella mente.
    Come sarebbe stato questo posto se il corso della storia fosse andato in maniera diversa?
    E perché la storia è andata così?
    Come si è vissuto negli ultimi 30 anni circa?
    E come si svilupperà il futuro?
    Il rimbombare delle piccole onde all’ interno della vuota ed enorme costruzione, formate dal naturale movimento del mare sottostante, mi cullano per interminabili lunghi minuti.
    Mi trovo su quello che potrebbe esser considerato da molti un mostro architettonico ed ecologico, per altri, come il sottoscritto, un sensazionale e commovente monumento alla storia.
    Un imperioso palazzo completamente abbandonato, ridotto praticamente ad un gigantesco scheletro di cemento, nato come miglior hotel della città e rimasto in attività giusto una manciata di stagioni. Costruito a fine anni ’80, in piena Unione Sovietica, cessò la sua funzione in seguito alla guerra che sconvolse l’ intera regione, dalla costa fino alle alte montagne, tra il 1991 ed il 1993. Un gigante solitario e decaduto che domina questo lembo di mar Nero nel sud dell’ Abkhazia, repubblica de facto, situata geograficamente tra la Federazione Russa e la Georgia.
    La storia di questo hotel è l’ emblema di tutta la zona dell’ Abkhazia a sud della capitale Sukhum, da qui, ad Ochamchira sulla costa, fino a Tkuarchal ed Akarmara sulle impervie montagne caucasiche e giù fino a Gal praticamente sul confine con la Georgia, al di là del fiume Inguri. La guerra si svolse soprattutto in queste zone dell’ Abkhazia e portò questa vasta area tra morte, depredazioni ed esili volontari o forzati a restare quasi completamente abbandonata. Il susseguente embargo ventennale, del quale l’ intera Abkhazia è stata vittima, ha cristallizzato la situazione nell’ incuria e nell’ abbandono. Ochamchira oggi è una caratteristica cittadina di campagna adagiata sul mare. Calma e pacatezza la rendono un posto améno e rilassante. Siamo in pieno agosto, nel cuore della stagione estiva ma a differenza di poche decine di chilometri più nord, come a Sukhum, a Pitsunda o nella vivace Gagra, qui ad Ochamchira le persone in spiaggia si contano senza affanno. Una località che lascia poco al divertimento ma tanto al relax ed alle emozioni. Il posto ideale per riposarsi. Pochi sono i rumori ed i movimenti per strada o all’ esterno delle case a due piani con giardino proprio. Quelle abitate. Le altre, tante, risultano ancora in piedi nella loro piacevole architettura antica e magari signorile ma completamente vuote. Eleganti scalinate, terrazze, colonne, ampi balconi, quel che resta di soggiorni decorati, tutto oramai completamente inghiottito dalla vegetazione o ancora lì in vista: villini belli fuori ma vacanti dentro che restano ad attendere vecchi o nuovi padroni che le riporteranno ai fasti di un tempo.
    E’ suggestivo camminare tra le sterrate arterie cittadine, dove la presenza di mucche al pascolo solitario sostituisce la vista di automobili, dove il verde della campagna ti rilassa, dove il silenzio ti fa riflettere e dove ti senti catapultato indietro nel tempo tra semplicità, autenticità e storia.
    Ma Ochamchira è anche questo: le vecchie abbandonate costruzioni istituzionali e non del centro città; l’ antica ed elegante stazione ferroviaria rimasta ai tempi dell’ Urss; i pochi piccoli condomini popolari semidisabitati; il vecchio bar centrale, dove anziani e signori di mezza età giocano a domino; quel che resta degli storici pontili in cemento che si stagliano in mezzo al mare formando tante piccole calette artificiali; la spiaggia ghiaiosa; lo sguardo curioso della poca gente che incroci per strada o sul lungomare; le domande stupite di due signori circa la mia provenienza ed i motivi che mi hanno spinto in questa zona, a detta loro “impervia e praticamente un protettorato di Putin”, ed ai quali mi rivolgo poi io con domande ancor più interessate dopo essersi presentati come “georgiani d’ Abkhazia” e venendo a conoscenza del loro non comprensione della lingua russa * ; le vecchie signore dei negozietti di alimentari con le quali scambi due parole; le canzoni italiane di un’ artista (a me) sconosciuta che fuoriescono dall’ interno di un’ automobile; il sole che si attenua all’ orizzonte regalando uno splendido gioco di luce sul mare solitario. Una località emozionante e romantica per certi versi.
    Ma che sta lentamente cercando di uscire da questo anacronistico semi-isolamento nel quale versa oramai da troppo tempo. Qualche sparuto villeggiante russo, stanco della confusione di Gagra o di altre località in Russia stessa, si avventura fin qui in cerca ristoro e di conseguenza, oltre a qualche piccola familiare guest house, è da poco apparso un moderno hotel con ristorante alla moda realizzato direttamente sull’ arenile e con tanto di pontile per assaporare l’ ebbrezza dei venti marini.
    Forse in antitesi con lo scheletro del vecchio hotel di sovietica concezione ubicato a pochi metri dalla spiaggia.
    Il nuovo che riparte dal vecchio. Dal punto in cui si era rimasti prima della guerra?

    LUCA PINGITORE

    * = La particolarità dell’ incontro è stata data dal fatto di essermi imbattuto in due georgiani di mezza età, quindi giovani ai tempi dell’ Urss, residenti in Abkhazia, presumibilmente provenienti dalla zona di Gal dove vivono sia molti georgiani sia i mingreli ** ( etnia differente dai georgiani ed dagli abkhazi ) i quali, a quanto pare, non parlavano russo, lingua “internazionale” comune nelle zone dell’ ex Unione Sovietica. Sarebbe stato interessante approfondire ciò e soprattutto le loro opinioni, già comunque subito in parte svelate dalle loro prime parole come riportato nell’ articolo, ma la fugacità dell’ incontro ed una certa mia, stranamente anomala, diffidenza hanno impedito la mia indagine.

    ** = Già citati in questo mio precedente articolo: Tra Abkhazia e Georgia

  • Itinerari di viaggio Italia-Caucaso

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    Italia – Caucaso parte di frequente per vari itinerari nel Caucaso.
    Gli itinerari elencati  in questa pagina non sono comunque vincolanti ma, di volta in volta,  adattati alle esigenze di tempo e di interessi dei partecipanti e dei progetti che Italia – Caucaso persegue nell’intera area.
    Ogni itinerario è di conseguenza modificabile ed adeguabile nei limiti del possibile e tenendo sempre conto dell’ esperienza degli organizzatori.
    E’ possibile, su richiesta, organizzare altri itinerari nell’ area caucasica al momento non presenti nella lista essendo questa giusto una selezione delle decine di variabile possibili nell’ intero puzzle del Caucaso.
    I viaggi sono aperti a tutti gli associati OTRA.
    Italia-Caucaso annovera collaborazioni esclusive con rappresentanti locali a vario livello.
    Italia-Caucaso fornisce anche consulenza, assistenza ed accompagnamento in loco ad operatori che abbiano la necessità di interessarsi all’ area.

    Questi gli itinerari di Italia – Caucaso:

    ITINERARI:

    • MONTE ELBRUS – OSSEZIA DEL NORD / ALANIA – CECENIA – INGUSCEZIA – DAGESTAN
    • OSSEZIA DEL NORD / ALANIA – REPUBBLICA DELL’ OSSEZIA DEL SUD / ALANIA
    • KRASNODARSKIJ KRAIJ – ABKHAZIA
    • CRIMEA
    • NAXCIVAN
    • AZERBAIJAN
    • AZERBAIJAN – DAGESTAN
    • STAVROPOLSKIJ KRAJ – KABARDINO / BALKARIA – MONTE ELBRUS – MONTE DOMBAI – KARACHEVO / CERKASSIJA
    • CALMICCHIA – OBLAST DI ASTRAKHAN
    • KRASNODARSKIJ KRAIJ – ADIGEZIA

     

    Per itinerari dettagliati e tutte le ulteriori informazioni:
    otra@viaggiatorindipendenti.it

  • Tra Abkhazia e Georgia

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    Un branco di delfini sguazza spensierato nel mar Nero a pochi metri dalla riva costituita esclusivamente da blocchi di cemento frangiflutti nelle adiacenze del porto di Poti. Neanche dieci anni fa Poti ed il suo porto furono teatro di cruente operazioni belliche durante la guerra che vide contrapposta la piccola repubblica dell’ Abkhazia, coadiuvata in suo soccorso dalla Russia, contro la Georgia che non ne accettava, ancora dopo 18 anni, l ‘indipendenza. Dopo quei giorni di guerra, il confine tra i due stati si riattestò sull’ ubicazione originale poche decine di chilometri più a nord e sulla posizione naturale costituita dal fiume Ingur, anzi per la precisione, sulla zona costiera la foce del fiume ricade interamente nella repubblica georgiana. E proprio in quelle poche centinaia di metri che partono dalla riva nord dell’ Ingur ed arrivano al confine abkhazo, nella località di Anaklia, hanno pensato di organizzare ogni estate uno dei più conosciuti festival di musica elettronica. Un’ area verde ricavata dal nulla, bella, pulita, ordinata su un lungomare moderno al quale si accede tramite un futuristico ponte in legno e plexiglass che sovrasta la foce del fiume. Il GEM Festival nasce sulle ceneri del più famoso Kazantip, festival che ogni estate si teneva nella zona di Evpatoria in Crimea. Quando la Crimea passò alla Russia, il festival, organizzato da ucràini, fu annullato e spostato nella “sorella” Georgia ma non ebbe lo stesso successo. L’ idea però piacque ad alcuni georgiani che si inventarono il GEM. In pochi metri quadrati migliaia di ragazzi ballano e fanno festa con alcuni dei migliori dj di caratura internazionale che vengono a proporre i loro esaltanti dj set in questo angolo sperduto del Caucaso. Si balla per un mese esattamente sotto la barriera di alluminio che si estende per chilometri verso l’ interno della Georgia e segna il confine con l’ Abkhazia. Si fa festa sotto lo sguardo attento dei militari abkhazi che controllano l’ aerea sottostante dalle torrette di avvistamento. Si accendono falò sulla spiaggia pietrosa dove il filo spinato delimita il territorio dei due stati. Un festival organizzato appositamente sul confine. Per sbattere in faccia il divertimento sfrenato, la “modernità”, il sogno tipico di “oltre confine”, che già andava tanto in voga nella Berlino divisa in due, ai giovani della popolazione abkhaza. Oppure in segno di pace, secondo la versione degli organizzatori, che estendono il loro invito con tanto di biglietti gratis ai ragazzi abkhazi ma che puntualmente essi non lo prendono neanche in considerazione. Sono ancora non emarginate le ferite della guerra e degli anni di vessazioni ed embargo che hanno dovuto subire. E che ancora oggi persistono.
    A circa 40 chilometri di distanza da Anaklia, nel villaggio di Rukhi, è ubicato l’ unico punto di passaggio aperto tra Georgia ed Abkhazia. Il ponte sul fiume Ingur. Costruito nel 1948 dalle squadre del Ministero degli Interni dell’ Unione Sovietica, come recitano le targhe originali dell’ epoca in lingua russa e georgiana, collega la città di Zugdidi, qualche chilometro più a sud e capoluogo della regione della Mingrelia, con l’ Abkhazia. Passi il controllo di frontiera georgiano, cammini a zig zag davanti un ulteriore check-point militare a pochi metri dal ponte, lo percorri, superi il controllo di ammissione sul lato abkhazo se hai la documentazione necessaria e vieni poi ammesso alla frontiera vera e propria. Scenario completamente differente rispetto all’ ingresso in Abkhazia da Adler, sul confine russo a nord del paese. Qui sul confine georgiano l’ atmosfera è molto più rurale con i carretti stile “western” trainati da cavalli che a richiesta ti aiutano a percorrere la distanza tra i due punti di controllo ed il via vai dei mingreli, la popolazione locale, che al discioglimento dell’ Urss ed alla indipendenza dell’ Abkhazia sono rimasti divisi tra i due stati. Sono gli unici georgiani e gli unici abkhazi che passano regolarmente la frontiera. E sono apostrofati come “traditori” da entrambi, poichè sono gli unici che sono rimasti a metà tra Abkhazia e Georgia, col piede dell’ opportunismo in due staffe.
    Sostiamo per diverse ore, in giorni differenti, nei circa due chilometri e poco più che separano ufficialmente la Georgia e l’ Abkhazia. Da viaggiatori, nostro malgrado per una serie di imprevisti, diventiamo osservatori della frontiera. La cosiddetta “terra di nessuno” tra le due repubbliche, che terra di nessuno non è in quanto proprio una base militare georgiana è presente seminascosta sottostante l’ imbocco del ponte, proprio nelle adiacenze del check point armato e presenziato da svogliati giovanissimi militari che magari vorrebbero trovarsi altrove, diventa il nostro punto di osservazione. Diventiamo così “esperti” dell’ area in questione e finiamo per aiutare a livello di informazioni sulla frontiera e consigli sull’ Abkhazia, dove siamo già stati in un viaggio precedente , gruppetti di turisti ungheresi e tedeschi (alcuni dei quali anche un pò timorosi di quello che avrebbero trovato al di là della frontiera alludendo ad articoli di disinformazioni letti in patria. Scritti dall’ ufficio e non per esperienza diretta aggiungiamo noi) i quali dubitano sui reali motivi della nostra presenza in un luogo così particolare. Ma noi dobbiamo solo consegnare un pacco. Chi ci crede?
    Forse neanche i poliziotti georgiani che ci interrogano sulla storia della Juventus con tanto di quiz su risultati e giocatori degli anni passati o i colleghi sul lato abkhazo che assistiamo nello smistamento della fila di persone che si accingono a superare il loro controllo. Oramai conosciamo le procedure su entrambi i lati. Ed anche i georgiani ci assoldano gratis come interpreti inglese – russo considerato che alcuni di loro non leggono neanche i caratteri latini dei passaporti o comunque non comprendono la nazionalità degli avventori stranieri che si presentano alla frontiera.
    Assistiamo al passaggio di strani personaggi turchi ed a quello di presunti diplomatici giordani, come al controllo di routine di un team dell’ IOM, l’ Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, di cui comprendiamo il funzionamento e su cosa si basano i loro report. In pratica monìtorano solo il lato georgiano, ogni tanto fanno visite di routine al check point e se ne rientrano nello loro base dorata.
    Ci imbattiamo, anche qui in frontiera come in altre zone della Georgia, alla banca mobile. In alcune zone rurali non sei tu che vai in banca ma è la banca che viene da te con un furgone-ufficio.
    La gente si accalca ai finestrini- desk, un paio di impiegati ricevono le operazioni dall’ interno su dei tavolini-postazioni con computer e stampante mentre l’ autista dorme seduto sul lato guida e l’ agente di scorta, attrezzato di tutto punto, fa presenza all’ esterno.
    Non ci facciamo mancare niente e durante la spola tra i due lati, su quello abkhazo, ci imbattiamo anche in un assembramento funebre che attende tra gli strazi la salma in arrivo dall’ altra parte.
    La nostra esperienza in frontiera è terminata ma non il nostro giro che dopo le montagne dello Svaneti, dove apprendiamo di un progetto futuro di apertura di un percorso di trekking che attraverserebbe la catena montuosa del Caucaso dal mar Nero al mar Caspio, ci porta nella terza delle repubbliche indipendenti o in questo caso autonoma della Georgia: l’ Ajaria con capitale Batumi.
    Città dove i finanziamenti esteri ed europei, nel senso di Unione Europea, hanno trasformato il lungomare chilometrico in un polo di attrazione e divertimento estivo di tutto rispetto. Batumi, già rinomato posto di villeggiatura balneare ai tempi dell’ Urss, negli ultimi anni ha visto trasformare la sua fascia costiera, quella invasa da turisti stranieri, mentre il resto della città è rimasto sostanzialmente sotto la vecchia tradizione georgiana-sovietica. Solo le vecchie babushki che passano e ripassano vendendo pannocchie di mais calde ed altre leccornie della tradizione sovietica richiamano ad un passato non troppo lontano. Come in piccolo ad Anaklia qui a Batumi ordine, pulizia e verde la fanno da padrone con l’ aggiunta di decine di ristoranti turistici, qualche attrazione per bambini e più fontane danzanti in differenti punti dell’ immenso lungomare. E non possono mancare grattacieli sedi di hotel prestigiosi e residence ultramoderni. Batumi è una città divisa in due, quella centrale un pò trasandata e con la tipica confusione caucasica e quella costiera ad uso e consumo dei turisti, tantissimi finanche quelli iraniani, e finanziata dagli europei dell’ UE.
    Come il resto della Georgia, tanto diversa dal mio primo viaggio un pò di anni orsono. Come segnale sintomatico della globalizzazione non ci sfuggono le numerose sale del Regno dei Testimoni di Geova, finanche nelle campagne sperdute, facsimili esatti di quelle che si trovano in Italia od altrove.
    L’ inglese invece imperversa ovunque nelle scritte, persino polizia è scritto “police”. E sembra quasi di trovarsi non nel centro del Caucaso quando noti varie sedi dell’ agenzia statunitense USAID e dove ovunque sventolano le bandiere dell’ Unione Europea come se la Georgia ne facesse parte. Neanche in Italia o in altri paesi del’ Unione trovi tanti richiami al’ UE, quasi come se fosse un messaggio subliminale da inculcare alla popolazione. Ed alle volte si incappa anche in degli errori clamorosi, come il poster-mappa che saluta coloro che transitano nell’ aeroporto di Kutaisi e che sancisce la fratellanza tra Unione Europea e Georgia, salvo segnalare dentro l’ Unione appunto la repubblica del Caucaso e tenere invece fuori la Croazia che ne è membro ufficiale già da anni.

    LUCA PINGITORE

  • Dalla Crimea al Caucaso. Una serata contro i pregiudizi

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    Si è svolto a Firenze, lo scorso 4 marzo, il primo evento tematico organizzato nell’ ambito di “ Italia – Caucaso “, uno dei Progetti Operativi dell’ Associazione Viaggiatori Indipendenti ( OTRA ).
    “ Dalla Crimea al Caucaso. Un itinerario tra turismo, relazioni, sviluppo, progetti sociali “ il titolo della serata che è partita dalla Crimea con le sue spiagge, le sue fortezze, le sue antiche rovine incastonate nel mar Nero che la rendono una terra tra le più affascinanti in Europa per fascino, clima e posizione ed è arrivata nel Caucaso, l’ intrigante ed impervia regione ricca di bellezze naturalistiche, di storia, cultura, tradizioni che imperniano le altissime montagne dalle quali la zona prende il nome, lambendo le coste del mar Nero e del Mar Caspio e toccando i confini con il Medio Oriente.
    Proprio in apertura della conferenza, il delegato di Otra per Italia – Caucaso, Paolo Poma, ha esposto quello che il Progetto si è prefissato come obiettivo della sua stessa esistenza: incrementare l’ amicizia e le connessioni tra le due aree geografiche, Italia e Caucaso appunto, e nel concreto promuovendo ed organizzando eventi volti ad incoraggiare, favorire, approfondire la cultura dei paesi in questione, divulgandone e rafforzandone la conoscenza delle tematiche culturali, sociali, politiche ed ambientali, provando altresì a stimolare un processo costruttivo che vada contro ogni pregiudizio avverso la regione e tra i paesi dell’ area stessa.
    Marcello Cella, conduttore sulla webradio RadioRoarr di un programma da lui stesso ideato, “ Balkania “, sostanzialmente un approfondimento e riflessione su tutto ciò che vive, si muove e si sviluppa a livello culturale, sociale e politico nell’ est Europa ma anche in quella parte di est europeo che già vive tra di noi in “occidente” , ha condotto la serata facendo attraversare al pubblico accorso, l’ itinerario proposto dal titolo della conferenza tramite gli interventi dei vari relatori.
    Non prima di un excursus storico effettuato dal professor Francesco Muratore, preparato consulente storico di Otra, sulla presenza degli italiani sulle coste del mar Nero dall’ antichità ad oggi passando per la marcata influenza genovese e la diaspora degli “ Italiani di Crimea “. Italiani di Crimea oggi uniti dentro l’ Associazione  Cerkio  che continua la tradizione delle proprie origini italiane seppur in una terra straniera dove sono comunque nati, dove vivono e dove sono parte attiva dello sviluppo economico e sociale essendo perfettamente integrati nella realtà locale oramai da decenni. Igor Fedorov Ferri, membro dell’ Associazione degli Italiani di Crimea e coordinatore della collaborazione tra Crimea ed Italia ( Crimea – Investment ) ha portato i saluti tramite Francesco Lo Iudice, uno degli ospiti di rilievo dell’ incontro, presidente della Camera di Commercio Maghrebina – Russa, che ha esposto la situazione dal punto di vista delle prospettive di sviluppo per la penisola crimeana stessa e di progetti di investimento, alcuni già in essere, per eventuali imprenditori italiani interessati alla zona. La Camera di Commercio Maghrebina – Russa, grazie anche all’ esperienza del suo presidente, aiuta a sviluppare progetti d’ investimento per le aziende verso i mercati russi in generale, in Crimea e nel Tatarstan in particolare, e quelli del Nord Africa, in Tunisia peculiarmente.
    L’ “itinerario” della serata è stato incanalato dai foto-racconti dei vari viaggi effettuati nelle zone geografiche in questione: Crimea, repubbliche del Caucaso russo, Ossetia del Sud, Abkhazia, Azerbaijan, Georgia, Armenia , da Luca Pingitore, presidente dell’ Associazione Viaggiatori Indipendenti e frequentatore da anni dell’ area, conditi da aneddoti ed esperienze dirette che hanno stimolato i presenti verso la scoperta di nuove mete, come l’ Elbrus la montagna più alta d’ Europa ad esempio, anche tramite la proiezione, ad inizio serata, di video-pillole sulle bellezze naturalistiche elaborate dalle guide escursionistiche Abdullah Bokov per la Cecenia e Georgi Tibilov per l’ Ossetia del Sud, due delle repubbliche meno conosciute ed anche più bistrattate dall’ opinione pubblica.
    La discussione, poi, si è soffermata sul tragico evento conosciuto come la “strage della scuola di Beslan”, avvenuta nel 2004, con l’ intervento dell’ autorevole ospite Ennio Bordato,presidente di Aiutateci a Salvare i Bambini Onlus  ( AASIB ), associazione con lo scopo di sostenere e rendere possibili le cure di bambini particolarmente bisognosi della Federazione Russa e allo stesso tempo interessare l’opinione pubblica italiana sui problemi dell’infanzia russa.         L’ esposizione ha raccontato la sequenza dei drammatici giorni dell’ evento che ha avuto come conseguenza la morte di più di 300 persone (la maggior parte bambini) ed illustrato il lavoro che AASIB ha svolto e continua a svolgere a Beslan e per Beslan.
    A seguire Flavio De Marchi, il primo italiano ad investire in Abkhazia tramite un progetto che prevede l’ apertura di un ristorante italiano, unico nel piccolo stato a poter esser considerato davvero tale per via degli ingredienti originali utilizzati, dei piatti proposti e della gestione diretta, incastonato nel Centro di Cultura Italiano da egli stesso diretto e che diventerà il punto di riferimento per tutti i numerosi abkhazi amanti dell’ Italia e per gli italiani in transito da quelle parti. Il Centro di Cultura Italiano ed il ristorante “ Cristallo Raffaello “ saranno la Casa Italia in Abkhazia.
    La serata si è conclusa con un video-messaggio da Mosca da parte di Saverio Polizzi, presidente del Centro Studi Sviluppo e Societa’ ed ideatore e conduttore di ItaliaRussiaEuropa24, una veloce disamina della situazione attuale circa progetti di sviluppo con riferimento a ciò che di buono si sta facendo malgrado i tanti ostacoli ed un augurio a fare ancora di più sia sul piano economico ma anche e soprattutto in ambito culturale.
    Uno degli obiettivi principali di “ Italia – Caucaso “ è quello di squarciare i pregiudizi verso le zone oggetto del Progetto e la serata organizzata a Firenze è stata un’ ottima opportunità , per i presenti accorsi, di iniziare a conoscerle da un punto di vista differente.
    Quello di chi le frequenta per passione, lavoro, scelta di vita.

    ITALIA – CAUCASO

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  • Dalla Crimea al Caucaso 4/3/17 – Firenze

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    ITALIA – CAUCASO

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    Dalla Crimea al Caucaso

    Un itinerario tra
    turismo, relazioni, sviluppo, progetti sociali

    Le numerose esperienze di viaggio, culturali, sociali, relazionali di chi frequenta quest’ area geografica ragguaglieranno i presenti su queste zone d’ Europa ancora poco conosciute.

    Un territorio abitato da popolazioni diverse per origini e religioni, segnato anche per questo da numerose guerre ed attacchi terroristici – ancora oggi non del tutto sopiti – che lo rendono oggetto di errati pregiudizi da parte di chi non ci ha mai messo piede e non ha provato l’emozione di innamorarsene.

    Il Caucaso, una intrigante ed impervia regione ricca di bellezze naturalistiche, storia, cultura, tradizioni che imperniano le altissime montagne dalle quali la zona prende il nome, lambendo le coste del mar Nero e del Mar Caspio, toccando i confini con il Medio Oriente.

    La Crimea: spiagge, altopiani, vigneti, fortezze, castelli, rovine antiche che rendono la penisola incastonata nel mar Nero una terra tra le più affascinanti in Europa, per bellezza, clima e posizione.

    Con gli ospiti della serata:

    ENNIO BORDATO   presidente di Aiutateci a Salvare i Bambini Onlus

    FLAVIO DE MARCHI  il primo imprenditore italiano ad investire in Abkhazia

    FRANCESCO LO IUDICE  presidente Camera di Commercio Maghrebina – Russa

    LUCA PINGITORE  Direttore Organizzativo dell’ Associazione Viaggiatori Indipendenti ( Otra )

    moderati da

    MARCELLO CELLA  ideatore e conduttore di Balkania su RadioRoarr

    – Viaggeremo attraverso l’ intera area con esperienze dirette e supporti visivi;
    – Discuteremo delle relazioni che intercorrono tra i diversi stati e le differenti repubbliche appartenenti alla regione, tra di loro e con paesi terzi;
    – Analizzeremo alcune prospettive di sviluppo già in essere e le imminenti possibilità;
    – Presenteremo progetti di solidarietà per i bambini vittime della tragedia di Beslan e non solo;
    – Ascolteremo interventi e proposte;

    Durante la serata interventi di:

    Abdullah Bokov  ( video exhibition )  guida escursionista in Cecenia

    Giancarlo Carloni   viaggiatore ( Associazione Viaggiatori Indipendenti )

    Igor Fedorov Ferri  (in collegamento video) dell’ Associazione Italiani di Crimea ( Cerkio) e coordinatore della collaborazione Crimea – Italia ( Crimea – Investment )

    Saverio Polizzi  (in collegamento video)  presidente Centro Studi Sviluppo e Societa’ ed ideatore e conduttore di ItaliaRussiaEuropa24

    Paolo Poma  delegato Italia – Caucaso

    Francesco Muratore  storico ( Associazione Viaggiatori Indipendenti )

    Gheorghi Tibilov  ( video exhibition ) guida escursionista in Ossezia del Sud

    SABATO 4 MARZO 2017
    ORE 17:30
    VIA FAENZA, 48
    FIRENZE

    Italia – Caucaso è un Progetto Operativo dell’ Associazione Viaggiatori Indipendenti che ha l’ obiettivo di creare amicizia ed interconnessioni tra le due aree geografiche.
    Italia – Caucaso promuove ed organizza eventi volti a incoraggiare, favorire, approfondire la cultura dei paesi appartenenti all’ intera area geografica del Caucaso divulgando e  rafforzando la conoscenza delle tematiche culturali, sociali, politiche ed ambientali dei paesi interessati provando a stimolare un processo costruttivo che vada contro ogni pregiudizio avverso la regione e tra i paesi dell’ area stessa.

    https://www.otrapress.com/oldsite/italia-caucaso/

  • Abkhazia 2016

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    I battelli solcavano le onde del mar Nero concedendo vacanze privilegiate ai cittadini che provenivano dalle diverse repubbliche dell’ Unione e regalavano esperienze uniche ai pochi turisti stranieri che si permettevano un crociera a cavallo tra la Crimea e le coste dell’ Abkhazia.
    Una regione, ai tempi, considerata luogo di villeggiatura d’ elite e degna così di esser disseminata di dacie appartenenti a vacanzieri di una certa importanza all’ interno del partito che si sollazzavano al mare o in montagna.
    Come Stalin stesso che, ossessionato dall’ idea di complotti orditi alle sue spalle, si era fatto costruire la sua casa delle vacanze nelle adiacenze del lago Ritsa con tre camere da letto completamente uguali in modo da poter ingannare le stesse guardie del corpo sulla reale stanza da lui utilizzata per la notte.
    Sono trascorsi molti anni da quando l’ Abkhazia era, insieme alla Crimea, la spiaggia dell’ Unione Sovietica. Molti sono stati gli avvenimenti trascorsi e la tragedia della guerra ha colpito duramente questo lembo di Caucaso che sta iniziando ad esser riscoperto dalle nuove generazioni e rifrequentato dalle vecchie. Le crisi internazionali che negli ultimi anni hanno intaccato la Russia hanno inevitabilmente fatto da volano per un ritorno in massa del turismo in Abkhazia. Come anche di una migrazione di cittadini russi oramai in pensione che vanno a godersi il lungo riposo dalle fatiche del lavoro di una vita, sollazzandosi al clima mite che soffia da queste parti durante tutto l’ anno. Ne incroceremo vari durante il nostro soggiorno, dalle provenienze più disparate: da Tyumen a San Pietroburgo a Kazan.
    Il bus urbano partito da Sochi, in Russia, ci abbandona proprio davanti la frontiera con l’ Abkhazia. Tecnicamente siamo ancora ad Adler, solo un paio di chilometri dietro di noi si dipana il grande Parco Olimpico costruito per le Olimpiadi invernali e riconvertito a circuito di Formula 1, stadio dei Mondiali di calcio del 2018, “capitale dello sport in Russia”. Nella zona della frontiera lo scenario è più confusionario con traffico bloccato, negozi pieni di roba di ogni genere, volgarità diffusa.
    Ci accingiamo a varcare la frontiera passando dal tipico prefiltraggio caratteristico di ogni frontiera russa.
    Un normale ragazzo intento a scherzare con un baffuto e disinteressato poliziotto ci adocchia da lontano, stranieri in mezzo a decine di russi, e ci intima di fargli controllare i nostri passaporti, sparendo subito dopo con essi nell’ ufficio. Restiamo in compagnia del vecchio poliziotto che, ad occhio e seguendo suoi personalissimi canoni di bellezza, chiede i documenti a campione tra le numerose persone che si recano come noi in Abkhazia a piedi. Sono tutti dotati di passaporti russi o abkhazi, di conseguenza non c’ è motivo di trattenerne qualcuno. A differenza nostra che, uno per volta, veniamo convocati nell’ ufficio di guardia, fotosegnalati d fronte e di profilo come dei gangster americani, prese le impronte digitali dei palmi delle mani e di tutte e dieci le dita e registrato il nostro passaggio da parte dell’ ufficiale del FSB, servizio che gestisce la frontiera così come quella al confine dell’ Ossezia del Sud. Lì, la prima volta che provai a passare, me la cavai con un serrato interrogatorio, qui invece mi tocca l’ ebbrezza della fotosegnalazione e della consegna delle impronte digitali. E ci troviamo solo al punto di prefiltraggio della frontiera vera e propria…
    L’ FSB è intento ad immortalarci in foto ricordo mentre i giovani poliziotti di stanza al punto di controllo non mancano di divertirsi alla vista di noi tre italiani, anzi europei come gli piace chiamarci, con domande varie sul più ed il meno, chiedendoci come sta Toto Cutugno ed informandosi su cosa ne pensiamo delle sanzioni verso la Russia e sul livello degli stipendi in Italia.
    Una volta liberati ci mettiamo in coda della lunga fila di gente che vuole passare in Abkhazia. La maggior parte di essi sono turisti russi. Siamo già ai primi di settembre inoltrati ma la gente continua ad andare in vacanza. E questo anno in moltissimi hanno optato, oltre che per la Crimea, anche per l’ Abkhazia.
    Ce ne renderemo maggiormente conto una volta giunti a Gagra, une delle mete più gettonate dell’ estate.
    Un tuffo nel passato, un’ immersione nella semplicità, un salto alle origini che ti emoziona. E’ questa l’ Abkhazia. Uno stato compresso tra il mare e le montagne impervie del Caucaso. A conquistarti, oltre i luoghi, è la gente sempre disponibile e cordiale ma soprattutto esaltata nel vederti straniero ed italiano in viaggio dalle loro parti. Come il ragazzo che nella periferia di Gagra resta così contento di incontrarci che dopo varie frasi cariche di emozione aggiunge “io non so più cosa dire dalla contentezza e dalla sorpresa di vedervi”, o come la venditrice di Sukhum che capendoci stranieri ci regala un oggetto della sua bancarella in segno di felicità. “Come avete saputo dell’ Abkhazia?” “Perchè avete deciso di venire fino a qui?”, sono le domande più frequenti alle quali dobbiamo rispondere. Domande semplici ma che celano il grande orgoglio di essere abkhazi e di sapere che in “Europa” c’ è qualcuno che li conosce e li considera. Viene da anni di guerra e soprattutto di embargo questo popolo e giusto ora inizia a fuoriuscire lentamente da questa situazione.
    Ora in Abkhazia, in estate soprattutto, si canta e si balla in ogni ristorante ed in ogni localino in stile Calabria anni ’80 ubicato sulla spiaggia. Ad ogni angolo, spiaggia compresa, mangalia grigliano shashliki a tutte le ore ed a tutte le ore sono serviti kachapuri caldi, kinkhali e la temibile mamaliga, la celebre polenta locale con pezzi di formaggio affumicato da accompagnare magari con gustosissime porzioni di fagioli e da far scender giù nello stomaco con ottimo vino locale. A fine pasto, poi, sono obbligatori alcuni bicchierini di chacha, qui più diffusa della vodka, che serve almeno a stasarti ben bene e ad esser pronto per il prossimo momento conviviale della giornata. E proprio per un pranzo a pomeriggio inoltrato veniamo ricevuti dal “pope” del monastero ortodosso di Kaman il quale, tra un kachapuri alla adjara, un bicchiere di turkhun e molti bicchierini di chacha, ci racconta delle sue antiche origini legate alla dinastia Abaza dell’ Egitto con ramificazioni ovunque e parentele influenti come la nonna del Re di Giordania ed un attuale ministro militare siriano.
    Una terra d’ altri tempi l’ Abkhazia, che ti da la possibilità di effettuare un salto nel tempo riportandoti agli anni dell’ epoca sovietica infilandoti nei numerosi siti dell’ epoca abbandonati o distrutti in seguito alle bombe che cadevano dal mare. Come i celebri hotel “Abkhazia” su lungomare di Gagra e quello sul lungomare di Sukhum o come l’ elegante hotel sul fiume Gagripsh con colonne, marmi, intarsi, saloni delle feste, balconcini e terrazze che affacciano sul mar Nero e regalano una intensa vista sul “golfo di Gagra”.
    Calpestare quei pavimenti, salire quelle scalinate, toccare quel che resta di un vecchio mosaico sovietico ti riporta indietro nel tempo e ti fanno vivere alcuni attimi di una vita della quale hai solo letto o sentito racconti.
    Alla triste realtà di soli pochi anni fa ci riporta, invece, camminare nella zona del “ponte rosso” di Sukhum, la zona cittadina più colpita durante la guerra. L’ area ed il ponte stesso sono oramai rimessi a nuovo ma è facile scorgere su alcuni palazzi, e non solo in questa zona, i segni delle smitragliate, a noi già tanto tristemente familiari come quelle di Sarajevo in Bosnia o di Tskhinval in Ossezia del Sud, che danno l’ idea di quello che accaduto qui e di cosa possa essere una guerra. Una guerra, ci raccontano, avvenuta all’ improvviso con turisti e villeggianti in spiaggia, al mare, in vacanza. Una guerra che il popolo abkhazo non si aspettava, soprattutto non si aspettava azioni del genere da un altro popolo loro fratello e con il quale avevano convissuto fianco a fianco per molti anni. Ci raccontano come, proprio per questi motivi, raggiunsero l’ Abkhazia per combattere molti ceceni, ingusci, adighezi ma anche russi di San Pietroburgo e varie altre località della Russia. Professionisti o gente comune che abbandonarono tutto per scendere sulle coste del mar Nero a combattere senza essere pagati. Molti morirono in battaglia ma quelli che salvarono la vita ancora oggi sono legati all’ Abkhazia e tornano a visitarla. A dire della gente locale quello che più ha colpito l’ Abkhazia, però, non è stata tanto la guerra, seppur tragica ma “veloce”, quanto l’ embargo che ha dovuto subire dal 1993 al 2008. Questo ha stressato il popolo e lo ha ridotto stremato. Gli aiuti provenivano solo dalla Russia verso la quale c’ è un sentimento di riconoscenza anche se in giro per il paese non si notato tantissime scene di giubilo o bandiere o propaganda verso lo Federazione. La riconoscenza la gente la porta dentro. Come il sentimento avverso che alcuni di generazioni più adulte mostrano verso “l’ ubriacone Eltsin” o il “venduto Gorbaciov”. Opinioni nelle quali ci siamo già imbattuti varie altre volte a Mosca, a Tashkent, ad Almaty ed in molti altri posti delle ex Repubbliche Sovietiche.
    Ora l’ Abkhazia sta iniziando a riprendersi, soprattutto grazie al turismo e ad una riapertura delle frontiere. Oltre che grazie ad un maggior servizio di infrastrutture. Come il treno estivo che raggiunge la capitale Sukhum tramite la storica ferrovia per anni in disuso ed attraverso la quale si può raggiungere Mosca, San Pietroburgo e poi da li tutte le altre destinazioni del territorio russo. Il transito ferroviario verso la Georgia è, invece, consentito solo ai treni merci.
    Entro un anno, hanno promesso, aprirà anche una grande arteria di collegamento stradale che penetrerà attraverso le montagne del Caucaso sfondando poi in Circassia e raggiungendo l’ Ossezia del Nord fino a Vladikavkaz. Magari trattasi delle solite premesse elettorali ma il popolo, e noi viaggiatori con loro, ci speriamo.
    Abkhazi, armeni, georgiani, vecchie generazioni di greci con interi quartieri da loro costruiti costituiscono l’ Abkhazia che non è solo Gagra e la capitale Sukhum. L’ Abkhazia è anche il monastero di Novi Afòn, con le sue decorazioni interne paragonabili per colori alla moschea Blu di Istanbul; le adiacenti grotte sotterranee, l’ attrazione naturalistica forse più clamorosa dell’ intero stato; il favoloso lago Ritsa incastonato tra le montagne ed attrazione principale dell’ omonimo parco nazionale comprendente al suo interno canyon, cascate,il fiume Bzipi ed altri piccoli laghi disseminati a queste altezze; è Tkvarcheli, distrutta dalla guerra ed abbandonata; è anche le spiagge di sassolini sul mare blu con le montagne impetuose alle spalle.

    BONUS TRACK:
    La vecchia ed elegante Jaguar nera sfreccia per le strade della metropoli. Il suo autista, un ebreo abkhazo di madre bulgara, sgasa sull’ accelleratore esaltato dalle note di alcuni successi cantati da Adriano Celentano.
    Mosso a simpatia decido di costituirmi e denunciare al tassista il mio essere italiano. E’ un’ apoteosi. Il guidatore allunga appositamente il tragitto per potermi esprimere tutta la sua ammirazione verso l’ ‘ Italia, gli italiani, Celentano, Toto Cutugno e poter stonare a squarciagola le canzoni del “molleggiato” nel cuore della notte della Sochi post olimpica.
    Mi trovo, dopo anni, nuovamente nell’ estremità meridionale della costa russa affacciata sul mar Nero. Ai tempi dovevano ancora svolgersi le Olimpiadi e a Sochi iniziavano a mettersi in atto le trasformazioni che la porteranno a divenire la “capitale dello sport in Russia”.
    Il Parco Olimpico di Adler, il nuovissimo circuito di Formula 1, lo stadio che ospiterà la Confederation Cup ed i Mondiali di calcio e poi su in montagna il comprensorio di Krasnaya Polyana snaturato dalla costruzione degli eleganti e costosi villaggi di Gorki Gorod e Rosa Khutor sorti dal nulla, erano ancora in fase di posizionamento della prima pietra. Le canzoni di Celentano, però, echeggiavano comunque.
    Il “re degli ignoranti” è da sempre il cantante straniero più conosciuto nelle repubbliche del ex Unione Sovietica: da Mosca al Kazakhstan, dall’ Ucraìna a Vladikavkaz, le canzoni di Celentano passano di continuo nelle radio e nelle voci delle popolazioni locali.
    Anche su questa marshrutka che ci scarrozza, qui in Abkhazia, dalla zona vecchia di Gagra fino a quella nuova, la musica di Celentano è il leit motiv che continua ad accompagnarci durante tutto il viaggio, fin dal nostro sbarco sulla penisola di Crimea.

    LUCA PINGITORE