Love Parade Berlino 1999

Categories: Articoli del Direttore, Finchè c'è visto c'è speranzaPublished On: 24 Marzo 2026Last Updated: 24 Marzo 2026Tags: , , ,

9 Luglio 1999.
Ho organizzato il mio viaggio da giorni. Dovrò partire di nascosto da tutti ed ho cercato di prendere tutte le accortezze necessarie.
Arriva venerdì, il giorno della partenza. Nel pomeriggio faccio un salto a casa di una persona di fiducia come da consuetudine prima di ogni mia partenza. Dei miei viaggi non sono solito informare familiari ed amici per evitare di sentirmi fare sempre gli stessi discorsi di disapprovazione ma soprattutto per aggirare la famigerata Cappa Negativa, richiamata ad ogni viaggio dal solo pensiero degli altri verso la tua imminente partenza.
Avverto giusto la solita persona nel caso dovessero presentarsi problemi durante i miei spostamenti. Solitamente, trattandosi di viaggi nazionali, sono solito rivolgermi all’affidatario con la seguente affermazione:”Mi assento per un paio di giorni. Ho delle faccende da sbrigare in giro per l’Italia.”.
Quel pomeriggio, invece, dissi: ”Mi assento per un paio di giorni. Ho delle faccende da sbrigare in giro per l’Europa.”; il fiduciario intuì subito che questa volta si trattava di qualcosa di grosso.
La sera saluto i miei coinquilini ed intorno le 21:00 mi dirigo verso la stazione ferroviaria di Santa Maria Novella [Firenze.N.d.a].
Abbigliamento di Fantozzi…ehm, scusate… il mio: storiche scarpe Superga nere di tela accompagnate dall’inconfondibile “odore” emanato una volta tolte; jeans; t-shirt nera della etichetta discografica DFC; occhiali da sole abbastanza scuri. Come unico bagaglio al seguito ho una macchina fotografica Kodak modello “usa e getta”. Nessun altro indumento per ripararmi dalla notte tedesca. Niente. Esco come se stessi andando a comprare il pane nel panificio sotto casa. Nel tragitto verso la stazione mi imbatto, inaspettatamente, in un amico con la sua ragazza dei tempi.
Dove vai?”, mi chiedono.
A Berlino”, rispondo lottando con la mia atavica superstizione.
E dai, non scherzare. Dicci dove vai”, ribattono.
A Berlino vi ho detto. Non scherzo. Sto andando in stazione a prendere il treno”.
Bene. Allora, se è vero ti accompagniamo”. Non avendo inevitabilmente niente di meglio da fare…
Prendo il treno [trattasi dell’Intecity vecchio modello oramai non più in uso da anni. N.d.a.] per Monaco di Baviera alle 21:30 sotto lo sguardo sbalordito dei due piccioncini.
Sul treno non trovo posto. Mi metto a sedere su uno strapuntino nel corridoio in attesa di tempi migliori. Superata Bologna, passa il controllore per verificare la validità dei titoli di viaggio.
E’ una donna. Controlla il mio biglietto e mi comunica che non posso assolutamente affrontare l’intero viaggio seduto nel corridoio. Mi invita quindi a seguirla alla ricerca di un posto. Dopo un paio di tentativi, spalanca le porte di uno scompartimento in cui si trovano un ragazzo ed una ragazza tedeschi intenti a dormire avvinghiati. La “controllora” impone la mia presenza ai due. Timidamente mi sdraio anche io sul letto approntato dai due tramite l’unione dei sedili. La ragazza, molto piacente, è in reggiseno. Mi addormento con delle strane idee in testa…
Stazione di Verona. Si ripresenta la “controllora” in compagnia di altre due ragazze tedesche destinate anch’esse al nostro scompartimento. La situazione comincia a farsi interessante, anche perché le due ragazze si sdraiano poggiando comodamente le loro gambe sulle mie… Sono indeciso sul da farsi. Tergiverso.
Stazione di Fortezza, poco prima del confine con l’Austria. Una vecchia signora si infila nella nostra “alcova” rovinando il romanticismo della situazione. La “tensione” cala e si arriva, sabato mattina intorno le 6:30, nella stazione di Monaco. La coincidenza per Berlino è tra pochi minuti. Scendo dal treno e vado velocemente in cerca del binario giusto. Mi rivolgo ad un controllore in inglese, niente. Parla esclusivamente tedesco.
In qualche modo riesco a comprendere che il mio treno è già partito ma ce ne è subito un altro pronto, anche se dovrò poi cambiare ancora una volta. Salgo sul treno, è molto migliore rispetto a quelli italiani…
Vagando sui vagoni alla ricerca di un posto, sento parlare italiano. Rompo gli indugi ed entro nella conversazione. Si tratta di tre ragazzi, una coppia di Cremona ed un ragazzo di Milano, anche loro diretti al rave. Decidiamo di fare il viaggio tutti insieme. Seduto con noi c’è un ragazzo proveniente dall’America latina, precisamente dal San Salvador, che vive a Berlino e ci illumina sullo svolgersi della parata. Le ore passano conversando e dando spesso uno sguardo fuori dal finestrino ad ammirare il paesaggio teutonico. Giungiamo a Göttingen, stazione in cui dobbiamo cambiare treno. Sul binario ci sono decine di ragazzi abbigliati nei modi più disparati pronti a partecipare al rave. Sul nuovo treno, la nostra comitiva si allarga. Con noi cinque proseguono il viaggio un ragazzo tedesco; uno del Kosovo ma proveniente dal Veneto; due carine ragazze svizzere. E’ una bella comitiva…
Intorno le 13:30 il treno ci lascia nella sopraelevata stazione zoologischer garten di Berlino.
Dopo circa sedici ore di treno tocco, finalmente, il suolo berlinese.
Nella zona della stazione, nella vicina strasse des 17. juni, sotto la porta di Brandeburgo ma soprattutto all’interno del Tiergarten (il più grande parco cittadino) staziona una folla di gente oceanica. Non ho mai visto niente di simile. In uno stadio, ad un concerto, ad una manifestazione al massimo sono arrivato a far parte di una folla formata da circa 80.000 persone. Qui è molto di più.  La folla composta da ragazzi provenienti da ogni angolo d’Europa verrà poi quantificata, secondo le fonti ufficiali, intorno al milione e mezzo di individui…un milione e mezzo di persone concentrate tutte in un unico posto.
Una sensazione inimmaginabile. Camminare a stretto contatto uno con l’altro nonostante essere in un enorme spazio aperto. In seguito i giornali locali pubblicarono la foto aerea della manifestazione, tanta era la moltitudine della gente che i grossi camion che sfilavano non si distinguevano.
L’ambiente è elettrico: gente che ballava in ogni posto, sui lampioni, sulle pensiline degli autobus, sulle rarissime macchine in sosta. I camion allestiti da varie discoteche irradiano musica assordante al grido di “Got ist ein dj” ,”Dio è un dj”; lo slogan di questa edizione della Love Parade.
Scocca per me l’ora di chiamare in Italia, in Calabria dove sicuramente mi staranno cercando.
Ho lasciato appositamente a Firenze il mio telefonino [era l’epoca dei primi telefonini e gli smartphone non erano ancora arrivati. N.d.a] e per questo motivo da una cabina telefonica mi accingo a chiamare ma mi rendo subito conto di aver commesso un errore fondamentale.
Non ho con me il numero di cellulare dei miei familiari che trattandosi di un week-end di luglio si trovano al mare. Non mi resta quindi che dare mie notizie chiamando un numero fisso di un altro familiare rimandando dettagli ad una telefonata successiva e sperando così di cavarmela.
Il mio tentativo invece fallisce. Il mio interlocutore mi dice che deve essere la mia diretta voce a rassicurare la famiglia e mi rimanda ad un ulteriore appuntamento telefonico. Riprovo in seguito altre due o tre volte ma non riesco a concludere la cosa. Sono alla Love Parade di Berlino, basta, non ho tempo di perdere. Ai pensieri ci penseremo.
Per la cronaca, insospettiti dal mio telefono continuamente spento, dalle mie telefonate effettuate esclusivamente al solito numero fisso e dal frastuono assordante che chi mi aveva risposto ascoltava durante le mie telefonate, “mi trovo ad una festa” la mia scusa data nel pieno pomeriggio, in famiglia iniziano a nutrire un leggero sospetto. La sera dopo in televisione, per puro caso, vedranno il servizio al telegiornale riguardante l’evento berlinese ed il sospetto diventerà una certezza.
Tornando a quella giornata, la nostra comitiva col passare del tempo si era andata decimando.
Basta infatti voltarti un attimo e ti sei già perso. Riesco a mantenere i contatti solo con la coppia lombarda.
All’improvviso sento qualcuno che mi tocca alle spalle e mi saluta. E’ una ragazza truccata da diavolo in compagnia di un ragazzo con i capelli tinti di verde. La coppia con la quale la sera precedente ho effettuato il viaggio in treno fino a Monaco….
Incredibile esser stato riconosciuto in mezzo a tutta quella gente.
Dopo aver girovagato tutto il giorno, intorno le 23:00, i miei due compagni di avventura decidono che è ora di accomiatarsi avvertendo una certa stanchezza, ritirandosi così nella loro tenda approntata nel parco lì per lì. Io, prima di proseguire la nottata a ballare in qualche angolo di strada, dove dj di varia natura continuano ad esprimere il personale set musicale col proprio sound system, mi siedo per qualche minuto in un prato a riposarmi.
C’è gente che dorme sotto le coperte vicino a me. Le coperte fanno uno strano movimento ed intuisco che li sotto non si sta proprio dormendo. Alcuni buontemponi scoprono le coperte rivelando alla folla una coppia presa dalle loro cose completamente disinteressata del pubblico presente. Diversi guardoni si godono lo spettacolo.
Intorno le 3:00 di notte (o di mattina che dir si voglia) faccio la conoscenza di due ragazze di Parma.
Mi intrattengo con loro fino a circa le 6:30 quando, colpito da una leggerissima fame, faccio una delle cose più sballate dopo quella di essermi ubriacato, sempre per colazione, prima di andare una mattina in facoltà. Consumo una colazione a base di hamburger e patatine nell’unico luogo di ristoro aperto alla mia vista, un Mcdonald’s.
E’ domenica mattina, la festa continua.
In un locale, dove i festeggiamenti proseguono, una ragazza accanto a me si affloscia sul pavimento. Rimane in quello stato per lungo tempo, “no problem” mi sento dire.
Insieme ad un’altra ragazza lituana, conosciuta al momento, mi aggiro tra gli ultimi focolai musicali fino alle 16:00 circa, fino a quando cioè riprendo il treno per Monaco, da dove poi ne prenderò un altro con destinazione Italia.
Sulla vettura clamorosamente ritrovo la coppia dei miei amici cremonesi e viaggio così insieme a loro fino a Verona. Finalmente, il lunedì mattina intorno le 9:30, dopo diciassette ore di treno, calco nuovamente il suolo di Firenze.
In due giorni mi sono sorbito tra andata e ritorno circa trenta tre ore di treno e non ho dormito praticamente per più di quarantotto.
E’ valsa comunque la pena “sopportare” tutto questo, un’esperienza davvero memorabile che non potrà mai più ripetersi.
Ho preso parte all’ultima, vera Love Parade. L’edizione 1999.
Dall’edizione successiva in poi, infatti, le cose cambieranno e l’evento, provando ad esser esportato anche in altre città europee, nel giro di pochi anni cesserà di esistere.

Luca Pingitore

* Questo resoconto è stato scritto nel 2009 in occasione dell’autopubblicazione “Finchè c’è visto c’è speranza”, raccolta dei scritti e viaggi giovanili inerenti gli anni 1997 – 2009.

 

 

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